Parthenope viene dal mare. Come l'umanità. Come la sirena mitologica che in tempi lontani fondò la città di Napoli. E il mare in cui Parthenope nasce è quello della Posillipo degli anni '50, secondogenita della famiglia Di Sangro, che vive in una lussuosa residenza grazie alla protezione del facoltoso armatore Achille Lauro. Parthenope cresce e sboccia rapidamente, bellissima e sfuggente, tutti la amano e tutti ne vengono catturati: dal fragile fratello maggiore Raimondo, al devoto amico di famiglia Sandrino, dal tormentato scrittore americano John Cheever (conosciuto durante una vacanza a Capri) al pittoresco cardinale Tesorone, senza dimenticare ricchi imprenditori e boss della camorra. L'unico uomo con cui la ragazza sembra avere un rapporto diverso è il severo professore universitario Devoto Marotta, un rapporto fatto di reciproco rispetto e di freddo distacco. Il decimo lungometraggio per il cinema di Paolo Sorrentino (da lui scritto, diretto e co-prodotto) è una commedia drammatica in toni di favola surreale, intrisa di una forte cifra di grottesco e di un ammaliante senso mitico malinconico. I temi sono quelli tipicamente cari all'autore: la bellezza, il suo potere e la sua caducità; il rimpianto per la giovinezza perduta; la spensieratezza che si trasforma in malinconica memoria e l'azione irreversibile del tempo che passa e distrugge ogni cosa, tranne che il ricordo. La protagonista Parthenope (magnificamente incarnata dalla quasi esordiente Celeste Dalla Porta, splendido volto nuovo del cinema italiano che Sorrentino ha avuto il merito di trovare) è ovviamente la metafora vivente di Napoli, ne contiene tutti gli aspetti e le contraddizioni: la bellezza mozzafiato, il fascino inafferrabile, l'essenza mitica, il dolore arcano, il sacro e il profano, la nobiltà e la miseria, l'empatia e la crudeltà. Impreziosito dai soliti tocchi magici di regia e da un eccellente cast di attori (da Gary Oldman a Stefania Sandrelli, da Silvio Orlando a Luisa Ranieri, senza dimenticare Isabella Ferrari, Peppe Lanzetta, Daniele Rienzo e Dario Aita), il film si articola in una serie di episodici "quadretti" che ripercorrono le tappe salienti della vita di Parthenope, consegnandoci una folta galleria di personaggi che oscillano tra il meraviglioso e il folcloristico, e una carrellata di sequenze, alcune delle quali indubbiamente memorabili (l'ultima notte a Capri, il viaggio iniziatico nel ventre oscuro di una Napoli selvaggia e tribale, l'intera parte introduttiva sull'abbagliante mare di Posillipo, all'ombra della bellezza e del mito). Non tutti gli episodi sono riusciti e non tutti i personaggi convincono allo stesso modo, ma il filo conduttore dell'opera rimane saldamente nelle mani del regista e della protagonista, fino ad un finale in forte odore di campanilismo, che forse sarebbe stato meglio evitare. Ma è indubbia la magia malinconica di un film fortemente personale e molto sentito dal suo autore, la cui costante maturazione (soprattutto nel lavoro di scrittura) è più che evidente.
Voto:








