mercoledì 30 settembre 2015

Il profumo della signora in nero (Il profumo della signora in nero, 1974) di Francesco Barilli

La giovane Silvia, bella e fragile, deve combattere con i suoi traumi infantili, derivati dal senso di colpa per la morte della madre, e con una misteriosa setta, dedita alla magia nera, a cui aderiscono gli inquilini del suo stabile. Ma è tutto vero o succede soltanto nella sua mente ? Insolita commistione di psicanalisi, horror, esoterismo e mistery, con atmosfere surreali di grande fascino estetico, lampi di puro genio visionario, cadute di stile e momenti macabri di forte impatto scioccante. Tra Polanski e Argento, senza dimenticare Mario Bava, Barilli mette in scena uno dei più riusciti horror italiani degli anni '70, interamente costruito su un apparato figurativo di prim'ordine che trova il suo tripudio nella raffigurazione straniante ed onirica del quartiere romano "Coppedè". Notevole il contrasto stridente tra gli ambienti assolati dell'estate romana e la discesa negli abissi della psiche vissuta dalla protagonista. Il finale nero e truculento, di inusitata ferocia ma di ipnotico fascino oscuro e di indubbia valenza simbolica, è tra i più memorabili nel panorama dello "spaghetti" horror. Menzione speciale alla colonna sonora di Nicola Piovani, perfetta nel suo mix tra nostalgico ed angosciante.

Voto:
voto: 3,5/5

Il diavolo veste Prada (The Devil Wears Prada, 2006) di David Frankel

La giovane neolaureata Andy Sachs sbarca a New York carica di sogni e di aspettative, ma si scontra presto con la difficoltà di trovare un lavoro confacente alle sue aspirazioni di giornalista. Diventa l'assistente factotum di Miranda Priestley, tirannica direttrice della rivista di moda "Runway" ed entra in contatto con un mondo patinato di lustrini e regole ferree che in un primo momento la sconvolge. Ma dopo l'impasse iniziale la ragazza dimostra di essere nata per questa vita e diventa un modello di efficienza e tempestività, iniziando a trascurare tutto quello in cui credeva prima (amore compreso) per la carriera. Ma è rimasto ancora qualcosa della vecchia Andy o la donna ha realmente venduto l'anima al "diavolo" ? Gradevole commedia sul mondo della moda: una rutilante fiera delle vanità, un microcosmo apparentemente fatto di lustrini ma fondato sull'effimero e governato da regole spietate, ciniche, disumane. La formula è molto semplice: tanto glamour, tanta patina, il resto sono meri stereotipi che nulla aggiungono alla conoscenza di quest'universo che è "magico" soltanto in superficie. Il finale buonista e moraleggiante sancisce definitivamente il suo status da intrattenimento "commerciale", però le interpreti sono molto brave, specialmente la Streep che titaneggia da par suo nel ruolo di una "cattiva" di grande spessore e non priva di sfumature interessanti. Frankel ha nel suo background Sex and the City e si vede, ma di certo ci voleva ben altro regista per un'opera più sottile e tagliente. Ma, probabilmente, l'intento della produzione non era questo ma esattamente ciò che abbiamo sotto gli occhi: un prodotto semplice, ammiccante, egregiamente confenzionato, capace di garantire un buon intrattenimento per il pubblico "mainstream".

Voto:
voto: 3/5

Compagni di Scuola (Compagni di Scuola, 1988) di Carlo Verdone

Commedia corale dal tono agrodolce, che sotto la patina comica cela un retrogusto acre, tendente al malinconico e non privo di elementi di caustica critica di costume. Negli anni '80 Verdone è stato, insieme a pochi altri come Troisi, Benigni e Nuti, l'erede naturale e più autorevole della grande tradizione della Commedia all'Italiana, che ha dato lustro al nostro cinema negli anni '50, '60 e '70. Con il suo sguardo tipicamente bonario, ma non ingenuo, l'autore romano ha sempre saputo cogliere lo spirito dei tempi, gli umori sociali, le tendenze popolari e le ha rappresentate con rinnovata forza caricaturale attraverso una galleria di personaggi irresistibili ed emblematici, omaggiando spesso, con raffinata riverenza, il suo indubbio maestro, Alberto Sordi, vate e mentore "honoris causa" di tutti i comici capitolini. In questo film, indicato da molti critici come la sua opera migliore, l'autore alza il tiro, abbandona la tipica struttura composita "a personaggi" e cerca di fare una sua versione del "Grande freddo" all'italiana, con evidenti ambizioni, riuscite solo in parte, di affresco generazionale che intende tracciare un bilancio, evidentemente in perdita, di uno spaccato sociale del "belpaese". Rispetto al celebre film di Kasdan, Verdone ne baratta il cinico disincanto con una vena nostalgica più sottile e sfumata, trasformando i momenti della riunione tra ex compagni di scuola, non solo in un rendiconto esistenziale ma in un lucido apologo dei malcostumi italiani che trova il suo tripudio nel finale profondamente amaro, caso quasi unico, a questi livelli, nel cinema del regista romano. Quello che però manca è la capacità di rendere il discorso omogeneo e di sapersi elevare al di sopra di un pittoresco libello che, tra momenti trash, personaggi macchiettistici e trovate divertenti, non va mai oltre la dimensione parziale della meschina "italietta", popolata da simpatiche canaglie e subdoli affabulatori. Pur meritando ampiamente la visione, reputo quest'opera, nell'ambito della filmografia di Carlo Verdone, sicuramente inferiore al "nevrotico" Maledetto il giorno che t'ho incontrato, ennesima ma riuscita declinazione della "battaglia" tra i sessi, ed al frizzante Borotalco, che è l'apice goliardico dell'irresistibile cialtroneria "verdoniana", costruito su dei personaggi a loro modo memorabili.

Voto:
voto: 3/5

Inside Man (Inside Man, 2006) di Spike Lee

Cinque rapinatori irrompono nella sede centrale della Manhattan Trust, si barricano all'interno con una cinquantina di ostaggi e li costringono ad indossare tute e maschere tutte uguali. Inizia così un lungo braccio di ferro psicologico tra il carismatico capo dei malfattori ed il dinamico detective Frazier, messo al comando delle operazioni di polizia. Ma tutto si complica quando un'abile donna, supportata da amicizie potenti, interviene nel pericoloso "gioco" per tutelare oscuri interessi che la rapina potrebbe minacciare. "Caper movie", energico ed appassionante, firmato da Spike Lee, che abbandona le sue storie "di strada" per parlarci della medesima miseria morale umana e dei consueti soprusi a danno dei deboli, spostando però l'attenzione dai ghetti neri della "Grande Mela" ai colletti bianchi dell'alta finanza newyorkese. Ma i marchi di fabbrica, il ritmo serrato, i movimenti di macchina vorticosi, il montaggio frenetico, i dialoghi taglienti, i personaggi sopra le righe, restano gli stessi. Forte di una sceneggiatura calibrata (con annesso finale a sorpresa), di una confezione elegante e di un cast stellare (Denzel Washington, Clive Owen, Jodie Foster, Christopher Plummer, Willem Dafoe), il regista afroamericano ci regala il suo film più "mainstream", senza però rinunciare alla qualità e all'etica sociale tipiche di tutto il suo percorso cinematografico, riuscendo così ad accontentare i palati di ogni tipo. Comunque lo si guardi, questo accattivante poliziesco, tutto giocato sul perfido filo dell'inganno, garantisce ampiamente un intrattenimento intelligente e si compiace di mostrare, impunemente, l'atmosfera di divertissement d'autore, che è alla base dell'opera.

Voto:
voto: 3,5/5

Licenza di uccidere (Dr. No, 1962) di Terence Young

L'agente del servizio segreto britannico James Bond, nome in codice 007, elegante, aitante e donnaiolo, sbarca in Giamaica per indagare su alcuni delitti misteriosi. Finisce nella tana del subdolo Dottor No, uno scienziato pazzo che ha trovato il modo per modificare la traiettoria dei missili americani ed è quindi in grado di scatenare un conflitto nucleare. Con l'aiuto di una bella indigena bionda e sexy, Bond riuscirà  a sventare la minaccia. Folgorante esordio di James Bond: la nascita di un mito e di una fenomenologia di frasi e situazioni “cool”, a partire dagli spettacolari titoli di testa fino alle splendide "Bond girls". Sean Connery buca lo schermo, ma l’apparizione di Ursula Andress, che emerge dalle acque in bikini, come una dea del mito classico, è rimasta scolpita nella memoria degli spettatori di tutto il mondo. Tratto dai romanzi di Ian Fleming, la prima tappa delle avventure di 007 in giro per il mondo tra location esotiche, belle donne e cattivi pericolosi che vogliono distruggere la terra, fu subito un grande successo mondiale, dando inizio a quella che sarà la più longeva saga cinematografica, i cui padri sono i produttori inglesi Harry Saltzman e Albert Broccoli. Memorabile l'entrata in scena del personaggio di 007, al tavolo da gioco, in smoking, sigaretta tra le labbra, pronunciando per la prima volta la celebre presentazione (che poi diverrà un tormentone): "Il mio nome è Bond, James Bond!". Che la leggenda abbia inizio!

La frase: "Il mio nome è Bond, James Bond!"

Voto:
voto: 3,5/5

Dalla Russia con Amore (From Russia with Love, 1963) di Terence Young

James Bond viene mandato in missione a Istanbul per rubare ai russi una macchina, chiamata "Lector", capace di decifrare ogni tipo di codice segreto utilizzato nelle comunicazioni riservate. Ma non è il solo a volere il prezioso dispositivo perchè anche una misteriosa società terroristica segreta, chiamata SPECTRE, ha sguinzagliato un suo letale agente. Bond seduce la bella Tatiana, messa sulle sue tracce dai russi per controllarlo, e la convince ad aiutarlo nel pericoloso compito. Alla fine il nostro eroe, tra mille pericoli e peripezie, riuscirà a godersi sia il "Lector" che la bella sovietica. Squadra che vince non si cambia e Terence Young si supera, regalandoci il miglior Bond di sempre: sceneggiatura granitica, mix perfetto di azione, suspense, glamour e ironia “british”, erotismo conturbante e rimandi fedeli al romanzo ispiratore di Fleming. Connery è al top dello splendore fisico e si consacra definitivamente nel ruolo che ne segnerà per sempre la carriera. Notevole l'apparizione di Robert Shaw nel ruolo del tenace killer Grant, nemesi di Bond in questo film. La "Bond girl" è invece la romana Daniela Bianchi.

Voto:
voto: 3,5/5

Missione Goldfinger (Goldfinger, 1964) di Guy Hamilton

L'ambiguo magnate Goldfinger, sospettato di essere un contrabbandiere d'oro, viene controllato da Bond, che intanto non disdegna di concedersi le solite distrazioni con qualche bella donna disponibile. Dopo essere stato catturato da Goldfinger, 007 scopre il suo diabolico piano: distruggere l'intera riserva aurea degli Stati Uniti per poi trarne vantaggio e diventare l'uomo più ricco del pianeta. Con l'aiuto della sensuale Pussy Galore il nostro eroe riuscirà ad avere la meglio e a fermare il progetto criminoso. Hamilton bissa, e forse eguaglia, il successo del predecessore, sfornando un altro eccellente capitolo della saga più famosa e longeva della storia del cinema. Per molti contende la palma di miglior Bond a “From Russia with Love” ma di certo ha consegnato alla memoria collettiva parecchie scene memorabili: Bond che esce dall’acqua, si toglie la muta e resta in abito da sera, la donna nuda ricoperta d’oro, il cappello con lama annessa per tagliare le teste o il raggio laser che cerca di fare a fettine il nostro eroe. Questo capitolo ha inaugurato la lunga galleria di canzoni d’apertura di grande successo, uno dei marchi di fabbrica di Bond. Il celebre brano dei titoli di testa, intitolato come il film, composto da John Barry e cantato da Shirley Bassey, viene solitamente ritenuto dai fans come il migliore nella storia dei film di 007.

Voto:
voto: 3,5/5

Thunderball: Operazione tuono (Thunderball, 1965) di Terence Young

La SPECTRE ruba due bombe nucleari e ricatta la NATO chiedendo un milione di sterline altrimenti faranno esplodere gli ordigni su due grandi città. Inviato in missione Bond fiuta la pista di Emilio Largo, numero due della SPECTRE, e scopre che le bombe sono state nascoste in un deposito sottomarino. Dopo una lunga battaglia sul fondo del mare il mondo potrà tirare un sospiro di sollievo. Ritorno in grande stile di Terence Young per la quarta volta di Sean Connery nei panni elegantissimi di 007. E’ uno degli episodi più famosi ed avvincenti della saga, per le trovate di grande effetto spettacolare e anche per il carismatico cattivo italiano, con benda nera sull'occhio, interpretato dal nostro Adolfo Celi. Nel 1983 ne fu fatto un discutibile remake “apocrifo”, “Mai dire mai”, che segnò il ritorno, fuori tempo massimo, di Connery al suo personaggio più famoso e che fece andare su tutte le furie la famiglia Broccoli, storici produttori della saga ufficiale. L'abbondanza di effetti speciali, per i quali il film vinse l'Oscar assegnato a John Stears, alzò nettamente il livello di spettacolarità della saga, lasciando perplessi i critici (la lunga sequenza dei duelli subacquei è francamente estenuante) ma facendo registrare un enorme successo al botteghino.

Voto:
voto: 3/5

Si vive solo due volte (You Only Live Twice, 1967) di Lewis Gilbert

Ritenuto morto in un attentato Bond decide di sfruttare la cosa a suo vantaggio e l'occasione si presenta con una delicata missione in Giappone dove la SPECTRE, la cui base è nascosta nel cono di un vulcano, cerca di scatenare la terza guerra mondiale tra USA e URSS. Il piano diabolico consiste nel rubare navicelle spaziali dell'una e dell'altra superpotenza, attraverso una speciale cosmonave pirata costruita appositamente, per far sì che i due paesi, accusandosi reciprocamente, arrivino allo scontro. Ma per fortuna c'è 007 che, prima di salvare il mondo, si troverà anche faccia a faccia con il crudele Blofeld, il numero uno della SPECTRE. Quinto capitolo della saga, con un Connery un po’ appesantito ma ben compensato dalla consueta miscela vincente di erotismo patinato, luoghi esotici, esplosioni spettacolari e situazioni glamour. Su tutti spicca il cattivissimo Blofeld di Donald Pleasence, che appare per la prima volta a figura intera in tutta la sua perfidia, dando luogo ad uno dei villain cinematografici più famosi di sempre. Connery, dopo questo film, dichiara di voler lasciare la serie. Bello e famoso il tema musicale principale, "You Only Live Twice", composto da John Barry e cantato da Nancy Sinatra

Voto:
voto: 3/5