Una giovane donna terrorizzata (a cui ci si riferisce come "la Lady") è in fuga nei boschi di una remota località rurale dell'Oregon. Un uomo misterioso ("il Demone") la insegue armato di fucile con l'evidente intento di ucciderla. Inizia così questo ottimo thriller ansiogeno, carico di violenza e di patos dalla prima all'ultima scena, scritto e diretto da JT Mollner che lo ha realizzato con un budget esiguo ma con molte idee e con una buona squadra di attori, in cui svettano i due protagonisti Willa Fitzgerald e Kyle Gallner. Diviso in 6 capitoli (che vengono presentati in modo non lineare per confondere lo spettatore ed aumentare la carica emotiva e il senso di mistero) più un epilogo, questa pellicola si afferma come uno dei migliori thriller degli ultimi anni ed è probabile che, se fosse uscita negli anni '80, sarebbero stati in molto a gridare al capolavoro. Non è affatto il solito film su un serial killer e una vittima innocente, ma piuttosto una nuova allucinata istanza del rapporto tra predatore e preda, alternando i punti di vista e mettendoli ovviamente in discussione. E' praticamente obbligatorio guardare questo film "al buio", ovvero evitando qualunque tipo di lettura o di informazione preventiva sulla trama, per non rovinare il piacere della visione e della scoperta, che avverrà "a rotta di collo" in base al ritmo serrato imposto dal regista. Da segnalare: la presenza nel cast di Barbara Hershey, di Jason Patric come voce narrante (nella versione originale) e di Giovanni Ribisi nel doppio ruolo di attore e di direttore della fotografia (un esordio per lui in questo campo, in cui ha compiuto un lavoro eccellente). L'espediente della voce fuori campo in stile "true-crime", che dichiara anche che questa storia è ispirata alle nefande gesta di un fantomatico serial killer attivo negli USA occidentali tra il 2018 e il 2020, non è solo frutto di uno stile moderno e ormai spesso adottato nelle serie tv per dare alla vicenda un maggiore senso di morboso realismo, ma serve anche ad aumentare la sensazione di straniamento dello spettatore che, per quanto venga travolto dal ritmo e dalle immagini, finirà per elaborare un po' alla volta le informazioni verbali. Non a caso viene citato Gary Gilmore (è nel titolo del capitolo 6), pluriomicida realmente esistito e divenuto celebre per aver chiesto esplicitamente alla corte di essere condannato a morte per i suoi crimini, cosa che avvenne nel 1977 dopo quasi un decennio in cui negli Stati Uniti non venivano messe in atto le pene capitali. Distribuito in poche sale il film ha avuto fin da subito un ottimo riscontro dalla parte della critica ed il crescente tam-tam di elogi lo ha reso sempre più popolare e gradito dopo la sua uscita sulle piattaforme di streaming. Da non perdere.
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