Nella
Cine preimperiale di duemila anni fa un misterioso guerriero senza nome viene
accolto in udienza dal re di Quin, che poi diventerà imperatore unificando i
sette regni in cui il paese era diviso. Il sovrano accetta di ricevere il
guerriero solitario perché questi ha ucciso tre terribili sicari, Cielo, Spada
spezzata e Neve volante, che minacciavano la sua regala figura. Il senza nome
deve raccontare al monarca la sua impresa, ma la verità può avere molte facce e
non sempre queste vengono svelate da un narratore. Straordinario omaggio di
Zhang Yimou al genere wuxapian, con
un film sontuoso, manierista, pregnante, saturo nei colori e nei toni,
visivamente memorabile. Contiene, probabilmente, tra le sequenze più sublimi e stupefacenti,
per incanto figurativo e resa stilistica, viste al cinema nel nuovo millennio
e, già solo per questo, merita ampiamente la visione. Chi ci ha visto un mero
esercizio di stile autoreferenziale non ne ha colto la finissima dimensione
allegorica, pur presente sotto l’esuberante patina formale, abbacinante nella
sua regale imponenza grafica. Una dimensione che rimanda a figure archetipe,
simboli essenziali ma pregnanti di un cinema epico ispirato ai miti antichi, a
personaggi tragici che incarnano dolorose tematiche universali in una
sfavillante cornice. Dal punto di vista narrativo l’opera è divisa in quattro
parti, corrispondenti a quattro diversi racconti, ciascuno con uno stile ed un
colore diverso, rispettivamente rosso, blu, bianco e verde, mentre la vicenda
principale, ambientata nel presente filmico, ha un cromatismo tetro che vira
sul nero. Con un’estrema eleganza ed un algido distacco, l’autore ci propone
una serie di meravigliosi affreschi in movimento, che ci seducono e ci
lasciano, a tratti, senza fiato per la loro armonica bellezza. Sfarzoso e
volutamente eccessivo, con duelli iperbolici coreografati con raffinato
vigore plastico, con un diluvio straripante di effetti speciali ed uno score
musicale di forte impatto emotivo, è un grande film di immagini, con accenti
melodrammatici ed un patos maestoso, ridondante e geniale, indubbiamente
indimenticabile. Interessante il rapporto che viene evidenziato tra potere e
cultura, nella magnifica sequenza in cui vengono idealmente sovrapposte l’arte
della spada e quella della calligrafia. Sponsorizzato in occidente da un
entusiasta Quentin Tarantino, che ne ha favorito la distribuzione negli Stati
Uniti, è una pellicola da non perdere, candidata all’Oscar come miglior film
straniero, ma rimasta senza premi.
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