lunedì 22 novembre 2021

Tolo Tolo (2020) di Checco Zalone

Checco, giovane pugliese di Spinazzola, apre un ristorante di sushi nel suo paese ma vede ben presto fallire la sua avventura imprenditoriale, tra le tasse eccessive e lo scarso appeal del suo cibo esotico nei confronti della popolazione locale. Soverchiato dai debiti e tampinato dai creditori decide di mollare tutto e scappa in Africa, facendo il cameriere in un resort turistico extra lusso. Qui conosce il suo collega di colore Oumar, appassionato dell'Italia e con il sogno di diventare regista ispiratogli dai film di Pier Paolo Pasolini. Lo scoppio improvviso di una guerra civile nel paese africano dove risiedono costringe i due a diventare profughi per caso, unendosi ai gruppi di disperati, sfruttati da criminali senza scrupoli, che attraversano il deserto per raggiungere i "barconi della speranza", alimentando le rotte dei migranti clandestini che cercano la salvezza al di là del mare nella "terra promessa" chiamata Italia. Insieme ad Oumar, alla bella Idjaba ed al piccolo Doudou, Checco si trova incredibilmente dall'altra parte della "barricata", cercando di entrare dalla "porta di servizio" in un paese che non li vuole. Primo lungometraggio da regista di Luca Medici (al secolo Checco Zalone), che ha anche curato la sceneggiatura insieme a Paolo Virzì, dopo le quattro pellicole sbanca botteghino che lo hanno visto sceneggiatore e mattatore protagonista (sotto la regia di Gennaro Nunziante), e che lo hanno eletto a furor di popolo indiscusso Re del box office italiano. Dopo il clamoroso e probabilmente irripetibile successo commerciale di Quo vado? (2016), il grande passo con il passaggio alla regia di Zalone era praticamente inevitabile, dando inizio ad una nuova fase, più matura e consapevole, della sua carriera di comico tout-court attento ai problemi sociali. Come nei film precedenti ci troviamo di fronte ad una satira irriverente, sboccata e politicamente scorretta, che alterna toni buffoneschi e trash a caustici momenti sarcastici su vizi, storture e malcostumi dell'italiano medio, ma che punta più in alto, affrontando umoristicamente un tema importante e drammatico come quello dell'immigrazione clandestina e mettendo sulla graticola perbenismo, razzismo, intolleranza e moralismo ipocrita che storicamente accompagnano da sempre l'argomento. E' un film meno divertente dei precedenti, meno brillante dal punto di vista delle battute folgoranti e delle idee comiche, ma più lucido e riflessivo rispetto alla sua critica farsesca che è principalmente politica e sociale, senza dimenticare gli slogan stereotipati di cui abitualmente il popolo si nutre, "imboccato" dai media, dalla disinformazione o dalla mancanza di cultura. Ovviamente Zalone è pur sempre Zalone e va preso per quello che è, con tutti i suoi limiti, i suoi eccessi, la sua vulcanica simpatia e i suoi pregi di osservatore "cialtrone" della società contemporanea, quindi l'opera non riesce mai ad andare realmente in profondità o ad assestare la stoccata decisiva, mantenendosi sempre su un livello gradevole ma superficiale, sospesa tra serio e faceto. Non ha ripetuto i record di introiti dei due film precedenti ma si è comunque piazzata al primo posto come miglior incasso italiano della stagione 2019/20, pur dividendo nettamente il pubblico tra perplessi e entusiasti. A questo punto è lecito attendersi una pausa medio-lunga da parte del comico autore pugliese, perchè va da sè che il suo prossimo passo sarà quello decisivo per capire davvero che cosa vuol fare da grande ("posto fisso" a parte).

Voto:
voto: 3/5

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