lunedì 7 agosto 2023

Sucker Punch (2011) di Zack Snyder

Negli anni '50 la giovane Baby Doll, erede di un ingente patrimonio lasciatole dalla madre, viene accusata del barbaro omicidio di sua sorella minore e rinchiusa in un manicomio criminale per essere lobotomizzata. In realtà la ragazza è innocente e il vero colpevole è il suo avido patrigno senza scrupoli, che intende disfarsi delle due eredi legittime per mettere le mani sull'eredità della defunta moglie. Nell'istituto di sanità mentale Baby Doll medita un piano di fuga e cerca di convincere alcune compagne (Rocket, Sweet Pea, Blondie e Amber) ad aiutarla per scappare tutte insieme. Intanto la nostra scivola continuamente in una serie di visioni oniriche, in cui la sua dura realtà quotidiana si trasfigura in due mondi paralleli di fantasia: uno in cui la clinica è una sorta di bordello burlesque in cui le ragazze devono danzare con modi sensuali, sotto la guida severa di una crudele maîtresse, in modo da farsi scegliere da un importante cliente, chiamato il "Giocatore", che arriverà tra 5 giorni. L'altro è un mondo fantasy violento a metà tra il Giappone feudale e un campo di battaglia della prima guerra mondiale, in cui Baby Doll e compagne devono combattere a colpi di scimitarre, pistole e mitragliatrici, inseguite da nemici di ogni sorta, nel tentativo di recuperare cinque oggetti "magici" che apriranno loro la strada verso la libertà. Scritto e diretto da Zack Snyder, al suo primo progetto originale non ispirato a nessuna fonte letteraria e da lui preparato a partire dal 2007 dopo una complessa gestazione, questo visionario action fantasy al femminile (che lui ha stesso ha definito "Alice nel Paese delle Meraviglie con spade e mitragliatrici") è un ambizioso pastiche di generi e influenze che ondeggia impunemente tra la tragedia familiare, il dramma psicologico, la metafora surreale, il war-movie, il Chambara, le arti marziali e lo steampunk, il tutto condito con spruzzate di ammiccante erotismo e con un'estetica che passa dal gotico, al fumetto, al videogioco. L'effetto finale è un minestrone caotico, indigesto, confuso e fuori misura, reso grevemente serioso da uno stile aggressivo, cupo, fracassone, artificioso, con momenti così trash da virare quasi nel "sublime" (in accordo al paradosso matematico secondo cui due opposti tendono a toccarsi tendendo iperbolicamente verso l'infinito). Egocentrico e autoreferenziale, in accordo alla mano pesante del regista, il film viene ulteriormente peggiorato da effetti speciali in CGI di portata invasiva e di resa fasulla e da un pruriginoso voyeurismo ruffiano in nome del quale tutti i personaggi principali sono lolite sexy con minigonne svolazzanti, che mescolano innocenza e malizia. Nel ricco cast citiamo Emily Browning, Abbie Cornish, Jena Malone, Vanessa Hudgens, Jamie Chung, Carla Gugino, Oscar Isaac, Jon Hamm e Scott Glenn. Uscito in sala in versione tagliata, per consentire un divieto ai minori di 13 anni (la versione integrale reperibile in DVD dura 18' in più ed è vietata ai minori di 18 anni), il film ebbe un buon successo di pubblico, riuscendo a malapena a recuperare l'ingente budget di produzione, ma fu massacrato dalla critica che lo stroncò senza pietà.

Voto:
voto: 1,5/5

domenica 6 agosto 2023

Il principe e la ballerina (The Prince and the Showgirl, 1957) di Laurence Olivier

Londra, 1911: durante i fastosi preparativi per l'incoronazione di Re Giorgio V, numerosi nobili e reali arrivano nella capitale inglese da varie parti d'Europa. Tra questi c'è il granduca Carlo, principe erede al trono del piccolo stato di Carpazia, che rimane folgorato dalla bellezza di Elsa, una vispa ballerina americana incontrata durante uno spettacolo. Il principe la invita ufficialmente ad una cena nella sua ambasciata, ma i suoi modi sbrigativi offendono la ragazza, che, dietro l'aspetto di donna fatale, nasconde un'indole romantica. Visibilmente turbato Carlo fa di tutto per riconquistarne la fiducia, ma intanto entrambi si troveranno coinvolti in un subdolo intrigo di stato che mira a sovvertire l'incoronazione del reggente. Commedia sentimentale diretta e interpretata da Laurence Olivier, insieme alla diva Marilyn Monroe, e tratta dall'opera teatrale "The sleeping prince" di Terence Rattiger, in cui lo stesso Olivier aveva già recitato come protagonista con partner Vivien Leigh. Un po' favola sdolcinata e un po' complotto politico, il film scorre tra alti e bassi, alternando momenti di raffinato humour a cadute melense, caratterizzato da una prima parte scoppiettante nei dialoghi e nelle situazioni e da una seconda più canonica e facilona. E' risaputo che il rapporto sul set tra Olivier e la Monroe fu tempestoso, i due si detestavano ma questo non incise affatto sulla loro recitazione che è una delle cose migliori della pellicola, insieme alle scenografie ed ai costumi di sfarzosa eleganza. Entrambi danno un notevole saggio di classe, presenza scenica e bravura, e la celebre diva americana venne premiata con il David di Donatello per la sua intensa performance; premio che le venne consegnato a New York da Anna Magnani. Questo è l'unico film prodotto dalla "Marilyn Monroe Production", la società di produzione fondata dall'attrice nel 1955 insieme al fotografo Milton H. Greene. L'aiuto regista Colin Clark si trovò a fare da chauffeur a Marilyn Monroe per tutto il periodo di lavorazione del film, strinse con lei un rapporto di tenera amicizia ed una breve relazione sentimentale, da lui stesso documentata in due diari che hanno ispirato il lungometraggio Marilyn (My Week with Marilyn, 2011) di Simon Curtis.

Voto:
voto: 3/5

Facciamo l'amore (Let's Make Love, 1960) di George Cukor

Jean-Marc Clément è un ricco uomo d'affari francese che vive a New York dove, nel tempo, ha consolidato la sua fortuna finanziaria e la sua fama di donnaiolo impenitente. Quando scopre che è in fase di realizzazione un musical satirico off-Broadway che sbeffeggia la sua figura, l'uomo si infuria e cerca di usare il suo potere per bloccarlo. Ma mentre assiste alle prove dello spettacolo da dietro le quinte, rimane folgorato dalla sensuale bellezza di Amanda, una bionda attrice che interpreta la protagonista dello show. Pur di conquistarla Clément si spaccia per un attore suo sosia di nome Alexander Dumas, prende lezioni di ballo, canto e recitazione, e si fa assumere nello spettacolo per interpretare sé stesso. Ma la donna sembra immune al suo famoso fascino, facendolo incaponire ulteriormente. Raffinata commedia musicale di George Cukor, basata su una sceneggiatura passata attraverso molte mani su cui ha posto la firma anche il drammaturgo Arthur Miller, che all'epoca era il marito della protagonista Marilyn Monroe. E' un film brioso e divertente, tutto costruito sul gioco di equivoci legato all'identità del protagonista maschile e sul fascino dei due divi che interpretano i personaggi principali: il francese Yves Montand e la celebre Marilyn  Monroe. Montand gioca istrionicamente a canzonare lo stereotipo del francese nell'immaginario americano (sornione, elegante e strafottente) ed è lui il vero punto di forza di un'opera non particolarmente originale, dal finale prevedibile e con qualche momento di fiacca nella parte centrale. La Monroe è splendida come sempre e ci regala qualche momento magico come nella sequenza in cui canta "My heart belongs to daddy", ma inizia anche a rivelare qualche segnale di stanchezza e di cedimento, dovuto ad una condizione fisica e psicologica non al meglio. Il gossip sfrenato che accompagnava in maniera asfissiante ogni istante di vita dell'attrice, diede spazio ad una serie di voci che parlavano di un reale innamoramento da parte di Montand nei confronti della bella collega e di un possibile flirt tra i due. Da segnalare il gustoso cameo di Gene Kelly e di Bing Crosby che interpretano sé stessi e la bella colonna sonora di Earle Hagen e Lionel Newman, che si guadagnò una candidatura ai premi Oscar 1961.

Voto:
voto: 3/5

Il mio corpo ti scalderà (The Outlaw, 1943) di Howard Hughes , Howard Hawks

Il bandito Doc Holliday, pistolero fuorilegge ricercato in diversi stati, accoglie sotto la sua ala protettrice il giovane Billy the Kid, furfante alle prime armi ma con un evidente talento negli affari criminali. L'amicizia tra i due vive però di alti e bassi, con diversi litigi sempre più seri, prima per il possesso di un cavallo e poi per la bella Rio, amante di Doc che finisce nelle braccia di Billy, iniziando con lui una relazione appassionata. Infuriato e desideroso di vendetta, Doc deve però rimandare i suoi piani perchè il trio è braccato dal tenace sceriffo Pat Garrett, che è disposto a tutto pur di arrestare i due rapinatori. Questo atipico western prodotto e diretto dal potente Howard Hughes, coadiuvato alla regia da Howard Hawks, che però non venne accreditato al tempo dell'uscita della pellicola, è una strana commistione tra una crime-story d'azione ambientata nella vecchia frontiera americana ed un melodramma da camera infarcito di inserti ironici, non sempre ben calibrati e talvolta stranianti. E' anche l'ennesima versione dell'amicizia tra i due celebri fuorilegge Doc Holliday e Billy the Kid (realmente esistiti ed appartenenti alle figure mitizzate del selvaggio West), con l'aggiunta di un elemento femminile "esplosivo" che conferisce nuova linfa alla storia. Non è affatto un western essenziale e tanto meno un film superiore alla media, ma vale principalmente per due elementi che lo resero molto famoso (e controverso) durante gli anni '40. Il primo è la presenza dell'esordiente Jane Russell, attrice di prorompente bellezza che aveva firmato un contratto con Howard Hughes con cui si legava a lui artisticamente per sette anni. Il personaggio della Russell (Rio McDonald) destò scalpore per le sue forme generose, la sua sensualità maliziosa, le sue pose ammiccanti e i suoi abiti succinti che ne esaltavano il fisico da pin-up; in particolare la sequenza tra Rio e Billy the Kid ambientata nel fienile (a cui allude il didascalico titolo italiano) entrò immediatamente nella storia del cinema per il fascino "torrido" dell'attrice, ma attirò anche, inevitabilmente, gli strali della censura che bloccò l'uscita del film, ritenendolo offensivo per il pubblico pudore. All'epoca il moralismo bacchettone imperante in America era formalizzato dal famigerato Codice Hays, che dettava le rigide regole di moralità e di decenza per le opere cinematografiche. Girato nel 1941, The Outlaw dovette attendere due anni per una premiere nella più liberale San Francisco, dopo la quale Howard Hughes fu costretto a piegarsi ai dettami censori, che imposero una serie di tagli di circa 10' prima di poter distribuire liberamente l'opera nelle sale nel 1946, dopo ben cinque anni di distanza dalla sua realizzazione. In Italia le cose andarono anche peggio e la versione "tagliata" fu sdoganata solo nel 1949. Guardando il film oggi non si potrà che sorridere dell'ottusa arretratezza di vedute dell'epoca in materia sessuale, ma l'appeal conturbante di Jane Russell non ha perso un briciolo della sua forza. L'altro elemento di indubbio interesse, dovuto al contributo registico di Hawks, è l'operazione (velata ma indiscutibile) di implicita demistificazione del mito del cowboy duro e rude e della tanto celebrata amicizia virile tipica dei personaggi del West, grazie all'allusione, in diverse sequenze, di una possibile tensione omosessuale tra i due protagonisti maschili. Il film, girato in bianco e nero, è stato anche colorizzato in successive edizioni; nel 2009 è uscita un'ottima release in DVD che ne contiene la versione integrale (senza tagli di censura) sia nel bianco e nero originale sia nell'adattamento a colori.

Voto:
voto: 3/5

Gli uomini preferiscono le bionde (Gentlemen Prefer Blondes, 1953) di Howard Hawks

Lorelei e Dorothy sono due amiche ballerine, entrambe bellissime e totalmente diverse tra loro: la prima è bionda, sexy, frivola, seduttrice e unicamente interessata al patrimonio degli uomini che la corteggiano; la seconda è bruna, grintosa, romantica e alla ricerca dell'amore ideale. Lorelei deve sposarsi con il ricco milionario Gus Esmond, ma il padre di lui non è d'accordo e ingaggia il detective Ernie Malone per controllarla e dimostrare al figlio che la ragazza non è degna del suo lignaggio familiare. Durante una crociera per Parigi, città in cui i due piccioncini dovrebbero sposarsi, l'irrequieta Lorelei seduce un vecchio magnate di un impero minerario e lo convince a farsi regalare un prezioso diadema che appartiene alla moglie. Malone, che ha seguito le due amiche in incognito, fa la conoscenza di Dorothy e tra i due scocca la scintilla dell'amore. All'arrivo a Parigi le due donne troveranno una brutta sorpresa e finiranno nei guai, ma con il loro fascino e la loro verve riusciranno comunque a cavarsela. Briosa commedia musicale e sentimentale diretta con vivace eleganza da Howard Hawks e tratta dal romanzo omonimo di Anita Loos, che ha avuto anche un celebre adattamento teatrale. Strizzando l'occhio ai musical di Broadway e alle raffinate screwball comedy per cui il regista divenne famoso, questo grande classico di Hollywood è un film con le bollicine, frizzante e inebriante come una coppa di champagne, elegantissimo nella confezione estetica, sfavillante nella magnifica fotografia in Technicolor, ricco di dialoghi divertenti e di equivoci scoppiettanti, impagabile nel suo sottotesto erotico sempre garbatamente trattenuto e mai esplicitato, iconico nel titolo (che è divenuto un consolidato modo di dire) e nell'interpretazione delle due magnifiche protagoniste (Marilyn Monroe e Jane Russell) all'apice del loro splendore fisico e della loro abbagliante luce da dive immortali. In particolare la Monroe, in un ruolo perfettamente confacente all'immagine che il voyeurismo del pubblico le ha cucito addosso, è un'autentica bomba di sensualità, malizia, tenerezza e disarmante charme. La famosa sequenza musicale in cui l'attrice, inguainata in un abito rosa, canta "Diamonds Are A Girl's Best Friend", accompagnata da ballerini in smoking, è entrata di diritto nella Storia del Cinema e nell'iconografia legata alla sua figura, così sexy e così fragile. Questa scena vanta un lunghissimo numero di omaggi, imitazioni e reinterpretazioni, da Madonna a Beyoncé, da Nicole Kidman a Christina Aguilera, nel costante tentativo di celebrare il mito di Marilyn. Anche Jane Russell ha un numero musicale cantato altrettanto straordinario ("Ain't There Anyone Here For Love" nella palestra con piscina), purtroppo meno famoso e meno ricordato a causa della presenza ingombrante della bionda collega, che, pur senza volerlo, tendeva a cannibalizzare tutte le attenzioni su di sé, ponendo il resto fuori fuoco. La perfetta gestione dei tempi comici e la dimensione satirica di leggera freschezza, come nello stile consolidato del grande regista americano quando si cimentava con la commedia, sono un valore aggiunto di questo radioso gioiello senza tempo, di cui esistono anche delle sequenze girate in Cinemascope (come le canzoni "Diamonds Are A Girl's Best Friend" e "Bye bye baby") che non vennero inserite nella versione uscita in sala, ma che furono recuperate tempo dopo in un documentario su Marilyn diretto da Henry Koster e con la voce narrante di Rock Hudson.

Voto:
voto: 4/5

sabato 5 agosto 2023

Niagara (1953) di Henry Hathaway

Una coppia in luna di miele alle cascate del Niagara (Ray e Polly) si incrocia con un'altra (George e Rose) che cerca di salvare con una vacanza il loro matrimonio in crisi. In realtà la bella Rose nasconde un segreto e un diabolico piano: proprio durante il soggiorno nella celebre località canadese, intende uccidere il marito insieme al suo amante. Ma le cose prenderanno una piega imprevista, con conseguenze drammatiche per tutti. Noir fiammeggiante, con suggestioni da melodramma, di Henry Hathaway, incorniciato nella splendida fotografia in Technicolor di Joseph MacDonald che esalta la bellezza degli scenari con magnifici colori caldi e intensi. Non è un film pienamente riuscito perché troppo schematico e prevedibile nella risoluzione finale, e con qualche passaggio a vuoto nel segmento centrale. Ma è un film importante e, a suo modo memorabile, perché lanciò definitivamente la carriera della protagonista, una Marilyn Monroe di illegale sensualità e nel suo primo e unico ruolo da "cattiva", imponendola al mondo come icona assoluta (e inarrivabile) di erotica fascinazione. Il sex appeal della Monroe in questo film, illuminata dalla magia del Technicolor, è, effettivamente, mozzafiato e la sua famosa camminata ancheggiante rimase scolpita nell'immaginario collettivo, ridefinendo agli occhi del pubblico il concetto stesso di desiderio nei riguardi del genere femminile. A parte l'ingombrante bellezza dell'attrice, che ovviamente lascia ben poco spazio al resto mettendolo nella sua ombra, la pellicola va ricordata per la buona interpretazione di Joseph Cotten e per la spettacolare magnificenza "turistica" delle ambientazioni naturali (gli amanti delle Niagara Falls qui troveranno pane per i loro denti). La sequenza della fuga finale in motoscafo verso la cascata fa ancora oggi il suo effetto in termini di suspense e di scenografia, nonostante i tanti anni trascorsi e l'utilizzo di effetti speciali artigianali. La pellicola riscosse un grande successo al botteghino, sia in America che in Europa, sicuramente per merito della Monroe.

Voto:
voto: 3/5

Una pallottola per Roy (High Sierra, 1941) di Raoul Walsh

Roy Earle è un abile rapinatore che esce di prigione per mezzo di una grazia inattesa. In realtà dietro a tutto c'è un vecchio e potente gangster che intende arruolarlo per un colpo ad un resort di lusso in California, nel quale l'esperienza di Roy può risultare decisiva. L'uomo accetta di partecipare all'azione, ma della banda fa parte anche la bella Marie Garson che si invaghisce di lui, sebbene Roy ami già un'altra donna, affetta da zoppia. Gli eventi imprevisti sconvolgeranno la situazione, in tutti i sensi. Elegante noir melodrammatico scritto da John Huston e W.R. Burnett, adattando il romanzo omonimo dello stesso Burnett (uscito in Italia con il titolo "La trappola" nel 1940), e diretto con asciutta compostezza da Raoul Walsh, all'insegna di un tragico fatalismo che si accorda perfettamente al decadentismo esistenziale del noir americano ed al magnifico attore protagonista: un Humphrey Bogart ai suoi massimi livelli nel dar vita ad un villain duro ma anche sensibile. Nonostante la semplicità minimale della storia, tutta la grandezza del film è tra le pieghe del racconto, nelle sfumature, nelle atmosfere e nel grande finale epico che rappresenta una delle indubbie vette del cinema di Walsh. Accanto al mito Bogart è altrettanto straordinaria la toccante anti-dark lady di Ida Lupino,  che di lì a poco sarebbe diventata anche regista, autentica pioniera in un mondo di atavico appannaggio maschile fino a quel momento. Il bilanciamento tra intimismo e azione, film nero e dramma sentimentale è di alto magistero registico, rendendo l'opera un secco apologo crepuscolare sulla condizione umana, sulla durezza della vita, sulla pericolosità della vita criminale e sulla difficoltà di amare. Il film è quello che si definisce un grande classico d'epoca, tappa fondamentale nell'itinerario filmografico di Bogart.

Voto:
voto: 4/5

Sadismo (Performance, 1970) di Donald Cammell , Nicolas Roeg

Chas è un gangster violento e misogino che fa parte di una banda criminale che opera nell'East London. Per vendicarsi di un torto subito uccide un suo rivale e finisce nelle mire della polizia e dei suoi capi, che non ne tollerano la pericolosa insubordinazione. Mentre tutti gli danno la caccia, Chas trova rifugio in uno squallido appartamento di un quartiere degradato, condividendolo insieme a Turner, una rockstar dedita ai vizi del sesso e delle droghe, e a due belle donne che intrattengono una relazione a tre con l'eccentrico cantante. Inizialmente disgustato dallo stile di vita di Turner e dai suoi comportamenti "perversi", Chas si fa lentamente coinvolgere nel suo mondo liberamente amorale, riuscendo a tirar fuori i propri demoni interiori anche grazie all'aiuto delle droghe che il rocker e le sue amiche gli fanno assumere. Questo torbido e allucinato psicodramma esistenziale, scritto da Donald Cammell e diretto dallo stesso Cammell  in coppia con Nicolas Roeg (entrambi al loro lungometraggio di esordio), venne girato nel 1968 ma distribuito due anni dopo a causa di traversie produttive, anche legate ai contenuti "scandalosi" dell'opera. E' un film figlio del suo tempo, di quell'anarchia ideologica trasgressiva e selvaggia che fu il lato oscuro della Swinging London, carico di suggestioni morbose, di violenza concettuale, di energia ribelle, di voglia impellente di superare i limiti, infrangere le regole e spezzare ogni forma di legame con il moralismo reazionario dei benpensanti. Tra atmosfere psichedeliche, erotismo provocatorio, estetica pop art e ascendenti lisergici, la pellicola trae evidenti influenze dal cinema di Andy Warhol, di John Cassavetes e di Joseph Losey (l'ambiguo rapporto tra Chas e Turner della seconda parte richiama in modo evidente il suo capolavoro Il servo (The Servant) del 1963). Il tema del doppio, che è una delle cose più interessanti dell'opera, viene però affrontato in maniera troppo timida e superficiale, mentre sarebbe stato il caso di approfondirlo con maggiori sfumature, anche per dare maggior risalto al finale di grande fascino inquietante. Più dell'attore protagonista James Fox, sono l'esordiente Mick Jagger (celebre frontman dei Rolling Stones) e la sensuale Anita Pallenberg a rubargli la scena, regalandoci due performance di forte impatto e di conturbante malia erotica, tra l'altro perfettamente in linea con  quella che era la loro immagine privata nell'immaginario collettivo (furono in molti a dire che, praticamente, Jagger e la Pallenberg non recitarono, ma interpretarono loro stessi in quel preciso momento storico). Alla sua uscita il film venne pesantemente stroncato dalla critica e non riscosse particolare successo di pubblico nonostante lo scandalo che lo accompagnò. Ma, nel tempo, è stato ampiamente rivalutato, fino a divenire un piccolo cult "maledetto" rappresentativo di quegli anni confusi e folleggianti, con una folta schiera di ammiratori, specialmente tra i fans dei Rolling Stones. Invero, per quanto ricco di elementi potenzialmente notevoli a livello sociale, ambientale e psicologico, Performance paga a tratti l'inesperienza dei registi e la tipica voglia di strafare degli esordienti, e non riesce a sfruttare appieno il suo valore latente.
 
Voto:
voto: 3/5

mercoledì 2 agosto 2023

Bobby (2006) di Emilio Estevez

Los Angeles, 5 giugno 1968. L'Hotel Ambassador è il quartier generale del senatore Robert Kennedy, candidato alle elezioni primarie nello stato della California, che potrebbero essere decisive per le sue ambizioni politiche di arrivare alla Casa Bianca e diventare presidente. Adorato dai suoi tanti sostenitori, che lo chiamano affettuosamente "Bobby", Kennedy sembra ormai lanciatissimo verso quel ruolo che sente come suo di diritto, dopo la tragica morte di suo fratello JFK. L'ultimo giorno di vita di Robert Kennedy, che sarà ucciso da uno squilibrato di origini palestinesi nella notte del 6 giugno, subito dopo aver festeggiato la grande vittoria nelle primarie, ci viene raccontato attraverso i molteplici punti di vista di svariati personaggi che, in quel momento, si trovavano nell'albergo: un vecchio portiere che non si rassegna alla pensione, una giovane ragazza che ha deciso di sposare un coetaneo per non farlo partire per la guerra in Vietnam, una coppia di ricchi newyorkesi in crisi matrimoniale, una bella estetista con marito fedifrago, un manager del personale razzista e arrogante, un cameriere ispanico che vorrebbe andare alla partita di baseball della sua squadra del cuore ma è bloccato dal turno di lavoro, una cantante alcolizzata dalla carriera in declino, uno spacciatore di droga, alcuni volontari dello staff del senatore che litigano tra loro per l'assegnazione dei rispettivi incarichi, un cuoco afroamericano dal buon cuore ed altri ancora. Dramma biografico corale scritto e diretto, con evidente passione e intensa nostalgia, da Emilio Estevez, figlio primogenito dell'attore Martin Sheen e fratello di Charlie Sheen. Estevez ha sempre avuto nel cuore la figura di Robert Kennedy, fin da quando lo incontrò da bambino grazie a suo padre, ed ha covato a lungo l'idea di questo film prima di riuscire a realizzarlo, con l'aiuto decisivo della Weinstein Company e di attori come Anthony Hopkins che, dopo aver letto la sceneggiatura, accettarono come compenso il minimo sindacale previsto pur di consentirne la messa in opera. L'idea di raccontare "Bobby" Kennedy attraverso i dialoghi e la prospettiva di 22 personaggi, le cui storie si intrecciano casualmente nella loro giornata di permanenza nell'albergo (che sarà poi teatro della tragedia), è intrigante quanto ambiziosa; così come è molto ambizioso uno degli evidenti modelli di ispirazione, ovvero il cinema di Altman. E' quasi superfluo evidenziare che il buon Emilio Estevez non sia Robert Altman; tuttavia questa pellicola, sicuramente un po' dispersiva e didascalica in qualche passaggio, è carica di tensione emotiva, di vigore espressivo e di malinconica ammirazione verso l'uomo, il politico ed il mito Robert Kennedy, ma, soprattutto, verso l'America di quegli anni, di cui l'autore riesce perfettamente a catturare l'atmosfera, gli umori e le sensazioni, riportandole nel film con lucido lirismo. Era un'America ancora attraversata da grandi speranze, da utopie e da idealismi, in cui si lottava attivamente con il chiaro obiettivo di poter cambiare le cose. L'omicidio di Robert Kennedy fu sicuramente uno dei colpi di grazia decisivi per la fine del "Sogno Americano". Nel super cast citiamo nomi come Anthony Hopkins, Laurence Fishburne, Helen Hunt, Demi Moore, Sharon Stone, Martin Sheen, Elijah Wood, Heather Graham, Ashton Kutcher, Shia LaBeouf, Lindsay Lohan, William H. Macy, Christian Slater e Mary Elizabeth Winstead. Bella e fortemente evocativa la colonna sonora composta da Mark Isham e accompagnata anche da diverse hits dell'epoca, con un brano che viene cantato da Demi Moore. Passato quasi in sordina negli USA, il film è stato maggiormente apprezzato dalla critica europea (e da quella italiana in particolare), vincendo al Festival di Venezia (dove era in concorso) un apposito premio istituito per i film biografici.

Voto:
voto: 3,5/5