martedì 13 giugno 2017

Bastogne (Battleground, 1949) di William A. Wellman

Nel dicembre del 1944 la 101° divisione aerotrasportata americana in azione contro i tedeschi rimane isolata dietro le linee nemiche, nei pressi di Bastogne, vicino al confine belga. Lo scontro è sanguinoso e sembra che i nazisti stiano più volte per avere il sopravvento, ma i soldati americani tengono duro nell’attesa dei rinforzi. Splendido film bellico di Wellman, crudo e realistico, che distrugge la retorica dell’eroismo patriottico per mostrare la guerra nel suo vero volto di odio, crudeltà, dolore e insensatezza. Diretto con asciutta sincerità e con la felice idea di mantenere il nemico quasi sempre invisibile, è un film teso e disperato la cui parola d’ordine è realismo. Nel campo di battaglia innevato i soldati americani sono raffigurati come uomini vulnerabili e malandati, ora pieni di coraggio e di speranza ora soffocati da dubbi e paure. Non eroi ma uomini, con tutte le loro peculiarità, le loro contraddizioni e il relativo bagaglio di pregi e difetti. Basato sulle reali esperienze belliche dello sceneggiatore Robert Pirosh, che ha davvero partecipato alla battaglia di Bastogne, è diventato giustamente famoso come primo film di guerra americano a mostrare il lato debole e sincero dei soldati, che non combattono per ideali astratti ma per restare vivi e riuscire a tornare a casa. Attendibile e schietto nell’analisi psicologica dei combattenti, ebbe un notevole successo di pubblico e critica e vinse due Oscar: alla fotografia e alla sceneggiatura. Nonostante l’ambito premio alla migliore fotografia in bianco e nero, il film fu successivamente colorizzato e così viene solitamente riproposto nei passaggi televisivi. Oltre ai meriti appena citati va anche riconosciuta la notevole efficacia delle sequenza di battaglia, girate con aspro verismo, senza alcun compiacimento morboso o concessione effettistica. Tra i war movies del dopoguerra è uno dei più importanti e significativi.

Voto:
voto: 4,5/5

Nessun commento:

Posta un commento