martedì 29 agosto 2017

Serafino (Serafino, 1968) di Pietro Germi

Il giovane solare e spensierato Serafino Fiorin, pastore del gregge del gretto zio Agenore e della mite zia Gesuina, viene congedato anzi tempo dal servizio di leva perchè mentalmente ritardato e torna beatamente tra i monti del suo paesello abruzzese. Nonostante il suo fare da tonto, il nostro ha grande successo con le donne e intrattiene simultaneamente una relazione con la cugina Lidia e la prostituta Asmara. Dopo la morte prematura della zia Gesuina, Serafino, che era il nipote prediletto, eredita tutti i suoi averi e diventa improvvisamente ricco. Mentre il giovane spende e spande con maldestra generosità, il suo benessere economico lo fa diventare oggetto di attenzione di tutto il paese, che intende approfittarsi della sua inettitudine. Intanto l'avaro zio Agenore prima riesce a farlo interdire (per paura che dilapidi tutto il patrimonio ereditato) e poi pretende il matrimonio riparatore con la figlia Lidia, dopo aver scoperto la tresca tra i due. Ma Serafino è imprevedibile nella sua scanzonata spontaneità e sorprenderà tutti i compaesani. Divertente commedia rurale a metà strada tra l'elogio della semplice vita campagnola e il sarcastico dileggio della stessa, attraverso una graffiante satira sociale che mette sulla graticola l'ipocrisia bigotta e la rapace meschinità della piccola provincia paesana. Il contrasto tra l'idilliaca bellezza naturale del piccolo borgo agreste e la miseria morale dei suoi abitanti, in cui Serafino è il solo spirito puro perchè rimasto infantile nonostante l'età adulta, appartiene inequivocabilmente allo stile caustico del regista genovese. Tuttavia il tono è disinvolto e leggero, in accordo all'indole del protagonista, e la pellicola inciampa spesso in un becero folclorismo. Nel cast svetta uno sciolto ed efficace Adriano Celentano, capace di dar vita a un irresistibile Serafino, a parte il macchiettistico tentativo di emulazione del dialetto abruzzese. Accanto a lui citiamo Ottavia Piccolo, Francesca Romana Coluzzi, Saro Urzì e Gino Santercole. Il film ebbe un ottimo successo di pubblico, soprattutto grazie all'appeal di Celentano, il cui nome sul cartellone è stato sempre una garanzia per gli incassi al botteghino nazionale. Della colonna sonora di Carlo Rustichelli è rimasta la canzone "La storia di Serafino", cantata dal popolare "molleggiato" ed entrata poi a far parte delle sue hits.

Voto:
voto: 3/5

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