mercoledì 11 agosto 2021

Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo (Indiana Jones and the Kingdom of the Crystal Skull, 2008) di Steven Spielberg

Nevada, 1957, durante la Guerra Fredda e il maccartismo. L'archeologo Indiana Jones, acciaccato ma ancora pronto a nuove avventure in cerca di tesori nascosti, deve stavolta combattere i russi, guidati dalla glaciale Irina Spalko, alla ricerca del Teschio di Cristallo di Akator, un leggendario manufatto degli Incas a cui da sempre vengono attribuite capacità soprannaturali, in grado di donare un potere immenso al suo possessore. Nel pericoloso viaggio nel cuore dell'Amazzonia peruviana, sulle tracce della mitica El Dorado e del conquistador ispanico Francisco de Orellana (il primo europeo a visitare quei luoghi impervi e a mettere le mani sul Teschio), "Indy" è accompagnato dalla rediviva Marion Ravenwood e da Mutt Williams, un giovanotto un po' spaccone che ha dato il via all'azione, chiedendo l'aiuto del nostro eroe. Dopo 19 anni, una lunga serie di rinvii e ripensamenti ed una fase di pre-produzione tormentata (con tante idee scartate, numerose sceneggiature scritte e respinte ed una sequela di divergenze creative tra Steven Spielberg e George Lucas in merito alla direzione da prendere), il quarto capitolo della saga di Indiana Jones ha visto la luce, con tutto il ritorno del vecchio cast al completo e la spasmodica attesa dei fans nostalgici. Per la cronaca, alla fine ha prevalso la visione di Lucas su quella di Spielberg, che ha comunque diretto il film con la consueta abilità tecnica di navigato narratore di razza ma, forse, con scarsa convinzione. Il risultato finale è praticamente disastroso con questo anemico film di fanta-archeologia che gioca tutto sull'effetto amarcord ma che risulta povero di idee, debole nel concetto di base (il Teschio di Cristallo), stancamente ripetitivo, pateticamente fuori tempo massimo, monocorde nei personaggi, risibile nei dialoghi, carico di effetti speciali in CGI fasulli e posticci e con un epilogo azzardato totalmente maldestro. Se, per molti, il problema poteva risiedere nell'età di Harrison Ford ultra-sessantenne, bisogna dire che questo è il minore dei mali perchè l'attore se l'è cavata sufficientemente, mettendoci anche una buona dose di auto-ironia. Assolutamente sprecata una grande attrice come Cate Blanchett nel ruolo della cattiva principale, che sembra uscita da un fumetto di bassa lega. E va poi steso un velo pietoso sul miscasting di Shia LaBeouf, attore scialbo e inespressivo (che sembra anche molto arrogante e antipatico), del tutto fuori parte e inadeguato al personaggio. Nonostante l'ottimo riscontro al botteghino, che quindi giustifica questa operazione puramente commerciale e che, purtroppo, darà vita anche ad un quinto episodio in lavorazione proprio in questo periodo, sembra un film diretto con "la mano sinistra", sicuramente il peggiore della saga e il punto più basso della filmografia di Spielberg.
 
Voto:
voto: 2/5

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