lunedì 15 novembre 2021

Il moralista (1959) di Giorgio Bianchi

Agostino, burocrate zelante e pedante perbenista, lavora con successo e soddisfazione personale per l'OIMP ("Organizzazione Internazionale della Moralità Pubblica"), perseguendo con ossessiva dedizione ogni possibile accenno di comportamento "scandaloso". Ma l'uomo è in realtà un viscido arrampicatore sociale ed un ipocrita sedizioso, che nasconde una doppia vita. Aspra commedia satirica di Giorgio Bianchi, perfidamente divertente e grottescamente sarcastica nella sua denuncia della diffusa doppiezza dei presunti moralisti e del tipico conformismo dei bigotti, sempre pronti a giudicare il prossimo per poi fare di peggio nel proprio privato. Il film fu una sorta di "vendetta" dell'autore contro la censura, che all'epoca era un'autentica spada di Damocle che incombeva minacciosa sulla testa di tutti i cineasti, sforbiciando e proibendo a suo piacimento in nome della pubblica moralità. L'idea di base è ottima e perfettamente in linea con i canoni caustici dell'ormai nascente Commedia all'Italiana, di cui questo film già contiene, potenzialmente e inconsapevolmente, tutti gli stilemi, a cominciare dalla memorabile caratterizzazione che il protagonista Alberto Sordi dà al suo personaggio, iniziando a cesellare la sua irripetibile collezione di maschere ciniche e spregevoli dell'italiano medio, i cui vizi capitali e difetti atavici vengono ironicamente sezionati sotto la lente della satira di costume. I bersagli evidenti del film sono, politicamente, i democristiani e, spiritualmente, i cattolici, da sempre detentori del potere censorio italiano. Peccato però che Bianchi non possieda la tagliente lucidità, la sobrietà stilistica e l'estro inventivo di un Risi, un Monicelli o uno Scola, giusto per citare i nomi più altisonanti dei Maestri della commedia italica. Il risultato finale è altalenante e incompleto perchè la pellicola, nella seconda parte, si aggroviglia in un accumulo ridondante di buffoneria, luoghi comuni e forzature a tesi, finendo per spingere un po' troppo sul pedale del farsesco. Per fortuna c'è Sordi a salvare il tutto e rendere l'opera di gradevole perfidia acida, accompagnato da un sornione Vittorio De Sica e da una efficace squadra di supporto che vede, tra gli altri, Franco Fabrizi, Franca Valeri, Christiane Nielsen e Mara Berni. Il film, per quanto comico, riuscì a toccare dei nervi scoperti in parte del pubblico (quelli più colti, attenti e riflessivi), uscendo pochi mesi dopo il grande clamore mediatico del tragico caso di Wilma Montesi, che per la prima volta nel nostro paese intrecciò cronaca nera, scandalo sessuale, comportamenti "abbietti", politica ed esponenti di spicco del mondo dello spettacolo, in un'unica oscura matassa su cui non è mai stata fatta pienamente luce e che ancora oggi rimane nell'alveo dei grandi misteri scomodi e "proibiti" del nostro paese.

Voto:
voto: 3/5

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