In
un tetro carcere sudamericano due uomini condividono la stessa cella: Valentin
Arregui, un dissidente politico punito per le sue idee contrarie al regime, e Luis
Molina, un omosessuale che ha insidiato un minorenne. Dopo una fase di
diffidenza iniziale, dovuta alle profonde differenze caratteriali tra i due, Molina
riesce ad affascinare il suo compagno di prigionia con racconti di vecchi film
degli anni ’40 e svariate fantasticherie tratte da essi, elaborandone
liberamente la trama. Tra queste la storia di un naufrago che giunge su
un’isola selvaggia dove una creatura mezza donna e mezza ragno lo attira in
trappola nella sua ragnatela grazie alla sua capacità di seduzione. In realtà
Molina è stato messo nella cella di Arregui per cercare di carpirgli
informazioni sull’ubicazione dei suoi complici, in cambio della libertà
condizionata promessagli dai militari. Ma la convivenza forzata ha cambiato
internamente i due uomini, ciascuno ha assorbito qualcosa dall’altro e il loro
legame ha assunto la forma di un sentimento ambiguo e sincero, così adesso
Molina non è più sicuro di essere in grado di tradire Arregui per ottenere la
libertà. Dal romanzo di Manuel Puig, l’argentino, naturalizzato brasiliano, Babenco
ha tratto un affascinante dramma onirico di struttura teatrale sulla dignità
dell’uomo e sul cameratismo che si può creare in condizioni estreme anche tra
soggetti apparentemente incompatibili. Cupo e sfuggente, sinuoso e ammaliante,
è un film a due livelli: quello immaginario dei racconti fantastico allegorici
di Molina (tutti interpretati da Sônia Braga) e quello reale, fisico, carnale
ed emotivo dell’indefinibile rapporto che si instaura tra i due compagni di
cella. Mentre il primo livello è indubbiamente debole dal punto di vista
visivo, quasi tutte le sequenze del secondo sono coinvolgenti e toccanti, anche
grazie alla bravura di due interpreti straordinari come William Hurt e Raul Julia.
Il primo venne premiato sia con l’Oscar di miglior attore protagonista sia con
il premio per la miglior interpretazione maschile al 38º Festival di Cannes, ma
anche il secondo avrebbe meritato qualche riconoscimento. Stavolta tra sogno e
realtà è la seconda a vincere, grazie alla forza possente delle emozioni umane,
che spesso raggiungono la loro apoteosi in condizioni di pericolo.
Voto:

Nessun commento:
Posta un commento