mercoledì 25 agosto 2021

John Rambo (Rambo, 2008) di Sylvester Stallone

John Rambo ha deciso di ritirarsi, è invecchiato e stanco delle troppe guerre e dei tanti orrori che hanno accompagnato la sua vita di guerriero incompreso e tormentato. Vive al confine tra Thailandia e Birmania, in un angolo di mondo appartato dove si occupa di cacciare serpenti velenosi e fare occasionalmente da guida per coloro che vogliono risalire il fiume Salween. Un gruppo di missionari laici, guidati dall'idealista Sarah Miller, lo contatta e gli chiede aiuto per raggiungere dei villaggi della Birmania, allo scopo di portare soccorso e medicinali alla popolazione locale, che da anni è vittima innocente di una terribile guerra intestina tra il feroce regime militare e i ribelli di etnia Karen. Rambo cerca di distoglierli, invitandoli caldamente ad evitare le pericolose acque birmane, ma la determinazione di Sarah è inamovibile. Quando i missionari vengono catturati dai soldati birmani, guidati dal sadico comandante Pa Tee Tint, e gli abitanti del villaggio dove si erano installati vengono sterminati senza pietà, Rambo capisce che è tornato il momento di riprendere le armi e tornare in azione. A modo suo. Questo ritorno fuori tempo massimo dell'eroe di guerra americano per eccellenza, icona del machismo propagandistico dell'era reganiana, ha indubbiamente qualcosa di patetico: gli anni '80 sono finiti da un pezzo, Sylvester Stallone ha compiuto 60 primavere e i due seguiti del primo film del 1982 sono pessimi, tronfia esibizione greve dei "muscoli" americani fino al più irritante proselitismo nazionalistico. Eppure Stallone non si arrende, anche perchè gli incassi gli danno sempre ragione e il pubblico (nonostante i diversi cambi generazionali) continua a gradire. Il celebre attore italoamericano fa praticamente sempre quello da 40 anni, ha costruito la carriera su due personaggi, due guerrieri indomiti che esaltano la sua fisicità esplosiva e il suo sguardo dimesso, e continua a riproporceli in ogni salsa con imbarazzanti seguiti o spin-off. Ma, quasi incredibilmente, questo quarto capitolo di Rambo (arrivato 20 anni dopo il precedente) ha un suo perchè, una sua rispettabile logica interna e dignità narrativa, riuscendo ad essere il più convincente della saga (insieme al primo) e il miglior film tra gli 8 diretti da Stallone. Pur senza esagerare negli elogi, John Rambo potrebbe essere la chiosa perfetta della parabola del personaggio, nel suo equilibrio tra malinconico disincanto, disprezzo della guerra, disillusione rispetto al militarismo e ferocia visiva. Infatti, con una precisa scelta stilistica, nella seconda parte (quando Rambo entra in azione) il film vira decisamente nell'action eccessivo ed iper-violento, con una crudezza efferata ed un realismo macabro mai mostrato nei capitoli precedenti. Tutto questo, se da una lato accarezza le consuete iperboli retoriche del super-eroe americano, dall'altro aumenta notevolmente l'effetto scioccante, sottolineando graficamente il messaggio anti-bellico. Come diceva Kubrick: se vuoi provocare nella gente il disgusto verso la guerra non la devi abbellire, romanzare o esaltare, ma devi mostrarla per quello che è, nuda e cruda in tutto il suo orrore. Girato realmente in Thailandia tra mille difficoltà climatiche, ambientali, logistiche e linguistiche, il film è uscito in sala con diversi tagli di censura (per l'estrema brutalità di molte scene) in modo da evitare un pesante divieto ai minori. Ne esiste anche una versione director's cut, che dura 99 minuti, ovvero 7 minuti in più di quella uscita in sala, con il ripristino delle sequenze eliminate e un montaggio leggermente diverso. La pellicola ha ottenuto un buon riscontro al botteghino (a riprova che l'affetto del pubblico verso Stallone non è mai del tutto tramontato) ed è dedicata all'attore Richard Crenna, interprete del colonnello Trautman nei primi 3 film e scomparso nel 2003, che qui compare in un breve flashback attraverso immagini d'archivio.

Voto:
voto: 3/5

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