Nel
dicembre del 1944 la 101° divisione aerotrasportata americana in azione contro i
tedeschi rimane isolata dietro le linee nemiche, nei pressi di Bastogne, vicino
al confine belga. Lo scontro è sanguinoso e sembra che i nazisti stiano più
volte per avere il sopravvento, ma i soldati americani tengono duro nell’attesa
dei rinforzi. Splendido film bellico di Wellman,
crudo e realistico, che distrugge la retorica dell’eroismo patriottico per
mostrare la guerra nel suo vero volto di odio, crudeltà, dolore e insensatezza.
Diretto con asciutta sincerità e con la felice idea di mantenere il nemico
quasi sempre invisibile, è un film teso e disperato la cui parola d’ordine è
realismo. Nel campo di battaglia innevato i soldati americani sono raffigurati
come uomini vulnerabili e malandati, ora pieni di coraggio e di speranza ora soffocati
da dubbi e paure. Non eroi ma uomini, con tutte le loro peculiarità, le loro
contraddizioni e il relativo bagaglio di pregi e difetti. Basato sulle reali
esperienze belliche dello sceneggiatore Robert Pirosh, che ha davvero
partecipato alla battaglia di Bastogne, è diventato giustamente famoso come
primo film di guerra americano a mostrare il lato debole e sincero dei soldati,
che non combattono per ideali astratti ma per restare vivi e riuscire a tornare
a casa. Attendibile e schietto nell’analisi psicologica dei combattenti, ebbe
un notevole successo di pubblico e critica e vinse due Oscar: alla fotografia e
alla sceneggiatura. Nonostante l’ambito premio alla migliore fotografia in
bianco e nero, il film fu successivamente colorizzato e così viene solitamente
riproposto nei passaggi televisivi. Oltre ai meriti appena citati va anche
riconosciuta la notevole efficacia delle sequenza di battaglia, girate con
aspro verismo, senza alcun compiacimento morboso o concessione effettistica.
Tra i war movies del dopoguerra è uno
dei più importanti e significativi.
Voto:

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