domenica 31 dicembre 2023

La figlia oscura (The Lost Daughter, 2021) di Maggie Gyllenhaal

L'americana Leda Caruso, professoressa universitaria di letteratura italiana, è in vacanza da sola in Grecia, in un piccolo borgo marinaro vicino Corinto. Per passare il tempo in spiaggia osserva le persone intorno a lei e viene colpita da un rumoroso gruppo familiare proveniente da New York, ma di origini greche e perfettamente a suo agio nel luogo. In particolare è la giovane Nina, madre di una piccola bambina, che attira l'attenzione di Leda: osservando la ragazza e i suoi atteggiamenti con la figlia qualcosa scatta in lei e le riporta alla memoria un doloroso passato nel rapporto con le sue due figlie femmine. La momentanea sparizione della figlia di Nina è l'occasione di incontro tra le due donne e ben presto per Leda riaffioreranno scomodi ricordi e demoni interiori. Opera d'esordio dell'attrice Maggie Gyllenhaal, che ha scritto e diretto il film, adattando il romanzo omonimo di Elena Ferrante, la misteriosa scrittrice napoletana dall'identità ancora incerta e di grande successo sia in Italia che negli Stati Uniti. La Gyllenhaal ha preferito non recitare in questo suo primo impegno da regista, avvalendosi però di un cast di grande livello con nomi come Olivia Colman, Jessie Buckley, Dakota Johnson, Peter Sarsgaard, Ed Harris e anche la nostra Alba Rohrwacher in un piccolo ruolo. Ovviamente il film semplifica inevitabilmente certi aspetti del romanzo ispiratore, ma ne rispetta lo spirito e l'essenza ostica, lasciando al centro di tutto una questione quasi sempre considerata tabù dal cinema (specialmente da quello americano): quello della così detta "madre snaturata". Il tema viene affrontato senza fronzoli e senza indulgenze, con un punto di vista e una psicologia femminile che non è mai giudicante ma si limita a presentare le diverse sfaccettature di un conflitto psico-emotivo molto complesso, che coinvolge sentimenti, doveri, voglia di indipendenza, sensi di colpa, desiderio di affermare i propri talenti e inseguire i propri sogni, e tutti i dissidi che nascono nel tentativo di una donna di far coesistere l'inevitabile "peso" della maternità con la propria voglia di realizzarsi al di là di essa. La Gyllenhaal decide di non indorare mai "la pillola" e va dritta al centro della scomoda vexata quaestio, per molti quasi innominabile, ma quanto mai attuale nella società moderna in cui l'emancipazione femminile è, legittimamente, un dato di fatto. Presentandoci tutte le contraddizioni e i lati oscuri di questo tormento interiore che alberga nell'animo della protagonista, la regista americana sceglie uno stile morbido e sensuale, mettendo costantemente in primo piano sguardi, corpi o espressioni che dicono più delle parole. E se la Colman (Leda adulta) è il lato introspettivo della pellicola, ci pensano brillantemente la Buckley (Leda giovane) e la Johnson (Nina) a tener vivi gli aspetti più epidermici, carnali e istintivi, in bilico tra l'erotismo e la crisi depressiva. E il finale ambiguo è un valore aggiunto. Un esordio interessante, con una scelta coraggiosa di un tema scottante, condotto in porto con buona personalità, per un film profondamente umano, che non ha paura di mostrare anche il peggio della nostra natura, perchè non c'è niente di più umano delle imperfezioni. Due nomination agli Oscar per le attrici Olivia Colman e Jessie Buckley, e una per la Gyllenhaal alla migliore sceneggiatura non originale.

Voto:
voto: 3,5/5

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