Un apicoltore ossessionato dalle teorie del complotto, insieme al suo cugino un po' ingenuo, identifica Michelle Fuller, l'ambiziosa CEO di una potente multinazionale farmaceutica, come la causa di tutti i suoi tormenti esistenziali e del danno ecologico che affligge il pianeta. È convinto che lei sia in realtà un'aliena infiltrata nei centri di potere per soggiogare la razza umana agli interessi della sua specie. I due uomini escogitano un piano per rapirla, comunicare con la sua specie aliena e cercare di liberare il pianeta dalla loro minaccia. Il cinema di Yorgos Lanthimos è ricco di trappole concettuali, perfidamente pensate per provocare lo spettatore e sollevare dilemmi morali, riflessioni sociali e interrogativi antropologici, spesso partendo da un punto di vista "classico" (gli antichi miti della sua nativa Grecia) per poi "dipingere" un affresco surreale del mondo contemporaneo. Questo film, il suo decimo lungometraggio (che segna la sua quarta collaborazione consecutiva con l'attrice e musa Emma Stone), non fa eccezione; anzi segna un chiaro ritorno alla sua filmografia iniziale dopo gli ultimi lavori che qualcuno ha definito "hollywoodiani". Il termine "bugonia" deriva dal greco antico ed è anche il titolo di un breve poema di Virgilio, che si riferisce alla nascita spontanea della vita (nel poema virgiliano, uno sciame di api emerge dalla carcassa di un bovino morto). Il film, anche remake di una pellicola sudcoreana poco conosciuta del 2003 di Jang Joon-hwan, è un brillante mix di commedia nera, thriller psicologico e parabola apocalittica sulla società occidentale moderna. Tra dramma e fantascienza, con toni cupi, colori brillanti e un uso intelligente del grottesco, Lanthimos riflette su molti temi a lui familiari: l'ossessione per le cospirazioni, la paura del futuro, l'assenza della politica in favore delle grandi lobby, le questioni ambientali, il confine tra paranoia e apprensione e la crescente sfiducia nelle istituzioni e nella scienza, che spinge molte persone alla dissidenza e alla violenza, anche nelle forme più estreme. Degne di nota sono le superbe interpretazioni dei tre attori protagonisti (Emma Stone, Jesse Plemons, Aidan Delbis), tutti perfetti nei loro ruoli, il sottile sarcasmo di alcune scene visionarie e il potente finale, perfettamente in linea con il cinema di Lanthimos.
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