venerdì 4 agosto 2017

Fratelli (The Funeral, 1996) di Abel Ferrara

New York, anni '30: il giovane mafioso Johnny Tempio viene ucciso a colpi di pistola mentre esce da un cinema. Come da tradizione la salma viene esposta in casa per la notte di veglia funebre con la visita di amici e parenti. I due fratelli maggiori della vittima, il freddo Ray e il tormentato Chez, pianificano la vendetta secondo le rigide leggi della mafia: sangue chiama sangue, quindi gli assassini di Johnny devono pagare lo sgarro con la vita. Le mogli cercano di indurre i due a più miti propositi, invitandoli a stare calmi e a ragionare, per impedire una strage affrettata ed una nuova guerra tra clan. Intanto, durante la veglia, i fratelli rammentano frammenti della loro vita e di quella del giovane scomparso, tra amarezza e risentimenti. Convintosi di aver individuato il colpevole, Ray passa all'azione e la lunga notte si trasforma in una carneficina, ma con modalità del tutto inaspettate. Straordinario noir di Abel Ferrara, di cupa tetraggine visuale e di magistrale progressione narrativa, che raggiunge uno dei migliori risultati della sua filmografia mantenendosi fedele al collaudato genere gangster ma, al tempo stesso, conservando la propria originalità di autore viscerale e creativo, capace di proporre uno sguardo trasversale che travalica i generi. Infatti Fratelli è molto più che un film di mafia, ma una potente tragedia morale di stampo classico (che guarda ai miti greci e anche al teatro elisabettiano) con suggestioni di cupa liturgia che oscilla tra sacro e profano, misticismo e violenza, lacrime e sangue, dannazione e catarsi. Come sempre il grande regista del Bronx fa irrompere la religione e il divino in una storia di brutale perdizione, accostando il Bene e il Male per dar vita ad un affresco di possente fascinazione allegorica sul concetto distorto di "famiglia", tipico di certi ambienti italo-americani, che è alla base della mentalità mafiosa. Ambientato tutto in una lunga drammatica notte, teso come un filo di piombo, pervaso da atmosfere di morte fin dalla prima sequenza, è anche un'audace parabola sul libero arbitrio e sul pericoloso connubio tra mentalità criminale e fanatismo religioso. Estendendo il concetto di "redenzione" sui territori impervi ed efferati di un crudele senso di giustizia veterotestamentaria, Ferrara arriva quasi naturalmente al tragico epilogo che echeggia di primordiale epica funerea. Opera memorabile, e fatalmente inesorabile come una nemesi mitologica, si avvale di un cast formidabile che annovera Christopher Walken, Chris Penn, Annabella Sciorra, Isabella Rossellini, Vincent Gallo e Benicio del Toro. Il compianto Penn fu meritatamente premiato con la Coppa Volpi come miglior attore al Festival di Venezia. Da notare, rispetto ai grandi capolavori gangsteristici di Coppola e Scorsese, come il pungente Ferrara proponga un ruolo inedito (attivo, antagonistico e profetico) per le donne della "famiglia", attuandone così la sottile demistificazione delle regole ataviche e, quindi, un'impietosa critica razionale (più che morale) alla tronfia arroganza mafiosa.

Voto:
voto: 4,5/5

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