giovedì 25 novembre 2021

Factory Girl (2006) di George Hickenlooper

Dramma biografico di George Hickenlooper dedicato al personaggio emblematico di Edie Sedgwick, attrice e modella californiana che negli anni '60 divenne improvvisamene un'icona di bellezza e di stile, ed un simbolo della nascente contro-cultura, grazie alla visibilità datale dalla Factory di Andy Warhol, di cui divenne per lunghi anni l'immagine ufficiale. Nata in un ranch di Santa Barbara in una famiglia numerosa, affetta da profonde insicurezze, disturbi psicosomatici e tormentata da traumi infantili, Edie era una ragazza bellissima e fragile, costantemente bisognosa di sentirsi sostenuta e amata. Sbarcata a New York nei primi anni '60 in cerca di fortuna, ebbe la ventura di incontrare il bizzarro e geniale artista tout-court Andy Warhol, che venne immediatamente stregato dal fascino e dalla fragilità di Edie, reclutandola prontamente nel suo clan affollato e colorito. Dopo una storia d'amore con una rock star di grande carisma (Billy Quinn, interpretato da Hayden Christensen e modellato sulla figura di Bob Dylan) e incapace di reggere il peso della popolarità che le era improvvisamente piovuta addosso, Edie abbandonò la Factory dopo aver girato diversi film con Warhol e fece ritorno in California, dove i suoi disturbi psichici ebbero una forte recrudescenza, causandole il ricovero in una clinica psichiatrica. Dopo essersi sposata nel 1971, si tolse la vita pochi mesi dopo con una overdose di barbiturici. Questa pellicola di George Hickenlooper propone una ricostruzione romanzata della breve vita di Edie Sedgwick, divenuta una diva del pop-glamour quasi per caso, e poi morta tragicamente finendo subito in oblio, quasi a voler rappresentare drammaticamente la celebre "profezia" di Andy Warhol sulla celebrità che prima o poi investe tutti ma dura soltanto "15 minuti". Dal punto di vista della recitazione il film è di buon livello, soprattutto grazie a Sienna Miller e Guy Pearce che sono perfetti nei ruoli della Sedgwick e del suo mentore Warhol. La Miller in particolare offre una delle sue migliori interpretazioni ed è il motivo di maggior interesse della pellicola. Hayden Christensen, al di là del bell'aspetto, ha i suoi evidenti limiti espressivi, apparendo sistematicamente torvo e corrucciato, e sembra quasi una macchietta nei panni di Quinn/Dylan. Quello che però manca del tutto è la capacità di ricreare le magiche atmosfere degli anni '60 e di elevare il contesto di sfondo (la Manhattan pop-art di Warhol) al ruolo di protagonista aggiunto, che prese per mano e accarezzò per 5 anni la Musa Edie Sedgwick facendone una stella splendente, che però arse così intensamente da estinguersi in metà tempo. Il film è passato praticamente in sordina alla sua uscita ed ha avuto una lunga serie di ritardi e di problemi legali a causa dell'azione ostativa di Bob Dylan, che cercò in tutti i modi di impedirne la distribuzione, ritenendosi offeso per come era stato raccontato il suo personaggio e la sua (presunta) relazione con la Sedgwick. 
 
Voto:
voto: 2,5/5

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