giovedì 2 settembre 2021

Operazione Valchiria (Valkyrie, 2008) di Bryan Singer

Durante la Seconda Guerra Mondiale il colonnello dell'esercito tedesco Claus von Stauffenberg rientra in patria dal fronte africano, dopo aver perso un occhio, un braccio e due dita della mano. Da molto tempo contrario alle politiche di Hitler, l'uomo si unisce con un gruppo di alti ufficiali che la pensano come lui e intendono fermare ad ogni costo il dittatore che sta conducendo il paese verso la catastrofe. Durante i loro incontri segreti il piano prende corpo: l'idea è uccidere il Führer tramite una bomba nascosta in una valigetta, che lo stesso von Stauffenberg porterà personalmente nel bunker dove si trova il dittatore per presenziare ad una riunione militare strategica. Dopo la sua morte accuseranno dell'attentato le SS e prenderanno il potere approfittando del caos istituzionale che si genererà, utilizzando una procedura di emergenza, pensata dalla stesso Hitler, denominata "Operazione Valchiria". Il 20 luglio 1944 è il giorno prescelto dai congiurati per portare a termine la pericolosa missione, il giorno che avrebbe potuto cambiare le sorti della guerra. Questo dramma storico di Bryan Singer è ispirato ad eventi e personaggi reali e porta in scena uno dei numerosi attentati subiti da Hitler durante la sua vita da dittatore, probabilmente quello più famoso e meglio congegnato, anche perchè organizzato da ufficiali di alto rango della Wehrmacht. Non è la prima volta che le vicende di questo attentato vengono portate sul grande schermo, ma mai prima d'ora ne era stato illustrata la meticolosa preparazione con tanto puntiglio e dovizia di particolari. Questo approccio, indubbiamente ammirevole, si attua nella prima parte del film, che è la migliore. Poi nella seconda metà la pellicola assume i connotati di un thriller di suspense, algido e teso, in cui tutti i suoi problemi emergono impietosamente. Innanzi tutto la sceneggiatura sfilacciata che non riesce a bilanciare la parte strategica con quella di azione, anche perchè, conoscendo già in anticipo gli esiti finali, è quasi impossibile catturare lo spettatore attraverso la tensione, ma sarebbe stato il caso di lavorare meglio sulle sfumature psicologiche, sulle diversi posizioni e motivazioni internamente al gruppo dei congiurati. Poi c'è la questione Tom Cruise, un attore troppo famoso, troppo rigido, troppo fedele all'immagine che ha costruito di sè per potersi calare in maniera credibile nei panni di un personaggio storico reale, e per lo più tedesco. L'interpretazione del divo americano è incolore e monocorde e la sua fama finisce per oscurare von Stauffenberg e la sua storia, assumendo a tratti i contorni della parodia involontaria. Sarebbe stato molto più saggio (ma poco hollywoodiano) scegliere un attore autoctono non troppo famoso e lasciare i nomi famosi per i personaggi di contorno. Le molte polemiche scoppiate in Europa per l'appartenenza di Cruise a Scientology sono del tutto strumentali e non hanno nulla a che vedere con il cinema. I limiti del film e dell'interpretazione del protagonista non sono certamente collegate a questo. Va invece meglio per quanto riguarda il resto del cast, che annovera Kenneth Branagh, Bill Nighy, Tom Wilkinson, Carice van Houten, Terence Stamp. Troppo enfatica la colonna sonora di John Ottman, in evidente distonia con le atmosfere glaciali della messa in scena.
 
Voto:
voto: 2,5/5

Perez. (2014) di Edoardo De Angelis

Demetrio Perez, disilluso avvocato napoletano spossato da un'esistenza che non è andata come avrebbe voluto, si lascia vivere tra incarichi d'ufficio in difesa degli "ultimi", un matrimonio fallito alle spalle e l'adorata figlia Tea, esuberante e testarda, da tenere a bada. Quando scopre che la ragazza ha una relazione con il losco Francesco Corvino, giovanotto spavaldo in odore di camorra, il suo castello di inerte rassegnazione cade a pezzi e si trasforma in rabbia. Perez ritrova la forza di combattere, per salvare sua figlia da quello che lui vede come un sicuro destino di dolore, una strada senza uscita. Quando riceve la proposta di collaborazione con la giustizia di un suo assistito, Luca Buglione, piccolo boss di un clan camorristico, l'uomo capisce esattamente quello che deve fare. A qualunque costo. Il secondo lungometraggio di Edoardo De Angelis è un bel noir di ambiente, gelido e tetro nelle atmosfere come i suoi personaggi, anime alle deriva di una società che sembra aver smarrito ogni riferimento, ogni ideale, ogni promessa di cambiamento, ogni solido appiglio emotivo, se non quello, atavico e istintivo, della famiglia. Partendo da queste premesse l'autore realizza un film secco e affilato, spartano nell'essenza ma splendido nella forma, grazie alla vivida fotografia di Ferran Paredes Rubio che incornicia lo scenario di un Centro Direzionale di Napoli che trasuda angoscianti suggestioni, una sorta di emanazione dello stato d'animo dei protagonisti. Non si tratta, quindi, del "solito film italiano di camorra" ma di un prodotto che ha spessore e personalità, un doloroso percorso di colpa, riscatto e catarsi all'interno di un sistema oppressivo, disumanizzante, alienante, che assedia i personaggi e li costringe a rinchiudersi in sè stessi, facendo barricate con ciò che gli resta. La dimensione interiore dei protagonisti diventa cifra stilistica, caratterizzazione ambientale, essenza visiva, elettricità cromatica. Nel cast emerge un grande Luca Zingaretti, affiancato da Marco D'Amore e Simona Tabasco, esordiente sul grande schermo e sorprendente "dark lady" partenopea. Belle le musiche evocative di Enzo Avitabile.
 
Voto:
voto: 3,5/5

Hunger Games (The Hunger Games, 2012) di Gary Ross

Dall'omonima trilogia letteraria di Suzanne Collins. Nella nazione di Panem, ipotetica trasformazione futura di un'America post-apocalittica, la capitale Capitol City, sotto l'egida di un regime tirannico guidato dal Presidente Coriolanus Snow, sfrutta la restante parte del paese, suddivisa amministrativamente in 12 distretti poveri in cui la popolazione è ridotta in schiavitù. Come forma di punizione delle ribellioni e di morboso intrattenimento violento, ogni anno vengono organizzati dei crudeli giochi di sopravvivenza, gli Hunger Games, i cui partecipanti (2 giovani scelti a sorte da ogni distretto) devono uccidersi tra loro fino a quando non ne resta in vita uno solo, che viene eletto vincitore. L'evento viene trasmesso integralmente in diretta televisiva in tutti i suoi macabri dettagli, con tanto di pomposa cerimonia di inaugurazione ed un pittoresco circo mediatico di conduttori, preparatori e curatori di immagine che vi gravita attorno. La sedicenne Katniss Everdeen, valorosa ragazza del distretto 12, si offre volontaria per prendere il posto della sorella minore, ragazzina fragile e spaurita il cui nome è stato estratto dall'urna malefica. Insieme al suo compagno Peeta Mellark, Katniss parte verso Capitol City per entrare nell'arena di morte, ma non immagina che sta per diventare un simbolo di speranza e di riscatto per l'intera comunità di Panem. Grande successo mondiale di pubblico e critica per questo film di avventura fantastica per ragazzi, forte di una solida sceneggiatura, di un cast funzionale, di un ritmo agile e di un'ambientazione visivamente pregnante nella sua capacità di caratterizzare un "mondo" inquietante, riconoscibile, debitore di numerosi riferimenti analoghi del passato, ma efficace e autoconsistente. E' evidente che dietro c'è una precisa fonte di ispirazione letteraria e un lavoro di progettazione concettuale superiore alla media di questi blockbuster hollywoodiani acchiappa-pubblico, infatti ci troviamo di fronte ad un prodotto meno insulso e più curato del solito, in cui il preciso disegno psicologico dei personaggi è anche favorito della lunga durata (questo è solo il primo film di una saga che alla fine ne conterà quattro). Nonostante il taglio per teenagers, la pellicola contiene una vasta gamma di elementi eterogenei: violenza esplicita, avventura, tensione, la classica storia d'amore e persino accenni di critica alle dittature, al potere "persuasivo" esercitato attraverso il lavaggio del cervello dei mass media e alle tipiche strategie di ogni sistema oligarchico, "divide et impera". Pertanto piacerà sicuramente anche ai più grandi, garantendo un piacevole intrattenimento, non troppo impegnativo ma neanche troppo stupido. Di grande livello il cast, con Jennifer Lawrence (imposta all'attenzione mondiale come nuovo idolo dei giovanissimi proprio grazie a questo film), Josh Hutcherson, Liam Hemsworth, Woody Harrelson, Elizabeth Banks, Donald Sutherland, Lenny Kravitz, Stanley Tucci, Wes Bentley. Un cast che si arricchirà di nuovi interpreti eccellenti come Philip Seymour Hoffman e Julianne Moore nei capitoli successivi. Ha avuto tre seguiti, tutti di notevole successo commerciale ma in evidente fase calante: Hunger Games: La ragazza di fuoco (The Hunger Games: Catching Fire, 2013) di Francis Lawrence e Hunger Games: Il canto della rivolta (The Hunger Games: Mockingjay ), ancora diretto da Francis Lawrence e diviso in due parti distinte, una uscita nel 2014 e l'altra nel 2015.
 
Voto:
voto: 3,5/5

Io sono leggenda (I Am Legend, 2007) di Francis Lawrence

New York, 2012. Un virus misterioso ha devastato la città, e probabilmente il mondo, trasformando le persone in orridi vampiri che si nascondono di giorno e imperversano di notte, spargendo la morte e il contagio. Un solo uomo è sopravvissuto, Robert Neville, un brillante virologo che vaga nelle ore diurne nella grande metropoli deserta insieme al suo cane in cerca di cibo, risorse utili ed eventuali segnali di altri superstiti. Invece, al calare delle tenebre, si barrica nel suo appartamento, sperando di sfuggire ai famelici "infetti" che gli danno la caccia, e cerca di trovare una soluzione scientifica al problema attraverso i suoi studi in laboratorio. Psicologicamente provato dalla drammatica condizione di "ultimo uomo sulla Terra", dalle giornate sempre uguali e dallo stress per il costante stare all'erta, Neville inizia a dare gli evidenti segni di chi sta perdendo la speranza. Ma un inatteso evento gli restituisce la voglia di lottare. Questo horror apocalittico di Francis Lawrence è il terzo adattamento cinematografico del romanzo di culto "I Am Legend" di Richard Matheson, e anche il peggiore. E' un film di fantascienza d'azione tipicamente hollywoodiano, grandioso nella potente messa in scena, spettacolare nei notevoli effetti visivi, ma anche vuoto, insipido, superficiale, privo di anima e di spessore, specialmente nella seconda parte dove predomina totalmente l'accumulo di action e l'estetica del "video gioco" prende il sopravvento sul cinema. Affascinante, invece, la prima metà del film, in cui il protagonista, egregiamente interpretato dall'affidabile divo Will Smith, è sempre in scena da solo e parla con sè stesso o con il suo cane, sfoggiando anche una vasta gamma di espressioni e tormenti interiori, oltre alla esuberante e avvenente fisicità. Grande successo al botteghino e consensi unanimi della critica per la bella prova dell'attore di Filadelfia, che al box office è sempre un'assoluta garanzia. Ma nel film non c'è praticamente nient'altro e tutti i sottotesti, il fascino evocativo e la suggestione metaforica del romanzo di Matheson svaniscono senza lasciare la minima traccia. Nel cast, oltre ad Alice Braga, compare anche Willow Smith, figlia del protagonista.
 
Voto:
voto: 2,5/5

Il siciliano (The Sicilian, 1987) di Michael Cimino

Dal romanzo omonimo di Mario Puzo, autore letterario del celebre "Il Padrino" (1969). Salvatore Giuliano, bandito siciliano del primo dopoguerra, ruba ai ricchi latifondisti per donare tutto ai poveri contadini, piace alle donne, non tollera le ingiustizie, attacca i prepotenti ed ha il sogno nel cassetto di "staccare" (politicamente) la Sicilia dall'Italia e farla annettere agli Stati Uniti d'America. Durante una sparatoria uccide un carabiniere e si dà alla macchia, nascondendosi nelle montagne insieme alla sua banda, tra cui il fidato luogotenente Aspano Pisciotta. Il suo crescente potere e la venerazione che il popolo ha nei suoi riguardi, lo rendono interessante agli occhi della mafia che, attraverso il boss Don Masino Croce, decide di tenerlo d'occhio per capire se usarlo come alleato o trattarlo da nemico dei propri interessi. Dopo una iniziale alleanza tra Don Masino e Giuliano, la situazione precipita e il bandito diventa scomodo e ingombrante per tutti: dal crimine organizzato allo stato, dai nobili proprietari terrieri alla chiesa. Rimasto solo contro tutti, il suo destino sarà deciso nella maniera più beffarda e infame. Ambiziosa e deludente epopea criminale di Michael Cimino in salsa western che, seguendo le orme del libro di Puzo, sceglie ingenuamente di romanzare la controversa figura del bandito Giuliano, facendone un eroe popolare, una vittima "innocente" della miseria e dei poteri corrotti, un Robin Hood siciliano, attraverso una superficiale agiografia ideologicamente discutibile, storicamente indifendibile, in odore di populismo retorico e di spettacolarizzazioni hollywoodiane. Ogni possibile confronto, assolutamente da evitare, con il capolavoro Salvatore Giuliano (1962) di Francesco Rosi, non può che danneggiare ulteriormente il film, finendo per affossarlo in maniera impietosa. Cimino, geniale regista italo-americano la cui carriera era ormai in caduta libera, si difese appellandosi al diritto legittimo di ogni autore di preferire la via del mito rispetto a quella del realismo. Un'affermazione corretta e sacrosanta. Peccato però che Il siciliano soffra anche di una sceneggiatura lacunosa, di un casting palesemente maldestro nella scelta del protagonista (il francese Christopher Lambert è del tutto inadatto al ruolo), di un abuso di stereotipi sull'Italia e sugli italiani, e di una ricostruzione spesso all'acqua di rose (come non menzionare, ad esempio, i biglietti scritti in inglese per una vicenda ambientata in Sicilia con personaggi rigorosamente siciliani). Nel ricco cast i migliori sono i personaggi della "seconda linea": John Turturro, Terence Stamp e Joss Ackland, mentre le figure femminili sono puramente ornamentali. Massacrato dalla critica e poco amato dal pubblico, il film venne anche distribuito in una versione "breve" di 115 minuti con pesanti tagli, peggiorando ulteriormente il senso di confusione narrativo e i passaggi bruschi. E' da preferire la release integrale (rimasta inedita in Italia fino al 2015) che dura 146 minuti ed è più equilibrata nello svolgimento del racconto. Il personaggio di Don Masino è lo stesso che compare anche nei film della saga Il padrino di Francis Ford Coppola, ovvero il boss amico di Don Vito Corleone che ospita il figlio Michael durante il suo "esilio" siciliano.
 
Voto:
voto: 2,5/5

Quantum of Solace (2008) di Marc Forster

Turbato dal tradimento e dalla tragica morte della sua amante Vesper, James Bond cattura il losco faccendiere Mr. White, da cui apprende l'esistenza di una potente organizzazione segreta internazionale, dedita al crimine. Uno dei membri di spicco della struttura è il diabolico uomo d'affari Dominic Greene, che diventa il prossimo bersaglio di 007. Il nostro si mette sulle sue orme e sbarca ad Haiti, dove si allea per necessità con la bella Camille Montes, una spia boliviana che ha dei conti in sospeso con Greene. Il 22-esimo capitolo della saga di James Bond, il secondo con Daniel Craig nei panni dell'agente segreto più famoso del mondo, è il seguito naturale del precedente Casino Royale (2006) di Martin Campbell, da cui prende le mosse facendo ripartire l'azione esattamente da dove si era interrotta. E' un film teso e stringato, insolitamente breve e cupo rispetto ai canoni della saga, a cui lo stile asciutto dello svizzero tedesco Marc Forster cerca di conferire un senso di novità attraverso atmosfere lugubri, tormenti interiori, dialoghi secchi ed una maggiore audacia nell'esibizione della violenza, sia fisica che ideologica. E' una fosca storia di vendetta e di catarsi, in cui Bond cerca di liberarsi dai propri demoni interiori e dare inizio ad un nuovo percorso, da cui ripartire con rinnovato cinismo e consapevolezza. E' un'opera di rottura e di transizione, apprezzabile nel tentativo ma non completamente riuscita a causa di una sceneggiatura troppo esile, di un approccio concettuale eccessivamente netto, di una messa in scena troppo essenziale (e poco generosa verso i fans) e di un cattivo incolore, non tanto per colpa del bravo Mathieu Amalric, quanto per evidenti lacune nella scrittura del personaggio. Anche la "Bond-girl" d'azione della splendida attrice ucraina Olga Kurylenko, per quanto interessante nella sua connotazione di torvo sessappiglio, non risulta propriamente all'altezza delle migliori partner del passato. Insomma ci troviamo di fronte ad un capitolo interlocutorio, che ha diviso il pubblico degli appassionati, ha avuto comunque un buon risultato al botteghino, ma ha lasciato una generale sensazione di corpo "estraneo", tanto coraggioso quanto poco "bondiano". L'assenza totale di ironia e di sensualità ammiccante hanno ulteriormente aumentato il "disagio" del pubblico abituale delle pellicole dedicate alla spia britannica. Come completamento dello scenario iconoclasta: questo è l'unico film della serie in cui la leggendaria sequenza "gunbarrel" (marchio di fabbrica di 007) non compare all'inizio ma alla fine, subito prima dell'avvio dei titoli di coda. La domanda è: se il regista l'avesse addirittura eliminata sarebbe stato tacciato di "eresia" ?
 
Voto:
voto: 3/5

Brutti e cattivi (2017) di Cosimo Gomez

Nelle grigie periferie romane, una strana banda di disabili, emarginati e incazzati, decidono di tentare un colpo in banca per "svoltare". I quattro componenti sono: un paraplegico detto "Papero", la sua sexy moglie senza braccia detta "Ballerina", un nano rapper chiamato "Plissé" ed un tossico rasta da tutti soprannominato "Merda". Il colpo riesce ma dopo un po' i quattro compari cercano di fregarsi l'uno con l'altro per non dividere il bottino e non possono sapere di aver rubato i soldi sporchi di un potente clan della mafia cinese, il cui boss gli sguinzaglia contro i suoi sgherri per vendicarsi e riprendersi il denaro. Audace e originale esordio del toscano Cosimo Gomez, autore anche della sceneggiatura insieme a Luca Infascelli, con questa acida commedia nera incrociata con il crime di natura pulp, in bilico tra Freaks di Tod Browning e I soliti ignoti di Mario Monicelli, ma con l'aggiunta di un perfido tono grottesco politicamente scorretto e beffardamente sgradevole. E' un film truce e divertente, bizzarro e improbabile, un po' fumetto e un po' farsa, con sequenze di notevole violenza splatter, momenti di erotismo conturbante, cattivi sentimenti, ironia straniante e una pungente satira sociale, mai seriosa, sul ruolo dei "diversi" nella nostra società. Come sottolineato dallo stesso regista nelle interviste, questo film è la risposta provocatoria all'ipocrisia del linguaggio moderno ed a quel farisaico "esercito dei buoni" sempre pronto a puntare il dito con saccente moralismo. La gang di disabili, colorita e inviperita, è una sfida spudorata all'atteggiamento asfittico e timorato di larga parte del pensiero conformista, da cui il cinema italiano non è ovviamente esente. Non mancano gli eccessi gratuiti e gli scivoloni nel trash, ma il film ha piglio, ha carattere, ha scatto, esibisce con fierezza il suo "cattivo gusto", lancia stoccate al vetriolo al mondo degli abili ignobili e ci offre una ventata di freschezza in un panorama di pellicole fatte col copia e incolla. Nel cast, tra  Claudio Santamaria, Marco D'Amore e Simoncino Martucci, brilla la sorprendente Sara Serraiocco, sensuale, fatale, atletica, ironica e capace di superare egregiamente la sfida fisica di utilizzare i piedi al posto delle mani. Per gli amanti delle storie sordide, strampalate e fuori di testa è un film da vedere.

Voto:
voto: 3,5/5

mercoledì 1 settembre 2021

World War Z (2013) di Marc Forster

Dal romanzo "World War Z. La guerra mondiale degli zombi" di Max Brooks. Gerry Lane è un ex funzionario delle Nazioni Unite. Mentre si trova in auto con la sua famiglia (moglie e due figlie), bloccati nel traffico di Philadelphia, esplode il caos in città: schiere di centinaia di persone, divenute improvvisamente violente, assatanate e aggressive, aggrediscono gli altri a morsi, contagiandoli a loro volta con un misterioso morbo che trasforma gli esseri umani in zombie voraci nel giro di pochi secondi. Sembra l'inizio della fine del mondo, ma Gerry lotterà come un disperato per mettere in salvo i suoi attraverso la sua abilità, il suo coraggio e le sue conoscenze. Dopo aver lasciato moglie e figlie al sicuro su una portaerei nell'oceano, il nostro viene richiamato in servizio per dare una mano, e viaggerà dalla Corea a Israele, fino alle coste della Nuova Scozia, alla ricerca delle origini del misterioso virus che ha dato inizio alla terribile pandemia. Mentre gli zombie aumentano in maniera esponenziale e la guerra appare disperata per i superstiti, la capacità di osservazione di Gerry si rivelerà fondamentale per trovare un metodo di interruzione della catena del contagio. Questo horror apocalittico di Marc Forster è un blockbuster di azione, spettacolare e fracassone, che viaggia costantemente a tutto gas su filo della fantascienza catastrofica e della paranoia da "fine dei giorni". Tra atmosfere lugubri, ironia nera, suspense adrenalinica, esagerazioni all'americana ed effetti speciali "fasulli" che, nelle scene di massa, conferiscono un'artificiosa estetica da video game, questa pellicola di leggerissimo intrattenimento action presta il fianco alle critiche sotto diversi aspetti abbastanza clamorosi: gli zombie ipercinetici che corrono come Usain Bolt faranno storcere il naso al pubblico più "colto" (per non parlare poi dei fans di George Romero!), le presunte invettive contro i potenti del mondo che hanno sottovalutato i segnali di allarme lanciati da un pianeta "in affanno" sono di grossolana superficialità, l'accumulo caotico delle orde di infetti dopo un po' finisce per stancare, causando una stanca assuefazione. L'unica sequenza davvero notevole è quella in cui il protagonista testa in prima persona i risultati della sua intuizione su come "fermare" i famelici invasati. Il protagonista assoluto è il divo Brad Pitt (che ha anche prodotto il film), accompagnato da Mireille Enos, David Morse, Daniella Kertesz e anche il nostro Pierfrancesco Favino nel ruolo di un medico dell'OMS. Questo carrozzone effettistico a base di tanta azione e poco cervello, ha riscosso un grande successo al box office mondiale, al punto che sono attualmente in corso i lavori di realizzazione di un seguito. C'è quasi da sperare che, alla fine, vincano gli zombie.
 
Voto:
voto: 2,5/5

Notte prima degli esami (2006) di Fausto Brizzi

Giugno 1989. Un gruppo di diciottenni romani si prepara ad affrontare gli esami di maturità, vivendo con entusiasmo, incoscienza, batticuore ed un pizzico di sana follia quel periodo cruciale della vita, lo snodo simbolico tra la l'adolescenza e l'inizio del cammino verso l'età adulta. Un periodo che, in un modo o nell'altro, ti segnerà e ti resterà dentro per sempre. Luca Molinari è invaghito della bella Claudia, incontrata una volta ad una festa, ma non sa chi è, nè dove abita. Lei invece, sembra interessata al suo amico Riccardo, snob e raffinato: un classico delle acerbe storie d'amore giovanili. Luca è ossessionato dal professore di lettere Antonio Martinelli, soprannominato "la carogna", e fortemente detestato dal ragazzo per i suoi metodi severi. All'ultimo giorno di scuola raccoglie tutto il suo coraggio e gli dice in faccia ciò che pensa di lui, salvo poi scoprire, un attimo dopo, che Martinelli sarà il membro interno della commissione d'esame. Con approcci maldestri cercherà in ogni modo di "riconquistarlo" e farsi perdonare, ma una nuova sorprendente scoperta lo attende. Felice esordio del regista romano Fausto Brizzi con questa fresca commedia adolescenziale, dalla forma di un corale e frivolo amarcord sugli anni '80 e sulla fatidica "notte prima degli esami" cantata da Venditti nella canzone omonima. Il forte effetto nostalgia è garantito dalla ricostruzione d'epoca, eseguita principalmente attraverso le iconiche hits musicali che, riascoltate tutte insieme in sequenza, non potranno non toccare il cuore di chi quegli anni li ha vissuti o, addirittura, si è diplomato proprio in quel periodo. Ma il film può risultare piacevole anche per i più giovani, per la sua spigliata simpatia, per il disegno dei personaggi, per il tono leggero e divertente, e per la capacità di isolare quelle tematiche emotive che risultano trasversali a tutte le generazioni. Qualunque studente di qualsivoglia età può ritrovarsi facilmente nello schema del film: semplice, efficace, genuino, sincero, con la giusta dose di accattivante furbizia e di sentimentalismo edificante. Nel cast, tra Nicolas Vaporidis e Cristiana Capotondi, svetta il bravissimo Giorgio Faletti, praticamente perfetto nei panni del professore "carogna" che non avremmo mai voluto avere. Particolarmente esilarante il post-finale: durante i titoli di coda, sulle note trascinanti di "The final countdown" degli Europe, vengono rivelate le sorti di tutti i ragazzi nel loro futuro da adulti, con più di una sorpresa. In virtù del buon successo di pubblico e critica, il regista ha subito pensato di realizzarne un remake l'anno successivo, Notte prima degli esami - Oggi (2007), ma con risultati più scialbi, canonici e ripetitivi.

Voto:
voto: 3/5