Lenny Bruce, attore, cabarettista, intrattenitore, è salito alla ribalta negli anni '50 grazie al suo stile aggressivo, al suo atteggiamento ribelle e al suo spirito polemico inteso a provocare uno scossone nella società americana moralista e conformista. Uomo inquieto, di vivace intelligenza e di grottesca cialtroneria, schierato a prescindere contro il potere e l'establishment, fu il primo ad utilizzare un linguaggio politicamente scorretto (con parolacce o elogi delle droghe) durante i monologhi dei suoi show. Sposato con la procace spogliarellista Honey Harlowe, fu costantemente nel mirino dei censori e dei benpensanti e morì di overdose nel 1966 a soli 40 anni. Ma gli effetti sul costume popolare dei suoi sberleffi e delle sue provocazioni, spesso eccessive ma quasi sempre mirate, sono riscontrabili nell'esplosione di ribellione giovanile degli anni successivi, a cui il bizzarro Lenny ha sicuramente dato il suo piccolo contributo ideologico. Intenso dramma biografico in bianco e nero di Bob Fosse, che, da un lato, utilizza l'istrione Lenny Bruce per parlarci di un malessere esistenziale assai profondo che riguarda gran parte della società americana e, dall'altro, tira ancora in ballo il mondo dello showbiz come grande allegoria della vita (e della morte). In questo film piccolo (che però non è affatto un piccolo film) il grande autore ci parla di presente e di futuro, di morale e di sesso, di libertà e di ribellione. E di politica, perchè dietro ogni discorso sovversivo c'è un disegno politico, una volontà di cambiamento, una passione ideologica. Attraverso la controversa figura dello scomodo Lenny Bruce, i cui eccessi andavano spesso ben oltre le sue legittime intenzioni, Fosse tratteggia un malinconico bilancio (in perdita) di una generazione di americani confusa e sbandata, vittima inconsapevole di un perbenismo reazionario ormai obsoleto e di una insicurezza sociale figlia dei delitti eccellenti (i Kennedy, Martin Luther King), degli scandali governativi e della sporca guerra in Vietnam. Nascondendosi abilmente dietro la figura del suo mattatore protagonista, l'autore realizza il suo film più politico, con l'eleganza del narratore di alta classe. Nel cast sono straordinari Dustin Hoffman e Valerie Perrine, entrambi candidati all'Oscar nei rispettivi ruoli e con la Perrine premiata al Festival di Cannes per la migliore interpretazione femminile. Il film ebbe in totale sei nomination ma non portò a casa nessuna statuetta. Poco conosciuto in Italia, questo pungente dramma dallo stile documentaristico, è una perla assoluta nella filmografia del grande regista. Assolutamente da riscoprire.
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