lunedì 7 agosto 2017

Cowgirl - Il nuovo sesso (Even Cowgirls Get the Blues, 1993) di Gus Van Sant

La bionda Sissy, ribelle anticonformista per vocazione, attraversa gli Stati Uniti in lungo e in largo in autostop, attività per la quale sembra predestinata grazie ai suoi due pollici abnormi. Lavorando come testimonial di una ditta di cosmetici gestita da un travestito misogino che si fa chiamare "Contessa", la ragazza non ha problemi economici e trascorre il suo tempo libero viaggiando. Tra i suoi numerosi incontri c'è un indiano mezzo sangue che la affascina, un vecchio profeta montanaro che le insegna la vita e un gruppo di lesbiche, che si fanno chiamare "cowgirls", che lavorano tutte per la "Contessa" e vivono in comunità al Rubber Rose Ranch. Qui la nostra si ferma, si innamora di una delle ragazze e partecipa alla loro battaglia contro il governo per trattenere una colonia di fenicotteri che si sono fermati nel Ranch e della cui bellezza (a parer loro) il mondo non sarebbe degno. Dal romanzo di culto di Tom Robbins, "Il nuovo sesso: Cowgirl", eletto negli anni '70 come manifesto del movimento hippie, Gus Van Sant ha tratto un revival libertario, grottesco, diseguale, eccessivo, trasgressivo, ridondante, baldanzoso, confuso, inventivo, eccentrico e un po' snob, che si pone come compilation nostalgica degli ideali della controcultura americana, che infiammarono le nuove generazioni durante tutti i 70's. Privo di una vera e propria storia, è un road movie atipico che oscilla tra dramma e commedia e che appare spesso poco calibrato rispetto alle sue ambizioni di affresco ideologico di stampo femminista, omosessuale ed ecologista intriso di suggestioni pseudo filosofiche, attacchi al perbenismo, ellissi narrative, critiche al consumismo, spiritualismo esoterico, ribellismo sessuale, anticonformismo allucinato ed estasi psichedelica. C'è davvero tanto (anzi troppo) in quest'opera affascinante ma discontinua e c'è troppo poco dal punto di vista della densità del racconto. Però i momenti di grande cinema abbondano e in essi il regista conferma il suo talento di grande cantore indipendente e malinconico dell'altra faccia dell'America. Nel cast segnaliamo Uma Thurman, Lorraine Bracco, Pat Morita, Keanu Reeves, Angie Dickinson, Rain Phoenix, Sean Young ed un bizzarro John Hurt en travesti che ci regala l'irresistibile personaggio della "Contessa " in velluto nero attillato, smalto rosso, trucco pesante e sigaretta con bocchino. Presentato in concorso alla Mostra di Venezia 1993 fu un completo fiasco di critica e ciò convinse l'autore a rimontarlo completamente riducendone la lunghezza. Uscì in sala in questo modo e con una dedica esplicita al giovane River Phoenix, morto tragicamente per overdose di stupefacenti. Ma anche così non convinse e viene solitamente catalogato tra le opere minori del regista, seppure gli elementi interessanti non manchino di certo.

Voto:
voto: 3,5/5

Nessun commento:

Posta un commento