sabato 12 agosto 2023

The Woman (2011) di Lucky McKee

Un avvocato di provincia, Christoper Cleek, vive in una grande casa isolata al limitare di un bosco insieme alla sua famiglia: una moglie succube, una figlia adolescente turbata ed un figlio maschio che lo vede come un modello di ispirazione. Un giorno, durante una battuta di caccia, trova nella foresta una donna selvaggia che vive come un'animale ed ha tendenze cannibali. Christoper la cattura e la tiene segregata in una cantina allo scopo di civilizzarla e coinvolge nell'impresa anche i suoi familiari. Questo cupo e cruento horror di Lucky McKee è tratto dal romanzo omonimo di Jack Ketchum, che ha scritto anche la sceneggiatura insieme al regista, ed è il seguito di Offspring (2009) di Andrew van den Houten, sempre tratto da un romanzo di Ketchum, che racconta le sanguinose "imprese" di una tribù di cannibali che vivono nella foresta in uno stato animalesco. The Woman è un film crudo e disturbante, in cui non viene data alcuna spiegazione o accenno relativo al capitolo precedente (di cui non è affatto necessaria la conoscenza per la piena comprensione della storia) e che va visto sapendo il meno possibile della trama (la mia premessa di sopra basta e avanza per non rovinarsi in alcun modo la visione). E' anche un film a due livelli, che appartiene alla categoria di quegli horror con messaggio incorporato alla Jordan Peele e che risente dei problemi tipici di varie pellicole di questo tipo e con questa ambizione. Dal punto di vista del puro horror è un'opera notevole, macabra, di forte impatto, sorprendente nei suoi colpi di scena, visivamente "sporca" con la sua estetica da b-movie e dal finale difficile da dimenticare per la sua memorabile cattiveria. Non a caso rientra in tutte le classifiche di gradimento, da parte degli appassionati del genere, relative all'anno 2011. I suoi punti deboli derivano invece dalla parte metaforica, che intende veicolare un doppio significato allegorico: uno di matrice femminista, anzi contro il maschilismo tossico e le sue derivazioni misogine, e l'altro di critica sociale alla facciata di normalità provinciale dei così detti "civili". Sotto questo aspetto il film risulta superficiale, grossolano e pretenzioso e non privo di un sensazionalismo manicheo che semplifica con enfasi netta la tesi dell'autore, banalizzando troppo il concetto. In un certo senso i cinefili scafati potranno trovare diverse connessioni ideologiche tra questa pellicola ed il famigerato Cannibal Holocaust (1980) di Ruggero Deodato. Nel cast spicca la performance fisica e ferina di Pollyanna McIntosh, veramente spaventosa nel ruolo della protagonista. Un consiglio: evitate (se possibile) la versione in italiano perchè il doppiaggio è davvero pessimo e conferisce a certe sequenze un senso di ridicolo involontario.

Voto:
voto: 3/5

mercoledì 9 agosto 2023

The Gentlemen (2019) di Guy Ritchie

Michael Pearson, americano emigrato a Londra dove ha fondato un impero milionario basato sul traffico di cannabis, ha intenzione di ritirarsi dagli affari, vendere tutto al ricco Matthew Berger e godersi la vita insieme a sua moglie Rosalind. Un investigatore privato chiamato Fletcher indaga sul business di Pearson e mette in vendita le sue scoperte offrendole al gangster Raymond Smith in cambio di 20 milioni di sterline. Ma questo è solo l'inizio di una lunga serie di inganni, doppi giochi e tradimenti che vedono entrare in scena anche un losco criminale russo, un narcotrafficante cinese ed un pittoresco furfante dei sobborghi a capo di una gang di rapper e di lottatori. Tutti in qualche modo interessati a mettere le mani sul business di Pearson. Questo intricato crime d'azione, scritto e diretto da Guy Ritchie, vede il ritorno dell'autore inglese al cinema dei suoi inizi che lo ha reso celebre: una gangster story di ambientazione britannica ricca di violenza, ironia nera, personaggi stravaganti, dialoghi irriverenti, situazioni grottesche e cattivi alla moda, in bilico tra la simpatia canagliesca e la crudeltà spietata. Il film è volutamente modellato sull'estetica e sulle atmosfere degli anni '90 (vedi ad esempio i numerosi riferimenti sarcastici alla casa di produzione Miramax, che sono tutt'altro che casuali) ed abbraccia uno stile semiserio che oscilla tra il noir e la farsa, con un continuo gioco di contrasti tra ambienti lussuosi e abiti eleganti (ovvero la facciata rispettabile dei gangster arricchiti) ed il lato oscuro della vita criminale, fatto di omicidi, torture, mutilazioni e cadaveri. Per quanto la pellicola offra un piacevole intrattenimento per gli amanti del genere, bisogna riconoscere che emerge a tratti una chiara sensazione di stanchezza e di ripetizione, in una storia un po' troppo arzigogolata e stiracchiata, che sembra quasi una rielaborazione meno vivace di pellicole precedenti del regista. Il cast è, come al solito, di grande livello con nomi come Matthew McConaughey, Charlie Hunnam, Michelle Dockery, Hugh Grant, Jeremy Strong, Lyne Renée, Colin Farrell e Henry Golding. Analogamente vanno segnalate la fotografia plumbea di Alan Stewart e la colonna sonora non originale ricca di brani cool. Il film è stato comunque un successo al botteghino, incassando circa 115 milioni di dollari a fronte di un budget produttivo di 20 milioni, e questo nonostante l'esplosione della pandemia di covid-19 che ne ha stroncato la corsa a metà strada.

Voto:
voto: 2,5/5

Operazione U.N.C.L.E. (The Man from U.N.C.L.E., 2015) di Guy Ritchie

Negli anni '60, in piena Guerra Fredda, un'agente americano della CIA, Napoleon Solo, e uno russo del KGB, Illya Kuryakin, si vedono costretti a stringere una improbabile alleanza per far fronte ad un nemico comune: una banda di criminali italiani, guidati dall'ex fascista Alexander Vinciguerra, che intendono sfruttare le competenze scientifiche di uno scienziato tedesco, passato dalla parte degli americani dopo la seconda guerra mondiale, per costruire un potente ordigno nucleare con cui stravolgere l'assetto politico mondiale. Con loro collabora la sveglia Gaby Teller, figlia dello scienziato rapito ed esperta di congegni meccanici. Tra Berlino, Roma e Londra, il trio ne passerà di tutti i colori per riuscire a sventare la minaccia terroristica dei Vinciguerra. Gradevole spy-movie di avventura e di azione, con ironici tocchi da commedia, diretto con indubbio mestiere da Guy Ritchie e da lui stesso scritto insieme a Lionel Wigram. Il film è un adattamento agile e patinato della serie televisiva americana "Organizzazione U.N.C.L.E." ("The Man from U.N.C.L.E.") andata in onda sulla NBC dal 1964 al 1968 con ben 105 episodi. Guy Ritchie è uno che non va troppo per il sottile e da cui sicuramente non ci si può aspettare realismo, profondità di contenuti o ricchezza di sfumature, ma il cinema action è il suo pane quotidiano ed ha un chiaro senso dello spettacolo da intrattenimento, basato sulla rivisitazione moderna di storie classiche, infarcendole di dinamismo, black humour, personaggi cool, estetica glamour, soffice erotismo e qualche punta di violenza, con un occhio rivolto al cinema e l'altro al fumetto. Questa pellicola fresca e spigliata rientra esattamente in tutti i canoni appena descritti, con l'aggiunta della varietà di ambientazioni tipica dei film di spionaggio (moltissime scene sono state girate in Italia tra il Lazio e la Campania) ed un look colorato che guarda nostalgicamente agli anni '60, o meglio alla loro iconografia romantica nell'immaginario collettivo. Gli aspetti divertenti in stile comedy sono garantiti dall'interazione problematica tra l'agente russo e quello americano, che non si fidano pienamente l'uno dell'altro e sono del tutto antitetici per modi di fare e di pensare. Tra i due monolitici interpreti dei protagonisti maschili (Henry Cavill ed Armie Hammer), si fanno nettamente preferire le due attrici principali, sensuali e disinvolte (Elizabeth Debicki e soprattutto Alicia Vikander), mentre l'elegante Hugh Grant fa la sua consueta performance sorniona da simpatica canaglia a cui ci ha abituati. Il ruolo del cattivo, affidato al toscano Luca Calvani, è uno degli aspetti più deboli della pellicola. Per la cronaca U.N.C.L.E. sta per "United Network Command for Law and Enforcement" ("Comando della Rete Unita per la Legge e la sua Applicazione").

Voto:
voto: 3/5

Il signore delle formiche (2022) di Gianni Amelio

Fiorenzuola d'Arda (Piacenza), anni '50. Aldo Braibanti è un intellettuale, poeta, drammaturgo, ex partigiano, iscritto al PCI e studioso del comportamento sociale delle formiche. In un'antica torre rinascimentale (il Torrione Farnese di Castell'Arquato) il nostro organizza un circolo e laboratorio artistico dove insegna liberamente ai ragazzi del posto, iniziandoli alla cultura e alle arti, per stimolare il loro talento creativo. I giovani accorrono numerosi e vedono in lui una figura di riferimento e una guida, non solo culturale ma anche umana. In particolare il sensibile Ettore stabilisce un legame speciale con il suo maestro, un legame che ben presto diventa di natura sentimentale e sessuale, provocando l'invidia del fratello maggiore Riccardo e lo sconcerto della loro famiglia borghese. Negli anni '60 Aldo ed Ettore vivono insieme in una piccola pensione a Roma, ma la famiglia del giovane interviene con la forza: Aldo viene arrestato con l'accusa di "plagio", mentre Ettore viene internato in un istituto psichiatrico e sottoposto a trattamenti di elettroshock per essere "curato". Il conseguente processo contro Aldo Braibanti, accusato formalmente di plagio ma in realtà di essere omosessuale, diventerà ben presto un caso nazionale, non solo giudiziario ma anche etico e di coscienza, coinvolgendo l'opinione pubblica, giovani dimostranti, partiti politici e figure eminenti dell'intellighenzia italiana. Vigoroso e lucido dramma biografico di Gianni Amelio, che prosegue il suo coerente percorso artistico di autore impegnato nella storia sociale, politica e di costume del nostro paese, dedicandosi stavolta al famigerato "caso Braibanti", un vergognoso momento di puro oscurantismo della recente storia italiana. Oggi tutti conoscono Pier Paolo Pasolini e la sua dolorosa vicenda umana; dopo un passato di persecuzioni pubbliche, gogne mediatiche e "crocifissioni" morali, la figura del grande intellettuale italiano è stata finalmente rivalutata ed è diventata addirittura di moda, un simbolo di libertà e di dissenso, quasi un martire moderno sdoganato dal tempo e tutti fanno a gara nel tessergli le lodi (anche quelli che una volta lo criticavano aspramente accusandolo di "perversione", di "oscenità" e di eversione ideologica). Ma sono davvero in pochi, purtroppo, a conoscere la storia di Braibanti (che indubbiamente ha molti punti in comune con quella di Pasolini) e di cui il regista poeta bolognese fu strenuo difensore e accorato sostenitore negli anni del processo. Già solo per questo motivo il nuovo lungometraggio di Gianni Amelio è importante, necessario e merita assolutamente la visione. Senza mai fare di Braibanti un santo, anzi il film ne evidenzia parimenti i difetti, il carattere spigoloso e certi approcci sessuali di predatoria connotazione, l'opera tratteggia finemente la psicologia dei personaggi principali, mettendone in risalto luci e ombre, e ci regala una fotografia amaramente veritiera dell'Italia di quegli anni: del suo provincialismo meschino, del suo moralismo bigotto, della sua intolleranza verso le diversità, dell'ipocrisia borghese, dell'omofobia eletta a sistema e del perbenistico timore di contraddire le vetuste regole del conformismo imposte dalla Chiesa e dalla politica reazionaria. Questo film indignato e militante non è solo un inno alla tolleranza, alla libertà e alla dignità dell'uomo contro ogni forma di discriminazione, ma anche una complessa questione etica sul concetto di giustizia, nonché un tagliente apologo sull'incrocio tra politica e morale pubblica. La pellicola è ricca di momenti alti e di fini sottigliezze (il parallelo sociale con il mondo delle formiche, la fatidica parola "omosessuale" che viene pronunciata apertamente dopo oltre un'ora, il confronto tra le due madri, l'emblematico cameo di Emma Bonino) e si avvale di un cast di prim'ordine in cui tutti ci offrono interpretazioni di altissimo livello: dal protagonista Luigi Lo Cascio al giornalista liberale di Elio Germano, dall'intensa Sara Serraiocco alla toccante Rita Bosello, ma la vera sorpresa è il giovane esordiente Leonardo Maltese (Ettore Tagliaferri) che risulta, probabilmente, il più convincente del gruppo. Unica pecca (artisticamente giustificabile ma storicamente grave): è appurato dai fatti che il quotidiano "L'Unità", ovvero la voce pubblica ufficiale del PCI a quei tempi, abbia sempre tenuto una posizione favorevole verso Braibanti, sostenendone puntualmente l'innocenza e denunciando l'illegittimità di un processo assurdo e ingiusto, di chiara matrice ideologica, in stile "Santa" Inquisizione. Nel film tutto questo non viene omesso, ma addirittura stravolto al contrario, probabilmente per aumentare il carico della denuncia contro tutti i moralismi di stampo persecutorio e discriminatorio. Ma non ce n'era assolutamente bisogno.

Voto:
voto: 4/5

martedì 8 agosto 2023

The Box (2009) di Richard Kelly

Nella Virginia degli anni '70 un uomo di nome Arlington Steward viene colpito da un fulmine ma, miracolosamente, si risveglia in ospedale e va via dopo avere costruito uno strano marchingegno. Tempo dopo Steward, a cui è rimasto il volto mezzo sfigurato dopo l'incidente subito, si presenta alla porta dei coniugi Lewis (Norma e Arthur) per consegnare loro una misteriosa scatola con al centro un pulsante rosso e gli dice che hanno 24 ore di tempo per decidere se premere o meno il bottone. Se lo faranno un essere umano a loro ignoto morirà e la coppia riceverà una somma di 1 milione di dollari. In caso contrario dovranno riconsegnare la scatola e nulla sarà successo. Dopo lo stupore iniziale Norma e Arthur iniziano a pensare seriamente alla cosa ed una serie di strani avvenimenti imprevisti li convincono che l'enigmatico Steward gli ha detto la verità e il destino li sta ponendo davanti ad un bivio fatale. Quale sarà la scelta giusta? Scritto e diretto da Richard Kelly, questo bizzarro thriller fantascientifico è tratto dal racconto breve "Button, Button" di Richard Matheson, già adattato per la televisione in uno degli episodi della celebre serie "Ai confini della realtà" (dal titolo "La pulsantiera"), ed a sua volta ispirato al romanzo fantastico "Il mandarino" scritto da José Maria Eça de Queiroz nel 1880. Se l'idea di base è decisamente accattivante (utilizzare una premessa immaginaria per realizzare un apologo metaforico sull'avidità e sull'egoismo della natura umana), l'esito realizzativo non lo è altrettanto: infatti, dopo una prima parte avvincente e inquietante, in cui l'enigmatico "gioco" morale viene abilmente preparato, accumulando un mistero dopo l'altro, il film si perde completamente alla resa dei conti, imboccando sentieri contorti e artificiosi che si esplicano in una serie di spiegazioni banali, implausibili e di risibile superficialità. La netta sensazione è quella di essersi maldestramente avventurati in un labirinto troppo complesso e di aver risolto il tutto nella maniera più sciatta e sbrigativa. Anche la recitazione dei due protagonisti (Cameron Diaz e James Marsden) appare forzata e poco convincente, ma si salva invece Frank Langella con una performance asciutta e sorniona, rendendo così il suo Arlington Steward ancora più sinistro. Dopo essere stato snobbato dalla critica, il film si è rivelato un flop anche al botteghino, dove non è riuscito a coprire nemmeno i costi di produzione e di distribuzione.

Voto:
voto: 2/5

8 milioni di modi per morire (8 Million Ways to Die, 1986) di Hal Ashby

Matt Scudder è un ex poliziotto della narcotici, congedato anzi tempo dal servizio per avere ucciso uno spacciatore mentre era sotto l'effetto dell'alcool. Caduto in depressione e pieno di sensi di colpa, l'uomo si lascia cadere nel baratro dell'alcolismo e manda in rovina anche la sua vita familiare. Crede di trovare un'occasione di riscatto quando la bella Sunny, giovane escort di alto bordo, chiede il suo aiuto per uscire dal brutto giro in cui è finita, per colpa di un magnaccia di nome Walker e di un narcotrafficante in forte ascesa di nome Angel Moldonado. Ma la situazione vira presto in tragedia e Scudder dovrà mettere in gioco la sua vita alla ricerca di giustizia e vendetta. Violento crime d'azione diretto da Hal Ashby e scritto da diversi autori (tra cui Oliver Stone e lo stesso Ashby), adattando liberamente il romanzo omonimo di Lawrence Block. Il film ebbe un gestazione complessa, con la sceneggiatura che passava di mano in mano senza riuscire a trovare un accordo definitivo con gli Studios, ma alla fine Ashby riuscì a far accettare la sua versione incline al compromesso, dando vita a questo moderno noir crudo e teso, non particolarmente originale e non esente da forzature narrative tortuose, ma sicuramente dinamico nello svolgimento, anche se l'epilogo non sfugge ai canoni della prevedibilità. Il film si avvale però di un cast di grande livello ed in buona forma, con Jeff Bridges, Rosanna Arquette, Alexandra Paul, Randy Brooks e Andy Garcia (al suo primo ruolo cinematografico di un certo rilievo), oltre che di ambientazioni suggestive, una efficace colonna sonora di James Newton Howard e qualche sequenza action di buon impatto. E' tutt'altro che una pellicola essenziale, ma potrebbe piacere anche molto agli incalliti appassionati dei polizieschi anni '80.

Voto:
voto: 2,5/5

Duello al sole (Duel in the Sun, 1946) di King Vidor , Otto Brower , William Dieterle

La giovane e bella Pearl viene affidata alla famiglia del senatore McCanles dopo che suo padre è stato condannato a morte per aver ucciso la moglie, avendola colta in flagrante tradimento. Turbata dagli accadimenti, la donna, che ha lasciato al padre l'estrema promessa di non comportarsi mai come sua madre con il proprio uomo, diventa contesa tra i due figli del senatore: il sensibile Jackie e l'arrogante Lewis. Il carattere indomito e impetuoso di Pearl e la tensione familiare tra i due fratelli farà evolvere la situazione in tragedia. Melodramma western vibrante e selvaggio, diretto con enfasi epica da King Vidor e incorniciato in una preziosa confezione visiva grazie alla scintillante fotografia in Technicolor. E' uno dei western classici più famosi e costosi di sempre, una mega produzione con tanti grandi attori (Jennifer Jones, Joseph Cotten, Gregory Peck, Lionel Barrymore, Herbert Marshall, Lillian Gish, Walter Huston, Charles Bickford), migliaia di comparse ed almeno 5 registi (quello principale, e unico accreditato, è Vidor che però, ad un certo punto, abbandonò il set per incompatibilità di vedute con gli Studios e venne sostituito da diversi nomi per completare il lavoro). Il finale altamente melodrammatico, talmente caricato da sfiorare il sublime, è uno dei più celebri (e celebrati) della storia del cinema western. Non tutto è perfetto, a cominciare da alcune lungaggini prolisse nella parte centrale e dagli eccessi sentimentali che si sprecano, ma la sua forza visiva ed emotiva perdura ancora oggi, con le sue atmosfere torride e la sua carnalità decisamente audace per i tempi, che fu uno degli elementi cruciali per il suo successo. Per molti è un po' la versione western di Via col vento (non a caso il produttore è lo stesso, David O. Selznick) e la cosa ha un suo fondamento di verità. Due nomination agli Oscar per le magnifiche attrici (Jennifer Jones e Lillian Gish), ma anche Peck, Cotten, la fotografia, le musiche e le scenografie avrebbero meritato l'onore della candidatura. Il film è uno di quei grandi classici senza tempo che hanno fatto la storia di Hollywood.

Voto:
voto: 4/5

Greta (2018) di Neil Jordan

La giovane Frances lavora come cameriera a New York, condivide l'appartamento con la coetanea Erica e vive un periodo difficile dopo la morte di sua madre, avvenuta l'anno prima ma dalla quale non riesce ancora a riprendersi. Frances è una ragazza emotivamente fragile e con un forte senso di solitudine in una metropoli troppo affollata e troppo frenetica per accorgersi dei suoi problemi. Un giorno trova una borsa smarrita sulla metropolitana, con dei documenti intestati a Greta Hideg, e Frances si prende la briga di restituirla personalmente all'indirizzo relativo. Qui fa la conoscenza di Greta, una signora elegante di mezza età, ricca e vedova, che l'accoglie in casa con molta gentilezza e le racconta della sua vita noiosa dopo che sua figlia se n'è andata. Tra le due donne, apparentemente affini malgrado la differenza di età e di ceto sociale, nasce un sentimento di amicizia e le visite di Frances diventano sempre più frequenti. Ma le cose non sono esattamente come sembrano. Inquietante psico-thriller metropolitano al femminile, diretto da Neil Jordan e da lui stesso scritto insieme a Ray Wright, sul tema dei rapporti morbosi che nascondono abissi di patologica disperazione e che possono trasformare la quotidianità in un autentico incubo angosciante. L'idea non è affatto originale ma l'esperto regista sa declinarla con suspense avvincente attraverso il suo stile asciutto e teso, toccando corde emotive da cui nessuno è immune (il dubbio di quanto possiamo dire di conoscere veramente una persona che ci è vicina) e che riescono, almeno in parte, a sopperire ad uno sviluppo narrativo non proprio imprevedibile. Il resto lo fanno la carica ambigua delle ambientazioni (la casa di Greta è lo scenario perfetto per una storia del genere) e la bravura delle interpreti, in cui spicca la classe sopraffina di una fuoriclasse della recitazione come Isabelle Huppert (ormai quasi "abbonata" a ruoli di questo tipo) e la fresca espressività di un giovane talento come Chloë Grace Moretz, sempre più lanciata come nuova musa americana del genere horror. L'indubbio mestiere del regista garantisce un buon bilanciamento tra i colpi di scena, i momenti intimi, la tensione minacciosa, lo scandaglio psicologico dei personaggi e le sequenze violente, realizzando un prodotto di buona coesione e con poche sbavature, al netto della sua natura derivativa. Nel nostro paese il film non è mai stato distribuito nella sale ma è uscito direttamente sulle piattaforme di streaming.

Voto:
voto: 3/5

The Equalizer - Il vendicatore (The Equalizer, 2014) di Antoine Fuqua

Robert McCall è un ex marine e agente speciale che ha lavorato per anni in operazioni segrete sotto copertura. Stanco della sua vita di sangue e di violenza, ha inscenato la sua morte per andare in pensione e ritirarsi in un monastico anonimato solitario. Mentre cena da solo nel solito squallido diner di Boston, fa la conoscenza di Alina, una giovane adolescente russa finita nel giro della prostituzione e tiranneggiata dal suo protettore Slavi. Quando la ragazza finisce in ospedale per le percosse subite, McCall sente l'impellente dovere morale di intervenire. E lo farà a modo suo, rispolverando le vecchie maniere. Thriller d'azione cupo e violento, diretto con ritmo agile dall'esperto Antoine Fuqua, e interpretato con indubbio carisma dal grande Denzel Washington, capace di rendere interessanti anche i soggetti più convenzionali e derivativi come questo. Il film è il remake cinematografico di una serie televisiva omonima degli anni '80 (uscita in Italia come "Un giustiziere a New York"), in cui il termine "Equalizer" del titolo originale allude ad una figura che ha il compito di bilanciare i diversi livelli (in questo caso di giustizia), portando ordine dove c'è il caos (ma utilizzando il caos per perseguire il suo scopo). La trama è esile e quasi pretestuosa per la messa in scena di un action sempre più violento ed efferato di stampo giustizialista. E' corretto affermare che siamo esattamente nel campo del solito film all'americana del vendicatore solitario indistruttibile che usa l'occhio per occhio per fare strage di cattivi e salvare i buoni. Per fortuna c'è Denzel Washington che, con la sua classe, riesce a donare al suo antieroe un aura malinconica, un senso di solitudine, un tormento angoscioso, una finta calma sorniona, un cupio dissolvi che è la vera ragione della sua "immortalità", perchè non ha più niente da perdere e quindi, senza la paura, le sue abilità di combattimento diventano centuplicate. Ma oltre a lui, al fascino tetro delle ambientazioni (che quasi riflettono lo stato d'animo di McCall) e alla presenza nel cast di attrici come Melissa Leo e Chloë Grace Moretz, la pellicola non ha molto altro da offrire. Diciamo pure che, con un altro attore come protagonista, sarebbe stato, probabilmente, un film pessimo. Alla sua uscita ha comunque ottenuto un largo successo di pubblico, con incassi ottimi in rapporto ai costi di produzione. Ovviamente questo ha dato vita, automaticamente, ad una piccola saga sul personaggio di Robert McCall, che per ora consta di due seguiti: uno uscito nel 2018 e l'altro nel 2023 (ambientato nel Sud Italia), sempre con la coppia Fuqua-Washington al timone.

Voto:
voto: 2,5/5