Biografia di Leonard Bernstein, il più grande direttore d'orchestra americano, ebreo ucraino del Massachusetts, chiamato a soli 25 anni a dirigere la prestigiosa New York Philarmonic al posto di Bruno Walter, e da allora protagonista di una carriera inarrestabile, tutta in ascesa, nel mondo della musica classica e della composizione (anche per il cinema). Questo film è nato sotto l'egida di Martin Scorsese e di Steven Spielberg, che hanno sviluppato il progetto in qualità di produttori, valutando entrambi l'opzione di dirigerlo salvo poi rinunciare per altri impegni concomitanti. Fin da subito i due grandi registi avevano individuato in Bradley Cooper l'attore protagonista perfetto per il ruolo di Bernstein. E Cooper, entusiasmato sempre più dall'idea, ha poi finito per autocandidarsi per il grande salto di carriera, diventando prima co-sceneggiatore e poi anche regista. Ma il subentro di Netflix nella produzione e nella distribuzione in streaming è stato fondamentale per la realizzazione dell'opera. La scelta di Cooper, invero singolare, è stata quella di mettere al centro della storia la relazione amorosa tra Bernstein e sua moglie Felicia Montealegre (interpretata da Carey Mulligan): una storia importante che è durata, tra alti e bassi, per 35 anni fino alla morte di lei. La personificazione che Bradley Cooper fa del leggendario musicista (al netto del discutibile naso finto che ha scelto di indossare per aumentare la somiglianza) è stupefacente ed è di gran lunga la cosa migliore del film. L'attore compie un lavoro esemplare nel cogliere le sfumature di un personaggio complesso, tormentato, pieno di vizi e di contraddizioni, in lotta perenne con i suoi demoni interiori e sempre in bilico tra genialità e frustrazione, tra una personalità estroversa che emergeva in modo vulcanico quando era in scena e i suoi lati ombrosi, fatti di solitudine e di depressione. La famosa scena della prima direzione della sua acclamata "Messa", composta nel 1971, in cui Cooper si abbandona ad una interpretazione di furiosa fisicità e di straordinaria intensità, è solo la punta dell'iceberg di una performance di altissimo livello, che forse avrebbe meritato una maggiore attenzione da parte dell'Academy Awards. Ma il lato dolente della pellicola è nella lunga parte sentimentale, fin troppo canonica e stucchevole, con una serie di evoluzioni del personaggio di Felicia che lasciano perplessi. Sarebbe stato molto più interessante approfondire maggiormente gli aspetti umani e artistici di Bernstein, così come la sua ossessione sessuale per le continue "scappatelle" con giovani amanti di sesso maschile, o magari proseguire con lo stile della prima metà del film (girato in bianco e nero e più evocativo che esplicativo). Si sarebbe ottenuto sicuramente un risultato migliore e meno didascalico. Nel cast figura anche il nostro Vincenzo Amato in un piccolo ruolo.
Voto:

Nessun commento:
Posta un commento