giovedì 11 novembre 2021

L'australiano (The Shout, 1978) di Jerzy Skolimowski

In una clinica psichiatrica nella campagna inglese si svolge una partita di cricket tra medici e pazienti. Uno dei degenti, un uomo misterioso indicato dai medici come individuo di grande intelligenza, si avvicina al ragazzo che si occupa di segnare il punteggio della gara e gli racconta una strana storia di molti prima. Il protagonista è un  tale Crossley che, dopo aver vissuto per quasi 20 anni insieme agli aborigeni dell'Australia, aveva imparato i poteri magici del loro sciamano tra cui quello di uccidere le persone attraverso l'emissione di un terribile urlo. Introdottosi nella vita di una coppia, il musicista Anthony e la sua bella moglie Rachel, Crossley li sconvolge e li manipola con le sue rivelazioni e la sua malia, riuscendo a soggiogare sessualmente la donna che è attratta da lui irresistibilmente, probabilmente a causa di un incantesimo. Colpo di scena finale. Questo oscuro dramma psicologico/fantastico del polacco Jerzy Skolimowski, tratto da un racconto di Robert Graves, è una sorta di favola nera dalle atmosfere affascinanti e dai significati reconditi, leggibile a più livelli sia dal punto di vista metafisico, sia psicoanalitico, sia allegorico sulle forze primordiali che albergano ascose nella natura umana, retaggio di un passato ancestrale dimenticato e delle intime connessioni con la natura selvaggia che, in epoche remote, erano abituali per i soggetti "predisposti". In tal senso l'Australia assume una valenza simbolica potente, con i suoi sterminati territori interni in cui il tempo sembra essersi fermato, la civiltà dei colonizzatori non è mai arrivata e si seguono ancora le regole tribali di una misteriosa preistoria. E' un film inquietante e difficile da dimenticare, attraversato da lampi grotteschi che ne mitigano a tratti la carica austera, in cui il momento dell'Urlo sciamanico diventa l'espressione spaventosa e furiosa dell'istinto primigenio, un impeto sovrumano che ci ricorda il nostro antico legame con energie devastanti e soprannaturali, che esistono fin dall'alba del mondo. E' molto interessante il parallelo che viene fatto dal regista tra arte e magia, attribuendo così al processo creativo nella sua forma più pura una sorta di commistione mistica con poteri occulti insondabili, e ponendo l'artista alla stessa stregua di uno stregone, un incantatore diabolico capace di soggiogare la volontà altrui grazie alle sue doti di arcano ammaliatore. Memorabile il finale, capace di lasciare lo spettatore in uno stato di vertiginoso straniamento. Il film venne premiato al Festival di Cannes con il Gran Premio Speciale della Giuria.

Voto:
voto: 4/5

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