Nel
1787 il vascello militare Bounty salpa dall'Inghilterra alla volta di Tahiti
sotto il comando del dispotico capitano William Bligh. La scopo del viaggio è
trasportare piante dell’albero del pane dalla Polinesia in Giamaica, per
fornire una fonte di cibo a basso costo per gli schiavi. La tensione tra Bligh
e il suo secondo, tenente Fletcher Christian, diventa insostenibile quando il
comandante decide di razionare l’acqua per l’equipaggio, utilizzandone una buona
parte per irrigare le piante caricate a Tahiti, causando così la morte di
alcuni marinai. Christian si ribella e guida la rivolta contro Bligh, il cui
comando viene rovesciato a causa dell’esiguo numero di uomini rimasti a lui
fedeli. Gli ammutinati si impossessano della nave, abbandonano Bligh e i suoi
su una scialuppa, e si dirigono sull’isola di Pitcairn. Celebre film storico
biografico avventuroso ispirato ad un fatto realmente accaduto nel 1789 e
liberamente tratto dal romanzo “Mutiny on
the Bounty” scritto da Charles Bernard Nordhoff e James Norman Hall nel
1932. La famosa vicenda del Bounty ha avuto ben tre adattamenti
cinematografici: La tragedia del Bounty
(Mutiny on the Bounty, 1935) di Frank
Lloyd (che è il migliore), quello di Milestone del 1962 e Il Bounty (The Bounty,
1984) di Roger Donaldson. Questo remake del film di Lloyd è un’opera
pretenziosa e squilibrata, visivamente imponente e ben recitata ma anche
fortemente discontinua nelle tre parti in cui è idealmente divisa. La
lavorazione della pellicola fu lunga e travagliata, i costi di produzione
schizzarono alle stelle soprattutto a causa delle bizze del carismatico
protagonista, Marlon Brando, che prima impose la sostituzione del regista (Carol
Reed venne rimpiazzato da Lewis Milestone perchè non gradito all’attore) e poi,
durante le riprese, litigò quasi con tutti, colleghi del cast e produttori,
tranne che con la bella attrice polinesiana Tarita Teriipia (al suo primo e
unico film) che poi divenne la sua terza moglie da cui ebbe due figli. Il
risultato fu un clamoroso flop commerciale che fece quasi fallire la MGM e che
peggiorò ulteriormente la reputazione caratteriale del divo di Omaha. Per
quanto sia “vittima” di Brando il film ha i suoi momenti notevoli, alternati ad
altri didascalici, con l’epilogo sull’isola di Pitcairn totalmente deludente
(anche a causa dei continui cambiamenti di sceneggiatura in corso d’opera). Nel
cast i due antagonisti Marlon Brando e Trevor Howard offrono prestazioni
eccellenti (in particolare Brando si distingue per il perfetto accento british che però si perde del tutto con
il doppiaggio italiano) e accanto a loro segnaliamo Richard Harris, Hugh
Griffith, Richard Haydn e Tarita Teriipia. Nonostante la lavorazione disastrata
e il fallimento al botteghino il film si guadagnò sette nomination agli Oscar
ma non vinse nessun premio.
Voto:

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