Nella Roma dell'immediato dopo guerra, Delia è il prototipo della "donna di casa" di quell'epoca: vive in un sottoscala di un rione popolare, è sposata con Ivano a cui ha dato 3 figli, accudisce il suocero scorbutico allettato che vive con loro, fa la casalinga e si arrangia con lavoretti quotidiani come fare rammendi o iniezioni a domicilio, prende regolarmente botte dal marito perchè ha il brutto vizio di rispondere sempre a tono. La sua figlia maggiore Marcella, che sta per fidanzarsi con un "buon partito" del quartiere, è la prima che non la capisce e la umilia accusandola di essere sciatta e sottomessa. I suoi unici alleati sembrano essere un gentile soldato americano di colore e uno spiantato meccanico, da sempre innamorato di lei, che non le è del tutto indifferente. Ma Delia ha un segreto celato in una lettera che tiene nascosta e che sembra darle la forza di tirare avanti, nonostante tutto. Esordio registico dell'attrice romana Paola Cortellesi che ha ideato, scritto (insieme a Furio Andreotti e Giulia Calenda), diretto e interpretato il film facendone totalmente una "sua creatura". Girata in bianco e nero e in formati diversi per richiamare il contesto d'epoca, questa commedia drammatica di ambientazione storica ha ottenuto uno straordinario (e impensabile) successo di pubblico e critica, sbancando il botteghino nazionale fino a diventare il nono incasso italiano di sempre, ovviamente senza tener conto dell'inflazione monetaria. L'enorme riscontro popolare (praticamente un plebiscito) ha premiato la visione della Cortellesi e anche la sua cifra stilistica di attrice e comica, dato che la pellicola rispecchia in pieno la sua esuberante personalità. Ma, come spesso capita in questi casi, non è tutto oro quello che luccica: se infatti è più che nobile l'intento di porre l'attenzione sulla questione dell'emancipazione femminile nel "belpaese", raccontando con ironia delle tragiche storie di ieri, ancora molto vicine temporalmente, ma che forse molti giovani di oggi nati con lo smartphone in mano ignorano del tutto, non si può far a meno di sottolineare come i modi didascalici e divulgativi siano scelti appositamente per arrivare proprio a tutti, nel modo più diretto e facile possibile. E se alcune scene sono indubbiamente notevoli (come quella delle botte di Ivano a Delia coreografata come una danza), altre risultano francamente forzate e inverosimili, compreso l'acclamato finale che è potente ma poco credibile. Pur gioendo dell'esordio così fortunato di una giovane regista (che ovviamente avrà un compito da "missione impossibile" nel suo eventuale secondo film), la sensazione rimane quella che il cinema italiano, al di fuori dei soliti pochi autori, ha sempre quello stampo ecumenico furbetto alla ricerca del consenso facile e largo. Poco coraggio, e sempre estrema attenzione a cavalcare l'onda di mode e ideologie di tendenza in modo edificante.
Voto:

Nessun commento:
Posta un commento