domenica 3 ottobre 2021

Signs (2002) di M. Night Shyamalan

Graham Hess è un pastore protestante che ha perso la fede e dismesso l'abito talare in seguito alla tragica morte dell'adorata moglie, a causa di un incidente stradale. L'uomo vive recluso in una fattoria della Pennsylvania, insieme ai suoi due figli piccoli ed al fratello un po' tardo. Un giorno scopre dei misteriosi cerchi tracciati sul grano dei campi circostanti la sua proprietà e, ascoltando i notiziari in televisione, capisce che il fenomeno sta accadendo in diverse parti del mondo. Ben presto la famiglia Hess si troverà a combattere contro un nemico pericoloso e inimmaginabile, che darà un forte scossone alle convinzioni del reverendo. Thriller fantascientifico prodotto, scritto, diretto e interpretato da M. Night Shyamalan, a metà strada tra il mistery minaccioso, l'horror di atmosfera, la parabola filosofica in cadenze politiche e la riflessione morale sull'origine del Male. E' un film lento e carico di simboli, che alterna momenti particolarmente riusciti a digressioni fantasmatiche, con tocchi ironici che invadono il territorio del comico e pistolotti psico-spirituali di turgida pretenziosità. Il finale è fortemente (e forse volutamente) divisivo, indubbiamente metaforico, ma anche fragile dal punto di vista logico. Nel cast segnaliamo un Mel Gibson marmoreo, un Joaquin Phoenix svagato e i due piccoli Rory Culkin ed Abigail Breslin che appaiono perfetti nei rispettivi ruoli. Shyamalan appare nei panni di un veterinario, un personaggio che compare in poche scene ma che è di grande importanza dal punto di vista narrativo. Come spesso accade lo stile fanta-favolistico del regista cannibalizza la consistenza del racconto, disperdendone l'efficacia ed il patos tra divagazioni, manierismi ed intellettualismi auto referenziali, rendendo il risultato finale troppo algido, asettico ed inerte. 

Voto:
voto: 2,5/5

Déjà vu - Corsa contro il tempo (Deja Vu, 2006) di Tony Scott

New Orleans (Louisiana), durante la grande festa cittadina per il Carnevale. Un folle terrorista fa esplodere una bomba su un traghetto che attraversa il Mississippi, provocando 543 vittime. Doug Carlin, brillante agente della sezione ATF (Alcolici, Tabacchi e Armi da Fuoco), intuisce che il dinamitardo è collegato all'omicidio di una ragazza avvenuto qualche ora prima dell'attentato. Turbato dalla vista della donna uccisa e ossessionato dal caso, Doug viene reclutato dall'FBI in una speciale squadra che si occupa dell'indagine e che dispone di un'attrezzatura tecnologica avveniristica e segreta, che consente di osservare un flusso temporale di eventi accaduti nel passato. Ma, a mano a mano che Doug si fa coinvolgere nella cosa, si rende conto di provare un inspiegabile sentimento per la ragazza assassinata e che le sorprese in merito alla formidabile macchina spazio-tempo non sono ancora finite. Thriller di azione fantascientifica di Tony Scott, tanto spettacolare quanto illogico ed esagerato nelle soluzioni narrative, spinte fino alla più totale inverosimiglianza dopo una parte iniziale brillante di grande tensione. Patinato e chiassoso, a tratti esagitato e con l'aggiunta di una farlocca postilla romantica da romanzo d'appendice, è il classico blockbuster hollywoodiano da leggerissimo intrattenimento action, da guardare (se proprio si deve) svogliatamente, insieme agli amici, in un noioso pomeriggio autunnale. La mano greve di Tony Scott, che agisce a colpi di accetta ignorando l'uso del fioretto, rende tutto più caotico, con apoteosi di esagerazioni nel finale. Resta un pizzico di rammarico perchè alcune idee non erano del tutto malvagie e il cast è di grande spessore: Denzel Washington, Val Kilmer, Jim Caviezel, Paula Patton, Adam Goldberg. Washington, come sempre, garantisce al personaggio carisma, appeal e simpatia, ma non basta a risollevare le sorti di un film spropositato e superficiale. Da salvare la sequenza del ferry-boat, che regala sinceri brividi di suspense.
 
Voto:
voto: 2,5/5

Buried - Sepolto (Buried, 2010) di Rodrigo Cortés

Paul Conroy, camionista americano di servizio in Iraq, si risveglia rinchiuso in una bara di legno, legato e imbavagliato. Dopo il panico iniziale si accorge di avere con sè alcuni oggetti: un coltellino, un accendino ed un telefono cellulare. L'uomo non ricorda cosa gli sia capitato, ma riceve una telefonata minacciosa in cui qualcuno gli dice che è stato rapito e sepolto vivo nel deserto, e che deve contattare la sua ambasciata, chiedendo un riscatto di 5 milioni di dollari per essere liberato. Prima che l'aria nella cassa finisca. Vibrante thriller ad altissima tensione ansiogena dello spagnolo Rodrigo Cortés, tutto ambientato all'interno di una bara in semi oscurità e con un unico attore (un ottimo Ryan Reynolds) sempre in scena. Fin dai tempi di Edgar Allan Poe, quello di essere sepolti vivi è uno degli incubi più spaventosi del genere horror, con il quale vari autori si sono cimentati a livelli diversi e con trovate narrative variegate. Rodrigo Cortés sceglie l'approccio estremo e ardimentoso di un intero film di 94 minuti nello spazio ristretto e claustrofobico della bara, ma riesce a vincere clamorosamente la scommessa grazie ad un montaggio espressionista (da lui stesso curato), alla bravura del protagonista, alla violenza concettuale delle situazioni, a delle intelligenti svolte narrative e a delle efficaci trovate tecniche (attraverso un sistema che prevedeva l'utilizzo di sette bare diverse per dimensione, riprese di volta in volta con metodi e prospettive differenti). L'evidente patos angosciante della condizione viene mantenuto fino alla fine grazie ai colpi di scena, ai dialoghi disperati, ai silenzi snervanti, agli eventi imprevisti e, ovviamente, al count down che scorre inesorabile tra l'aria che scarseggia e la batteria del cellulare che si scarica. Non mancano graffi caustici nei confronti della politica e della società americana, attraverso una serie di accadimenti drammatici spinti fino ai limiti del tragicomico. Pur nella ristrettezza di spazi l'autore dimostra una vivace abilità, un notevole estro inventivo ed una solida padronanza della tecnica del racconto per immagini. E' un film originale e appassionante, che vi terrà incollati alla poltrona fino all'ultima scena. Assolutamente sconsigliato (o viceversa, consigliato come mezzo terapeutico) a coloro che soffrono di claustrofobia. Provare per credere.

Voto:
voto: 3,5/5

Enemy (2013) di Denis Villeneuve

Adam Bell è un mite professore di Storia all'università di Toronto, che vive una vita grigia tra lavoro, una relazione sentimentale complicata ed una madre ingombrante. Tutto cambia dopo la visione di un film che ha noleggiato su consiglio di un collega, in cui nota, con estrema sorpresa, un attore che è fisicamente identico a lui in tutto e per tutto. Incuriosito e turbato, Adam inizia ad indagare, scopre chi è e dove abita e, come spinto da una forza misteriosa, inizia ad insinuarsi nell'esistenza di questo suo "doppione". Affascinante thriller psicologico di Denis Villeneuve, ispirato al romanzo "L'uomo duplicato" di José Saramago e sceneggiato da Javier Gullón. E' un inquietante mistery d'atmosfera, di evidente matrice allegorica, una sorta di quieto incubo ad occhi aperti con inserti grotteschi surreali, una parabola onirica solo apparentemente enigmatica, ma che possiede un nitido impianto teorico di base, la cui interpretazione non dovrebbe sfuggire allo spettatore mediamente attento, a cui tra l'altro il regista offre validi aiuti di evidente simbolismo a cui appigliarsi: il titolo, la citazione d'apertura ("Il caos è ordine non ancora decifrato"), i ragni, il "panem et circenses" delle lezioni di Adam e, ovviamente, il doppio (che potrebbe essere sia reale che metaforico, ma non è certamente questo l'aspetto più importante). Evitando ogni sorta di spoiler, si può affermare che il senso profondo di questa suggestiva opera sull'io è collegato a come le ragnatele di un tirannico ordine costituito esterno (le donne, il conformismo sociale, una educazione repressiva) indirizzino la vita e le scelte del protagonista, rendendolo insoddisfatto e frustrato, il portatore inconsapevole di una "maschera" quotidiana che non corrisponde alla sua vera identità. Ma, come suggerisce il finale, la ricerca di un io alternativo riporta inevitabilmente a ricadere nei medesimi percorsi da cui si cercava di fuggire senza una reale comprensione e accettazione a priori di sè stessi, perchè spesso siamo proprio noi il nostro peggior nemico, nel momento in cui rinunciamo a capire e a perseguire i nostri veri desideri, accettando pavidamente un modello di vita "tranquillo" che altri hanno predisposto per noi. Il tema del doppelganger (che ha ispirato tantissime opere letterarie e cinematografiche) viene declinato dall'autore in maniera originale, mostrandoci principalmente le reazioni "a specchio" che questo suscita attraverso le espressioni dei volti dei due personaggi femminili principali (Mélanie Laurent e Sarah Gadon). Magistrale doppia interpretazione di Jake Gyllenhaal, un attore che sembra ormai quasi naturalmente connotato ad un tipo di cinematografia autoriale, cult e surreale. Da menzionare la fotografia virata in ocra, le citazioni a grandi Maestri come Kubrick, Cronenberg e Lynch (in tal senso un indizio decisivo potrebbe essere la presenza nel cast di Isabella Rossellini nel ruolo della Madre) e l'apparizione, in un breve e visionario fotogramma, del "Maman" di Louise Bourgeois, una scultura a forma di ragno gigante che viene mostrato incombere sullo skyline di Toronto.
 
Voto:
voto: 3,5/5

Pride and Glory - Il prezzo dell'onore (Pride and Glory, 2008) di Gavin O'Connor

Francis Tierney Senior è il granitico patriarca di una famiglia di poliziotti newyorkesi: il suo figlio maggiore Francis Jr. dirige il 31° distretto di Manhattan, il secondo figlio Ray è un detective di grande intuito investigativo che è uscito dal pericoloso giro della strada dopo un'azione finita male, sua figlia Megan ha sposato Jimmy Egan, fumantino sbirro irlandese ed elemento di spicco della squadra di Francis Jr. Quando quattro agenti del distretto rimangono uccisi in uno scontro a fuoco contro una gang di spacciatori ispanici, Ray viene richiamato in prima linea in una task force che si occupa della caccia al colpevole, unico sopravvissuto alla sparatoria. Quello che il brillante Ray scoprirà, non piacerà nè a lui nè alla sua famiglia, mettendone a dura prova il senso etico e la lealtà verso la divisa che indossano. Cupo poliziesco metropolitano di Gavin O'Connor, che lo ha anche scritto insieme a Joe Carnahan. E' un crime teso e tagliente, ideologicamente violento, privo di azione ma costruito sulle tensioni psicologiche, sui rapporti consanguinei, sul concetto di onore e giustizia, sul conflitto tra dovere e cameratismo e sulla difficoltà concreta di essere poliziotti nella complessa giungla urbana multietnica delle metropoli americane. Il sottofondo di grande tragedia familiare classica che traspare in sottofondo fin dai primi fotogrammi, cresce ineluttabilmente insieme al patos drammaturgico, mantenendo sempre rigore ed equilibrio narrativo, per merito di un eccellente lavoro di scrittura. Tematiche importanti quali la corruzione della polizia, la complicità connivente tra tutori della legge ed i brucianti attriti sociali interrazziali dei quartieri problematici delle città d'oltre oceano, sono state già ampiamente raccontate dal cinema, spesso in maniera magistrale, con conseguente alto rischio di scadere nel convenzionale e nel già visto. Questo buon film di O'Connor riesce però a costruirsi una propria dignitosa dimensione, anche grazie alle belle interpretazioni di un cast sontuoso, in cui spiccano Edward Norton e Colin Farrell, ma vanno menzionati anche Jon Voight, Noah Emmerich, Jennifer Ehle, John Ortiz e Lake Bell. Il film doveva essere realizzato nel 2001 ma, per gli scottanti argomenti che affronta, venne a lungo rimandato dopo gli attentati dell'11 settembre, slittando fino al 2008.
 
Voto:
voto: 3,5/5

sabato 2 ottobre 2021

Jurassic World (2015) di Colin Trevorrow

22 anni dopo i tragici eventi del Jurassic Park, il sogno del suo ideatore John Hammond è diventato realtà. Sotto la guida di potenti multinazionali guidate dal manager indiano Simon Masrani, il parco ha riaperto i battenti in tutta sicurezza a Isla Nublar, con il nome di "Jurassic World", ed è meta di centinaia di migliaia di visitatori estasiati che vi si recano ogni anno per godere delle sue meraviglie "giurassiche". Ma, per offrire al pubblico attrazioni sempre più spaventose, la direzione finanzia un progetto per creare una nuova terribile specie, chiamata Indominus Rex, attraverso manipolazione genetica e incroci di DNA di diversi letali predatori. E, ancora una volta, la sfida incosciente dell'essere umano alle leggi della natura si rivelerà un errore fatale, proprio quando i giovani nipoti di Claire Dearing, una "perfettina" insopportabile che dirige le attività del parco, vi si sono recati in visita. Dopo il grande successo mondiale di Jurassic Park (1993) di Steven Spielberg, ci sono stati due seguiti mediocri (nel 1997 e nel 2001), l'ultimo dei quali ebbe anche uno scarso risultato al botteghino. Questo convinse i produttori che l'era cinematografica dei dinosauri era ormai finita e che era tempo di dedicarsi ad altro. Ci voleva coraggio a provare a rispolverare il franchise, considerato dai più una scommessa persa in partenza perchè il grande pubblico aveva perduto interesse per i grandi "mostri" giurassici, e infatti questo ambizioso progetto è rimasto in cantiere per ben 13 anni, tra rinvii, modifiche e continui ripensamenti. Alla fine il quarto capitolo della saga ha visto la luce, con Spielberg nel ruolo di produttore, la Universal alla distribuzione mondiale, Colin Trevorrow alla regia, dei nuovi personaggi ed un nuovo cast con Chris Pratt, Bryce Dallas Howard, Omar Sy, Vincent D'Onofrio e Irrfan Khan. Al di là di ogni aspettativa e di ogni ottimistica previsione il film ha avuto uno straordinario successo in tutto il mondo, superando addirittura per incassi l'originale del '93 (ovviamente con un risultato "falsato" dalla differente inflazione monetaria), con una cifra complessiva di poco oltre il miliardo di dollari. Un risultato commerciale strepitoso che ha ovviamente convinto la produzione a dar vita ad una nuova trilogia, il cui terzo capitolo è ancora in fase di realizzazione. Jurassic World è un grande kolossal di avventura fantastica, divertente e appassionante, con effetti speciali notevoli e alcuni momenti di indubbia spettacolarità. Ma è anche un pop-corn movie di evidente taglio adolescenziale, un film per famiglie derivativo, a tratti sciocco, con forzature che sfiorano il ridicolo e che possono essere tollerate solo a patto di staccare il cervello per due ore ed immergersi in un leggerissimo intrattenimento di azione a rotta di collo. Il voto appropriato sarebbero le due stelline e mezzo, ma mi sento di concederne una mezza in più come premio al coraggio preveggente di investire di nuovo su una saga che era ormai considerata un "fossile", riuscendo addirittura a resuscitarla. Un'operazione degna degli scienziati genetici del Jurassic Park.

Voto:
voto: 3/5

E venne il giorno (The Happening, 2008) di M. Night Shyamalan

Nelle grandi città del nord degli Stati Uniti avviene, senza alcuna spiegazione o preavviso, un terribile fenomeno: molte persone si bloccano come inebetite e si tolgono la vita nei modi più disparati ed efferati, come dominati da un istinto irrefrenabile di autodistruzione. La cosa dilaga senza controllo e il panico si impossessa della popolazione. Un insegnante di scienze di un liceo di Filadelfia ha notato la scomparsa delle api ed elabora una personale teoria secondo cui la misteriosa forza che spinge gli uomini al suicidio abbia a che fare con le piante. Insieme alla giovane moglie e ad alcuni amici cercano un riparo fuori dal centro abitato, ma anche lì la situazione appare disperata. Horror di fantascienza catastrofica, scritto e diretto da M. Night Shyamalan, sul tema della fragilità dell'essere umano di fronte alle forze ancestrali della Natura e sulle paure recondite al cospetto di un nemico invisibile, che ci rende tutti uguali nella nostra evidente vulnerabilità. E' un film inquietante ed enigmatico, a tratti metafisico nel suo intrinseco monito ecologista, che gioca abilmente sul grande fascino misterioso di ciò che non è visibile e che sfugge alla logica della comprensione. E' un film di silenzi e di sussurri, lento e avvolgente, elegante ma talvolta troppo inerte, i cui autentici protagonisti sono la Natura, il vento, gli alberi, le fronde, il respiro del creato che diventa esalazione di morte e ci punisce per le nostre azioni, con ineffabile casualità. La prima parte è di grande potenza suggestiva, con evidenti connessioni alla fantascienza classica degli anni '50 e con una carica ambigua che diventa puro terrore e suspense raffinata. Poi, a mano a mano che il fenomeno viene spiegato, l'opera perde forza, assume una connotazione più convenzionale, a tratti forzata nelle svolte narrative, ma senza disperdere l'approccio minimalista che pervade l'intera pellicola. Poco amato dal pubblico e dalla critica, è un film troppo incompreso e con una valida idea di base, sviluppato in maniera coerente all'estetica e agli stilemi del regista indiano: un'apocalisse silenziosa che ha sicuramente una propria dignità originale ed una potenza simbolica che ha molta più inventiva dei chiassosi blockbuster catastrofici hollywoodiani a base di distruzioni di massa ed effetti speciali fasulli. Azzeccato e funzionale il cast, che annovera Mark Wahlberg, Zooey Deschanel, Ashlyn Sanchez e John Leguizamo. Per i fans incalliti dell'autore è uno dei suoi film migliori e più emblematici. Per i suoi detrattori è un pistolotto noioso e insopportabile. La verità sta nel mezzo.

Voto:
voto: 3/5

Lady in the Water (2006) di M. Night Shyamalan

Cleveland Heep è il custode factotum di un tranquillo complesso residenziale di Filadelfia che sorge intorno a una piscina. Una notte l'uomo trova nell'acqua una strana ragazza dai capelli rossi e la pelle candida che dice di chiamarsi Story e di essere una ninfa proveniente dal Mondo Azzurro. L'uomo l'accoglie e crede alla sua incredibile storia, anche quando Story gli rivela di essere venuta nel nostro mondo per uno scopo preciso e che la sua vita è minacciata da una creatura mostruosa detta Scrunt che vuole impedirle di tornare a casa sua. Cleveland, che è un uomo di buon cuore con un passato di sofferenze, coinvolge anche altri inquilini per aiutare la ninfa acquatica, e ben presto ciascuno di loro intuisce di non essere stato scelto per caso, ma di avere un ruolo preciso in questa storia. Il settimo lungometraggio dell'indiano M. Night Shyamalan (da lui scritto e diretto) è una favola con suggestioni horror sospesa tra ironia, suspense e spiritualità, il cui tema centrale è la fede. Il regista ha raccontato che il primo soggetto di questa pellicola era una fiaba da lui inventata per aiutare i suoi figli ad addormentarsi. E' un film trasognato ed efebico, un elogio del fantastico narrativamente troppo esile per colpire nel segno, in cui alcune buone idee vengono sommerse da una mare di buoni sentimenti, da personaggi diafani o pittoreschi, da scelte convenzionali e da uno pseudo finale a sorpresa (marchio di fabbrica e ossessione personale dell'autore) che appare forzato e prevedibile. Gli attori principali (Bryce Dallas Howard e Paul Giamatti) risultano espressivi e azzeccati nei rispettivi ruoli, ma sono al servizio di una storia di svagata lievezza e di inconsistente spessore drammaturgico, colpevolmente indecisa sul tono da assumere e su quello che vuole essere: una favola morale, un magico sogno ad occhi aperti, una metafora della fede, un inno alla tolleranza razziale, un'apologia della forza della diversità, una celebrazione della necessità ancestrale di raccontare storie. Alla fine della fiera risulta di tutto un po', ma senza la necessaria coerenza e con labile equilibrio. Alla sua uscita è stato un flop clamoroso di pubblico e critica, risultando il film più criticato e discusso della filmografia del regista.
 
Voto:
voto: 2,5/5

Now You See Me - I maghi del crimine (Now You See Me, 2013) di Louis Leterrier

Quattro "maghi" che non hanno apparentemente nulla in comune vengono convocati da un misterioso deus ex machina attraverso una enigmatica carta dei tarocchi. I quattro sono: Daniel Atlas (prestigiatore specializzato con le carte), Merritt McKinney (mentalista e ipnotista), Henley Reeves (specialista nel liberarsi da catene, manette e prigioni) e Jack Wilder (illusionista di strada e occasionale ladruncolo grazie alla sua destrezza di mani). Un anno dopo gli improbabili compagni d'avventura hanno formato un gruppo di successo, facendosi chiamare i "4 cavalieri", che si esibiscono in show roboanti che culminano con un ricco che vede tutti i suoi soldi svanire, per essere poi regalati al pubblico entusiasta. La cosa finisce nel mirino della polizia e sulle tracce dei "cavalieri" si mettono due agenti tenaci (l'americano Dylan Hobbs e la francese Alma Dray) ed un sedicente guru mediatico, Thaddeus Bradley, che ha costruito la sua fama attraverso inchieste che svelano i trucchi dei "maghi" e ne sanciscono l'inganno. Ma, nonostante il fiato sul collo, i quattro riescono ogni volta a farla franca, sembrano essere sempre un passo avanti a tutti e alzano il tiro delle loro rapine tramite illusionismo passando da uno show all'altro. Per molti appare evidente che dietro di loro si nasconde una mente geniale, il quinto "cavaliere" che li guida nell'ombra, ma non sarà facile svelarne l'identità. Gradevole thriller da intrattenimento di Louis Leterrier, agile e patinato, basato su un intreccio narrativo tanto dinamico quanto inverosimile che ha al centro il senso di ogni illusione: distrarre lo spettatore attirando l'attenzione su un particolare irrilevante, per celare il trucco che in realtà avviene da un'altra parte. Ed è esattamente quello che cerca di fare il film, mettendoci in guardia sulla cosa fin dall'inizio attraverso le parole di Daniel Atlas, che mostra chiaramente come il rapporto di fascinazione e sudditanza che s'instaura tra il "mago" e la "vittima" abbia anche a che fare con la seduzione. Al netto delle molteplici esagerazioni e illogicità tipiche delle pellicole hollywoodiane, è un film divertente, spigliato e spiritoso, a tratti anche avvincente nell'escalation finale, con un grande cast di bravi attori al top del loro fascino: Mark Ruffalo, Morgan Freeman, Jesse Eisenberg, Isla Fisher, Woody Harrelson, Mélanie Laurent, Michael Caine e Dave Franco. La macchinosità di alcuni passaggi della trama viene riscattata dal ritmo frenetico e dai dialoghi brillanti, che "distraggono" abilmente lo spettatore e non gli lasciano il tempo di riflettere. Più prestigio di così ... 

Voto:
voto: 3/5