venerdì 25 aprile 2014

Spider-Man 2 (Spider-Man 2, 2004) di Sam Raimi

Peter Parker, alias l'uomo ragno, è combattuto dall'amore che prova per la rossa Mary Jane e il desiderio di proteggerla dai pericoli della sua vita da supereroe, che lo hanno spinto a rinunciare a lei alla fine dell'episodio precedente. Intanto il suo amico Harry Osborne intende uccidere Spiderman per vendicare la morte di suo padre, di cui inizia a scoprire la doppia vita ed il lato oscuro. E una nuova (super)minaccia si profila all'orizzonte: il pericoloso Dottor Octopus, uno scienziato con dei tentacoli meccanici che gli donano letali poteri. Secondo capitolo della saga di Raimi sul tessiragnatele tanto amato dal pubblico: supera il primo per ampiezza di concezione, ricercatezza delle sottotrame ed approfondimento psicologico dei personaggi, a chiaro vantaggio della densità narrativa. Pecca però per il miscasting del villain: Alfred Molina non appare per niente a suo agio nei panni del carismatico Dottor Octopus, nettamente inferiore rispetto al luciferino Goblin di Willem Dafoe. Anche il ritmo spesso compassato non appare sempre adatto ad un blockbuster action di questo tipo ed infatti non tutto il pubblico ha gradito. Resta comunque un apprezzabile tentativo di alzare l'asticella qualitativa dei film di super eroi, a discapito dell'azione frenetica. Da qui a poco Nolan riuscirà nell'impresa.

Voto:
voto: 3/5

Il corvo - The Crow (The Crow, 1994) di Alex Proyas

Il 30 ottobre, durante la così detta "notte del diavolo", in cui la città è scossa da terribili atti di violenza per opera di bande di teppisti inferociti, un gruppo di delinquenti irrompono nella casa in cui Eric vive insieme alla sua donna Shelly. I furfanti uccidono l'uomo, buttandolo dalla finestra, e poi violentano e seviziano la ragazza, che muore pochi giorni dopo in ospedale. La polizia non fa il suo dovere per colpa di un commissario corrotto e l'agghiacciante fatto di sangue sembra destinato a cadere nell'oblio. Ma un corvo volato sulla tomba di Eric lo fa risorgere come una creatura delle tenebre e la sua vendetta sarà tremenda. Film di culto degli anni '90 che ha fatto proseliti tra i giovanissimi ed è assurto al clamore delle cronache per la tragica morte del protagonista, Brandon Lee (figlio del leggendario Bruce), per un infausto quanto incredibile incidente sul set. E' un film esile interamente costruito sul look macabro che attinge a piene mani dai movimenti dark, avantpop ed underground ma che manca di quel genio visionario necessario a sollevare dalla nicchia opere di questo tipo. Si procede invece, con ritmo frenetico e chiassoso, per accumulo di situazioni tetre. Ha avuto anche dei seguiti, di gran lunga peggiori.

Voto:
voto: 3/5

Dellamorte Dellamore (Dellamorte Dellamore, 1994) di Michele Soavi

Francesco Dellamorte fa il guardiano notturno del cimitero di Buffalora, anonimo paesino del nord Italia, aiutato dal fedele Gnaghi, un ritardato che si esprime emettendo unicamente il suono "gna". Per una strana epidemia i morti tornano in vita e fuoriescono dalle tombe come zombi, così che al nostro non resta altro che finirli con un colpo di pistola in testa per poi seppellirli nuovamente. L'incontro con una procace vedova bionda venuta in visita alla tomba del marito sconvolgerà l'esistenza del cinico Dellamorte, facendogli provare i palpiti dell'amore. Tratto da un racconto di Tiziano Sclavi (creatore di Dylan Dog) e da un albo speciale del medesimo indagatore dell'incubo, è un horror macabro e malinconico intriso di ironia corrosiva che è il vero collante per giustificare gli stravaganti personaggi. Soavi è un discreto artigiano del genere che qui cerca di lanciarsi in un "pericoloso" citazionismo, ma non mancano le rovinose cadute di stile, specialmente in relazione al personaggio della Falchi, tanto giunonica quanto coatta. A riscatto del film c'è il casting indovinato per i due attori maschili (il dylaniano Everett e Hadji-Lazaro/Gnaghi) ed un finale visivamente notevole. Croce e delizia, come la maggior parte del cinema di genere italiano.

Voto:
voto: 3/5

Batman - Il ritorno (Batman Returns, 1992) di Tim Burton

Bruce Wayne/Batman deve affrontare il diabolico Pinguino, uomo deforme per metà animale, che è vissuto isolato nelle fogne di Gotham covando odio e vendetta verso la gente normale che lo ha sempre deriso, e adesso intende diventare sindaco della città con l'aiuto del milionario corrotto Max Shreck. Intanto compare all'orizzonte un'altra minacciosa presenza: la sensuale e letale Catwoman, che un tempo era una donna mite uccisa da Shreck ma riportata in vita, trasformata, da alcuni gatti sacri. L'ambigua Catwoman intende vendicarsi di Shreck, ma i suoi metodi la porteranno ben presto in rotta di collisione con Batman. Sequel di lusso del precedente capitolo burtoniano sull'uomo pipistrello di Gotham City che lo supera ampiamente per estro visionario, genialità inventiva e ambiguità dei personaggi. Come poi accadrà anche nel secondo capitolo del reboot di Nolan i protagonisti indiscussi sono i cattivi a discapito di un Batman inamidato. Tim Burton dà fondo a tutto il suo estro gotico e riesce a creare un mondo sotterraneo che è metafora del ghetto sociale in cui il conformismo della gente "perbene" relega i diversi. Per alcuni è il miglior comic movie mai realizzato, indubbiamente è una delle vette del genere. Bravissimi De Vito e la Pfeiffer, elegante, sexy e sorniona: una gatta perfetta. Miao!

Voto:
voto: 3,5/5

Dick Tracy (Dick Tracy, 1990) di Warren Beatty

Il detective Dick Tracy, strenuo paladino della lotta contro il crimine, è impegnato ad affrontare il pericoloso gangster "Big Boy" Caprice, che ha scalato i vertici criminali cittadini eliminando i nemici e impossessandosi delle loro attività. Tra queste anche la gestione del Night Club "Ritz" (che nasconde una bisca clandestina) dove lavora la cantante "Mozzafiato" Mahoney, bionda con un corpo da sballo e una voce ammaliante. Mentre la donna cerca di sedurre Tracy, lui intende usarla per arrivare al suo nemico "Big Boy", facendo soffrire non poco la sua fidanzata Tess. Intanto il perfido "Big Boy" gioca d'attacco: rapisce Tess e incastra Tracy facendolo accusare dell'omicidio di un avvocato disonesto. Colorata ed estrosa rivisitazione del noir classico, ispirata al mondo creato su carta da Chester Gould e qui sfarzosamente ricostruito grazie ad una squadra di tecnici di prim'ordine: Vittorio Storaro alla fotografia, Milena Canonero ai costumi, Richard Sylbert alle scenografie, John Caglione Jr. e Doug Drexler al trucco. A parte qualche eccesso grottesco esageratemente caricaturale, è uno dei più "colti" e riusciti adattamenti cinematografici di un fumetto. Cast sontuoso con Warren Beatty, Al Pacino, Dustin Hoffman e Madonna, perfettamente a suo agio nei ristretti abiti della dark lady. Premiato con 3 oscar tecnici.

Voto:
voto: 3,5/5

Popeye - Braccio di ferro (Popeye, 1980) di Robert Altman

Popeye (Braccio di ferro) vaga alla ricerca di suo padre e arriva nella cittadina marittima di Sweethaven, popolata da gente strana che mangia solo panini imbottiti. Qui conosce Olivia, donna gentile fidanzata (suo malgrado) con il bullo del paese, Bruto. Tra Popeye e Olivia nasce un tenero sentimento, scatenando le ire di Bruto che, per vendicarsi, rapisce Pisellino, un bimbo con poteri divinatori affidato a Popeye da una donna misteriosa. Ma il lieto fine sarà immancabile. Comic d'autore targato Altman, è una commedia musicale dal tono favolistico costruita sulla comicità slapstick di Robin Williams, sulla ricchezza figurativa delle ricostruzioni scenografiche e sul sapiente tocco del grande regista che, seppur tra situazioni fantastiche e sopra le righe, non disdegna i consueti graffi alla società statunitense. Non fu capito alla sua uscita ed è considerato da molti una nota dissonante nel grande spartito altmaniano, ma è da riscoprire (in lingua originale) per la sua capacità di far convivere toni opposti, in cui la sregolata briosità fumettistica cela intenti ben più profondi e problematici.

Voto:
voto: 3,5/5

Superman (Superman, 1978) di Richard Donner

Mentre il pianeta Krypton sta per essere distrutto da una catastrofe inarrestabile, il potente consigliere Jor-El decide di affidare suo figlio neonato Kal-El a un razzo per mandarlo sulla Terra e salvarlo da una morte certa. Ritrovato dai coniugi Kent, due agricoltori premurosi e gentili, il piccolo cresce forte e sano col nome di Clark Kent, cercando di nascondere i suoi poteri sovrumani. Diventato adulto si trasferisce a Metropolis, diventa un giornalista e stringe un sincero rapporto d'amicizia con la collega Lois Lane. Ma quando l'imbranato Clark Kent smette i panni civili e diventa Superman è in grado di fare cose straordinarie: può volare, sollevare elicotteri, vedere attraverso i muri ed è indistruttibile e invulnerabile rispetto alle armi terrestri. Metterà tutti i suoi poteri al servizio dell'umanità, facendosi paladino del bene in difesa dei bisognosi. Ma il geniale scienziato criminale Lex Luthor, che intende conquistare il mondo, ha in serbo un piano diabolico per dare scacco persino a Superman, l'uomo di acciaio. Kolossal fantascientifico con un cast stellare (Marlon Brando, Gene Hackman, Glenn Ford, Christopher Reeve, Margot Kidder) ed effetti speciali straordinari, porta sullo schermo l'eroe americano per eccellenza, senza macchia e senza paura. E' una grandiosa macchina da intrattenimento, celebrativa, edificante, qua e là ingenua, ma sicuramente gradevole per le caratterizzazioni dei personaggi, lievi e con tocchi di humour. Oggi va rivisto come simbolo di un cinema sfavillante ed "elefantiaco" ormai scomparso. Le trionfali fanfare di John Williams fanno ancora il loro effetto.

Voto:
voto: 3/5

Barbarella (Barbarella, 1968) di Roger Vadim

Nell'anno 40.000 la sexy astronauta "scollacciata" Barbarella viene incaricata di una missione cruciale: ritrovare uno scienziato scomparso che ha creato un'arma di smisurato potere distruttivo, capace di cancellare interi mondi. Giunta al Palazzo del Grande Tiranno sul pianeta Sogo, la nostra eroina scopre che il comando è nelle mani della perfida Regina Nera e che l'uomo che sta cercando è diventato il suo assistente, intenzionato ad usare la sua arma per conquistare l'universo. Variopinta commistione tra sci-fi vintage, commedia ed erotismo, è un audace adattamento della disinibita eroina bionda tratta dal fumetto di Jean-Claude Forest. Grazie alla carica sensuale della protagonista Jane Fonda e ad alcune invenzioni visive (le scenografie e, soprattutto, i costumi curati da Paco Rabanne), il film è rimasto in un certo background folcloristico ben oltre i propri effettivi meriti. Fortemente voluto e prodotto da Dino De Laurentiis, appartiene a quei cult un po' kitsch per nostalgici dell'estetica arty degli anni '60. Nel ricco cast ci sono anche David Hemmings e Ugo Tognazzi. Lo striptease in assenza di gravità della bella Barbarella nei titoli di testa è imperdibile.

Voto:
voto: 3/5

domenica 6 aprile 2014

Nymphomaniac - Volume 1 (Nymphomaniac: Vol. I, 2013) di Lars von Trier

Prima di inoltrarsi in un'analisi alcune premesse sono necessarie: si tratta di un film "monco", essendo la prima parte di un'opera concepita di lunga durata e, se ciò non bastasse, questa è la versione "censurata" con circa 1 ora di pellicola in meno. Per poter dare un giudizio definitivo sarà, quindi, necessario vedere quanto meno la parte seconda, se non addirittura l'intera opera senza tagli nell'attesa di capire se quest'ultima (come credo) sia la reale versione voluta dal regista danese. Film scandalo annunciato, furbescamemente dipinto come "porno d'autore", controverso già a priori fedelmente allo stile del regista che ama suscitare clamori intorno a sè ed alle sue opere, a cominciare dall'irridente poster con l'orgasmo multiplo che poco ha a che vedere con la trama. Diciamo quindi subito che questa pellicola tutto è meno che un porno, visto che non bastano di certo alcuni primi piani "ginecologici" (tra l'altro elementi sporadicamente già visti nel cinema di von Trier) a definirla tale. Va invece detto che questa prima parte, a mio avviso splendida, è una potente e provocatoria riflessione sui temi da sempre cari al regista, suddivisa in capitoli, narrata con stili e toni differenti, ed a molteplici livelli interpretativi. La più evidente essenza dell'opera è quella del racconto di formazione: il racconto in flashback di una donna che confessa ad un uomo la sua ossessione per il sesso attraverso le tappe salienti della propria vita, ripartite in tranche dal titolo diverso. Per chi conosce il regista è evidente l'intento liberatorio del tutto: questo film vuole essere la summa della sua estetica e delle sue tematiche, una lunga seduta di auto-analisi i cui attori principali sono le due anime di von Trier: la componente razionale, tipicamente identificata con il maschio (Seligman, guarda caso un nome ebraico) e quella istintiva, che il regista identifica da sempre con la femmina (Joe), riconfermando la sua attrazione e la sua "paura" verso l'elemento femmineo. Credo che il regista si identifichi con entrambi i personaggi, poli opposti di un'ambigua personalità, ma dimostra di aver compreso perfettamente l'essenza di Joe di cui enfatizza splendidamente la ricerca estrema, e disperata, del piacere come strumento di libertà più che di perversione. In questa seduta a due emergono tutte le ossessioni dell'autore, sempre in forma di antitesi: sesso e amore, ragione e istinto, vita e morte, vizio e virtù, fede e agnosticismo, adesione ad un "dogma" ed inevitabile infedeltà verso i suoi principi. La struttura a capitoli è un valore aggiunto di questo viaggio multiforme in cui gli stili diversi e le trovate registiche danno forma pregnante alle differenti stagioni di vita della protagonista: dopo un prologo oscuro che ricorda Dogville per le tetre ambientazioni, il primo capitolo (The Compleat Angler) è uno sfacciato assaggio sul mondo di Joe, con la forza impudente della ribellione giovanile. Il secondo (Jerôme) è una problematica riflessione sul rapporto tra sesso e amore, sulla sua lettura in termini di potere e sull'eterna questione se sia più antinomia o connubio, domanda a cui vengono date molteplici possibili risposte a seconda se sia Seligman o Joe a parlare. Il capitolo terzo (Mrs. H) è uno straordinario dramma da camera, dal tono bergmaniano per l'enfasi accademica e la vivisezione dei sentimenti, che vira nel surreale per l'evidente improbabilità della situazione che riflette sarcasticamente sul moderno concetto di famiglia "allargata". Stupefacente la Thurman per intensità ed espressività drammatica. Il quarto capitolo (Delirium) è quello più struggente e "sentimentale" ma il tocco finale, visivamente geniale, è puro Lars von Trier: tutto il suo cinema in una sola immagine. L'ultimo capitolo (The Little Organ School) è il migliore insieme al terzo: visivamente ricercato, stilisticamente brillante, sancisce relativismo e molteplicità come uniche sensate possibilità di giudizio. Nel sesso, come nella vita dell'uomo, non esiste una singola via o un unico modo: noi siamo il compendio di numerose "voci", spesso contrastanti tra loro ma tutte necessarie alla realizzazione dell'insieme. In attesa di vedere la seconda parte (che potrebbe far variare il giudizio complessivo) credo che questo sia il miglior film del regista insieme a Dogville. A voler trovare un evidente difetto direi che il casting di Shia LaBeouf per il ruolo chiave di Jerôme non è stato dei più felici.

Voto:
voto: 4,5/5