martedì 1 novembre 2011

Il mucchio selvaggio (The Wild Bunch, 1969) di Sam Peckinpah

Capolavoro assoluto del genere western, diretto dal "bad boy" del cinema americano, Sam Peckinpah, per il quale l’autore prima pretese e poi riuscì a godere di una insolita libertà d’azione rispetto ai produttori, notoriamente pronti a massacrare i suoi film al montaggio per i contenuti "politicamente scorretti". Aperto da una fallita rapina in banca, che si risolve in un massacro, e chiuso da una carneficina segnata dal furore, dal sangue e dalla morte, “Il mucchio selvaggio” segna un punto di non ritorno per il genere western. Se Leone (che intanto ha girato altri 3 western, siamo nel 1969) aveva esasperato le modalità di rappresentazione della violenza, con distorsioni sarcastiche, ed aveva enfatizzato spasmodicamente la scena madre di ogni western, cioè il duello finale, Peckinpah va oltre, realizzando un climax conclusivo (una sparatoria apocalittica in bilico tra la resa dei conti e la battaglia) della durata di circa 7 minuti, che nessun western successivo (nemmeno dello stesso Peckinpah) è riuscito a superare per violenza, spettacolarità ed intensità emotiva. In pratica Peckinpah realizza il western “definitivo”, quello oltre il quale non si può più andare, suonando così una sorta di campana a morte per il genere, che infatti si è andato poi lentamente estinguendo (ad onta di qualche occasionale, e talvolta riuscita, esumazione). Splendido visivamente, “Il mucchio selvaggio” è caratterizzato da una “poetica della violenza”, che si esprime attraverso l’uso del ralenti e trasforma la morte in un balletto di astratta eleganza, con iperbolici spruzzi di sangue e movimenti coreografati e quasi sospesi, all’interno di sequenze di frenetico dinamismo e straordinario risalto plastico. Il montaggio magistrale e la capacità dell’autore di dominare il caotico materiale narrativo fanno del film un capolavoro assoluto, che, secondo gli appassionati, contende a “Sentieri selvaggi” di Ford il titolo di più bel western della storia. L’altro tema, oltre quello della violenza e della demistificazione delle morti “pulite” dei western tradizionali, è quello del tramonto del West, che Peckinpah esprime con toni malinconici e struggenti (l’azione è datata al 1913, e gli antieroi del film, più che sbandati e fuorilegge, sono “fuori tempo” e destinati perciò alla disperazione e alla sconfitta).

Voto:
voto: 5/5

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