venerdì 12 novembre 2021

Cose nostre - Malavita (The Family, 2013) di Luc Besson

Dal romanzo "Malavita" dell'italo-francese Tonino Benacquista. La famiglia Manzoni, che adesso si fa chiamare Blake, ha lasciato da anni New York City e si nasconde in un remoto paesino della Normandia. Ma per quattro tipi come loro è davvero difficile passare inosservati. Il capofamiglia è Fred, boss mafioso italoamericano che si è pentito, ha fatto arrestare tutti i membri di spicco del suo clan ed ha aderito al programma protezione testimoni dell'FBI, sotto la tutela dell'agente Stansfield, uno sbirro roccioso e zelante che perde il sonno per tenere a bada le intemperanze dei Manzoni/Blake ed evitare che vengano scoperti. Poi c'è Maggie, moglie di Fred, bionda, bella e vivace, la figlia maggiore Belle, alle prese con i primi ardori sessuali e suo fratello Warren, traffichino e bulletto che già sembra "tutto suo padre". Proprio come Fred tutti i membri della famiglia sono svegli, decisi, audaci e si fanno rispettare, con le buone o con le cattive. Incapaci di integrarsi in maniera civile con la comunità locale, i quattro si faranno presto notare e, per un colpo di sfortuna, la voce arriverà alle orecchie sbagliate, dall'altro capo dell'oceano. In un batter d'occhio un commando di esperti killer di Cosa Nostra sbarca in Normandia per chiudere definitivamente i conti in sospeso con i Manzoni. Simpatica commedia-crime di Luc Besson, scritta dal regista insieme a Michael Caleo, che procede agilmente senza mai prendersi sul serio tra ironia nera, truce violenza, azione furiosa, atmosfere che sembrano tratte dalla memorabile serie televisiva "I Soprano" e dialoghi sarcastici che fanno il verso alla mentalità mafiosa, radicata e atavica in determinati contesti, soffermandosi in particolare sul concetto distorto (e tribale) di "Famiglia", secondo la mitologia di Cosa Nostra. Diretto con mano sicura e ritmo andante dall'autore francese, specialista del genere, attinge con fare ammiccante a tutto l'immaginario tipico della mafia italo-americana, enumerandone gli stereotipi con cinico umorismo e concedendosi spassose digressioni sulle annose rivalità tra italiani e francesi (ad esempio in relazione alla cucina). Ottimo il cast con Robert De Niro, Michelle Pfeiffer, Tommy Lee Jones, Dianna Agron e John D'Leo, in cui le interpreti femminili brillano di luce propria e mettono in ombra tutti gli altri. Su tutto il film aleggia la presenza fantasmatica di Martin Scorsese, che è il produttore esecutivo della pellicola, e il vero tripudio cinefilo arriva nella sequenza di culto in cui Fred (De Niro) va al cinema insieme all'agente Stansfield (Lee Jones) ad assistere alla proiezione di Quei bravi ragazzi (Goodfellas, 1990), con tanto di commento pubblico finale da parte del boss sotto copertura. Già solo questa scena giustifica ampiamente la visione del film. Un po' troppo eccessivo il finale, in cui predomina la tendenza a strafare di Besson. Niente di particolarmente originale ma il divertimento è assicurato.
 
Voto:
voto: 3/5

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