martedì 31 agosto 2021

Miracolo a Sant'Anna (Miracle at St. Anna, 2008) di Spike Lee

Dal romanzo omonimo di James McBride, che ha anche scritto la sceneggiatura del film. New York, anni '80. Un impiegato di colore di un ufficio postale spara improvvisamente ad un utente di origine italiana, senza alcun apparente motivo. Scatta subito un'indagine e, a casa dell'uomo, viene trovato un reperto artistico proveniente da un ponte di Firenze. Toscana, 1944, durante la Seconda Guerra mondiale. Quattro soldati afroamericani della divisione denominata "Buffalo Soldiers" si ritrovano isolati al di qua della "linea Gotica" e finiscono nel piccolo paesino di Sant'Anna di Stazzema, nel cuore delle Alpi Apuane. Qui nasce uno stretto rapporto tra i militari, gli abitanti del paese e i partigiani che combattono la loro guerriglia contro l'invasore nazista. In particolare s'instaura un toccante sentimento tra il soldato Sam Train e un bambino orfano di nome Angelo, salvato dai quattro del drappello durante il loro passaggio a Firenze. Ma l'orrore indicibile della guerra è in agguato, e travolgerà tutto e tutti. Questo dramma bellico di Spike Lee, che racconta drammatici eventi reali come il terribile eccidio di Sant'Anna di Stazzema in cui i nazisti sterminarono oltre 500 civili innocenti (tra cui molte donne, anziani e bambini), mescolandoli con episodi e personaggi di finzione, è forse il più coraggioso e il più complesso tra i suoi film. Una incursione in un genere, in un periodo storico e in un contesto ambientale con cui non si era mai confrontato prima, molto distante dalla sua tipica filmografia, dal suo background culturale e dalla "sua" New York City, roccaforte privilegiata delle sue "joint". Per sua esplicita ammissione, il regista ha scelto di confrontarsi con una materia tragica particolarmente scottante (perchè reale) e con un paese come l'Italia (dove si svolge la maggior parte del film) che è stato spesso motivo d'inciampo per i cineasti americani, il cui tipico banale atteggiamento è quello di decantarne le bellezze o di sottolinearne gli stereotipi, ma senza mai nemmeno provare a sfiorarne l'anima o capirne il cuore. E, manco a dirlo, nemmeno Spike Lee ci riesce, sicuramente non aiutato dalla grandiosità della storia e dalla sua complessità epica e politica. Il risultato è un film discontinuo, altalenante, sospeso tra la favola mitica e la tragedia efferata, polemico verso il potere bianco che decise scientemente di mandare al macello una intera divisione di soldati neri (la "Buffalo Soldiers"), ritenendoli "sacrificabili", compassionevole verso le povere vittime innocenti della follia bellica, artificioso nella rappresentazione della Resistenza, superficiale nell'analisi socio-politica della complessa situazione italiana, tortuoso nella ricostruzione dell'eccidio compiuto dai tedeschi e troppo edificante nel frettoloso epilogo. Nel ricchissimo cast menzioniamo, tra gli americani: Derek Luke, Laz Alonso, Omar Benson Miller, John Turturro, John Leguizamo, Joseph Gordon-Levitt. Tra gli italiani: Pierfrancesco Favino, Valentina Cervi, Sergio Albelli, Omero Antonutti, Luigi Lo Cascio. Alla sua uscita in Italia il film ha suscitato accese polemiche da parte dei parenti delle vittime della strage di Sant'Anna di Stazzema, che si sono indignati per come il regista ha ricostruito le motivazioni che portarono al massacro, facendolo passare (secondo loro) come una rappresaglia piuttosto che come un atto di aggressione premeditato. Spike Lee, non nuovo a controversie di questo tipo con i suoi film dal forte impatto, si è difeso appellandosi all'adattamento operato a partire da un romanzo, che innesta molteplici eventi di fiction accanto a vicende storiche reali. Alla fine tutto si è risolto con un esplicito intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha riconosciuto il valore storico e morale del film ed ha evidenziato come questi renda palese omaggio alla Resistenza, mettendo in luce come (e quanto) questi temi siano ancora oggi un nervo scoperto del "belpaese". Tra una prima parte impeccabile ed una seconda claudicante, e con la tendenza alla discesa, la pellicola merita ampiamente la visione per la grandiosità della ricostruzione, per alcune sequenze memorabili, per la lodevole interpretazione degli attori e per l'audacia di un autore come Spike Lee che non ha paura di osare, mettersi in gioco e rischiare in prima persona. Non sempre riesce a "fare la cosa giusta", ma mezza stellina in più va a questo.
 
Voto:
voto: 3/5

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