Un killer professionista che lavora su commissione al servizio di clienti ricchi e ignoti, si trova a Parigi per eliminare il suo prossimo bersaglio. Nonostante la sua estrema cura dei dettagli e la sua maniacale meticolosità, accade un imprevisto imponderabile e qualcosa va storto. Il killer sparisce rapidamente senza lasciare traccia, per come è addestrato a fare, ma sa bene che il suo errore potrebbe costargli caro, in base alle spietate regole del suo mondo. Sarà l'inizio di una lunga scia di sangue. Prodotto da Netflix, scritto da Andrew Kevin Walker e ispirato da una Graphic Novel di fine anni '90, "The Killer" segna il ritorno di David Fincher al genere che lo ha reso grande e famoso: il thriller. Ma è un thriller diverso dai suoi precedenti: più felpato, più intimistico, più algido e geometrico, proprio come il suo protagonista, per il quale era difficile pensare ad un attore più adatto di Michael Fassbender. E, anche se l'azione e la violenza sono ben presenti a sprazzi, così come la varietà di location geografiche che sottolineano i diversi capitoli in cui la pellicola è divisa (Parigi, Santo Domingo, New Orleans, New York, Chicago), il cuore nero dell'opera è tutto nella programmazione, nell'attesa, nella preparazione puntigliosa, ovvero nelle regole ferree che il killer si è autoimposto per essere il migliore nel suo campo, per fare ciò che deve senza alcun moto di empatia, di dubbio o di ripensamento. In tal senso è illuminante ed emblematica la prima parte del film, magari lenta per alcuni ma assolutamente necessaria, in cui assistiamo alla vita monotona di un uomo invisibile, che potrebbe apparire come un anonimo turista tedesco, durante il suo lungo rituale preparatorio per l'esecuzione del prossimo "contratto". Giorni, ore, notti di appostamenti, osservazioni, pasti veloci, studio dei particolari, previsioni di possibili pericoli, prima di arrivare a sparare quel colpo fatale. E' abbastanza evidente che tutto questo sia una metafora del capitalismo moderno, dei suoi meccanismi, delle sue leggi ciniche, delle sue relazioni utilitaristiche e della sua totale mancanza di umanità. La seconda parte del film, più dinamica, è anche quella più convenzionale e, tutto sommato, meno interessante. E il finale, che potrebbe addirittura apparire sorprendente alla luce di quanto visto prima, lascia una sensazione a metà strada tra l'incerto e l'incompiuto.
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