giovedì 26 agosto 2021

Crossing Over (2009) di Wayne Kramer

Crossing Over, scritto e diretto dal sudafricano Wayne Kramer, è un affresco drammatico corale dell'America post 11 settembre, con la struttura di un mosaico composto da storie e personaggi diversi. Max Brogan è un agente dell'Ufficio Immigrazione che dovrebbe impedire l'ingresso dei clandestini negli Stati Uniti e opera vicino al confine messicano. Ma il suo animo sensibile lo porta a prendersi a cuore alcune delle vicende con cui ha a che fare, come nel caso dell'operaia Mireya Sanchez che lo supplica di aiutare il suo bambino. Denise Frankel è un avvocato che difende i più deboli per spirito umanitario, invece suo marito Cole, che ha poteri decisionali sull'assegnazione dell'ambita Green Card (che consente ai lavoratori stranieri la permanenza illimitata negli USA), ricatta una bella ragazza australiana, pretendendo favori sessuali sempre più spinti in cambio dell'ottenimento della carta. Hamid è un iraniano collega di Brogan che si ritrova coinvolto in un tragico duplice omicidio familiare. Yong Kim è un adolescente coreano che inizia a frequentare una banda di giovani teppisti e finisce nei guai. Gavin Kossef è un musicista ebreo ateo che si finge praticante religioso per ottenere un lavoro in una scuola ebraica. Taslima è una giovane bengalese che, in un tema scolastico, si mostra comprensiva verso le ragioni che hanno spinto i terroristi islamici ad attaccare le Torri Gemelle, si scatena un putiferio e viene segnalata dal preside all'FBI. Un puzzle di storie interconnesse in questo film di composta misura, stile classico e ideologia liberale. Il tema comune è quello dell'immigrazione nella società multietnica americana. Manco a dirlo siamo dalle parti di Crash - Contatto fisico (2005) di Paul Haggis (che a sua volta era cinematograficamente debitore di Robert Altman e Paul Thomas Anderson), ma con meno lucidità, meno rigore, meno scandaglio psicologico e meno analisi problematica delle questioni etiche, politiche e sociali coinvolte nella spinosa questione. Ci troviamo di fronte ad una pellicola di accettabile livello, ma generalmente didascalica, per nulla originale, con qualche indulgenza retorica e che poco aggiunge a quanto già detto (meglio) da altre opere inerenti del passato. Una menzione va fatta per il grande cast, che annovera Harrison Ford, Ray Liotta, Ashley Judd, Jim Sturgess, Alice Braga, Cliff Curtis, Alice Eve, Summer Bishil. La più brava è la Braga. Il senso intimo dell'opera è che quando crolla un "impero" (in questo caso quello americano), sono sempre i più deboli a finire sotto le macerie.
 
Voto:
voto: 3/5

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