La
nascita della psicoanalisi attraverso l’incontro-scontro tra due colossi della
scienza dell’inconscio umano: il maestro Sigmund Freud e l’allievo Carl Jung.
Tra loro si frappone la giovane Sabina Spielrein, che è inizialmente una
paziente di Jung, a causa delle sue crisi nevrotiche di origine traumatica, e
poi ne diventa l’amante appassionata e la brillante assistente. La torbida
relazione sessuale tra i due darà il via alla rottura, umana e professionale,
tra Freud e Jung, modificando per sempre il percorso del pensiero scientifico moderno.
Intenso dramma biografico, sontuoso nell’elegante messa in scena ma ondivago
nella focalizzazione dei suoi obiettivi, diretto da Cronenberg con un classico
senso della misura che si sovrappone all’opacità dei contenuti. Spiazzante per
la maggior parte dei fans del grande regista canadese, che non a caso lo hanno
eletto come il meno cronenberghiano dei suoi film, vale soprattutto come fosco
apologo storico sulla commistione di tre personalità tormentate e geniali, in
bilico tra emotività e ragione, sessualità e scienza, amoralità e
sperimentazione. Alla costante ricerca della luce in un mondo di ombre, è un
film incerto e irrisolto che gravita intorno a un cast di attori eccellenti in
cui Michael Fassbender è bravissimo, Viggo Mortensen (alla terza collaborazione
consecutiva con il regista) è tanto sornione quanto compiaciuto, Vincent Cassel
è esagerato e Keira Knightley (punto dolente e incomprensibile miscasting) è eccessiva al limite del
ridicolo involontario nelle sue smorfie ed espressioni. Il progressivo
scivolamento nel melodramma ambiguo, che è stato probabilmente il motivo
principale dell’interesse dell’autore nei confronti della vicenda, finisce per
indebolire la resa finale dell’opera, lasciando scontenti sia gli ammiratori di
Cronenberg che i patiti delle biografie calligrafiche, come se la visionarietà
selvaggia del regista fosse stata ingabbiata da una vicenda storica fin troppo
ingombrante. Da preferire nettamente la visione in lingua originale, perché il
doppiaggio italiano finisce per peggiorare ulteriormente le performance più
deludenti, come quella della Knightley (tanto bella quanto acerba),
costantemente sul filo dell’overacting.
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