George
Eastman, giovane provinciale di scarsi mezzi ma privo di scrupoli, cerca a
tutti i costi la scalata al successo economico. Quando conquista l’amore di una
ricca e bella donna dell’alta società il nostro sembra aver trovato la chiave
di accesso alle sue mire di grandezza sociale ma, per poter agire liberamente,
deve prima liberarsi di una ingombrante fidanzata, povera come lui e per giunta
incinta. Eastman progetta di ucciderla durante una gita in barca ma poi non ne
trova il coraggio. Per uno strano scherzo del destino la ragazza scivola in
acqua da sola durante un litigio e muore annegata, senza che lui muova un dito
per aiutarla. Adesso Eastman deve affrontare un processo per omicidio. Ispirato
al romanzo “Una tragedia americana”
di Theodore Dreiser, già portato al cinema da Sternberg nel 1931, questo cupo
melodramma che stinge nel noir è un sottile apologo sull’ambiguità psicologica,
sul relativismo morale e sull’arrivismo sociale tipicamente americano. Limando
notevolmente i graffi polemici sociopolitici del romanzo ispiratore, l’autore
si sofferma principalmente sullo scandaglio interiore del tormentato
protagonista, con un’analisi affascinante sotto il segno di una fertile
ambivalenza che non rende mai del tutto chiare le sue autentiche motivazioni. Come
trattato sul dubbio, sul rapporto causa-effetto e sulla legittimità della pena
rispetto alla reale colpa è un film notevole, che induce numerose vertigini
morali e che dà origine a una miriade di riflessioni non banali. Il pubblico ne
apprezzò principalmente l’aspetto romantico ed il lato oscuro del protagonista
che, al tempo stesso, affascina e respinge per la sua ordinaria banalità.
Straordinari i tre interpreti principali: Montgomery Clift (capace di
tratteggiare un George Eastman malinconico, poliedrico, sfuggente,
introspettivo, subdolo e fragile), Elizabeth Taylor (la cui luminosa bellezza
spesso oscura la sua bravura) e Shelley Winters (perfetta nei panni della
povera vittima designata). Premiato con sei premi Oscar, miglior regia, sceneggiatura,
fotografia, montaggio, costumi e colonna sonora, (ma anche Clift e la Winters
lo avrebbero probabilmente meritato) è divenuto rapidamente un cult del genere sentimentale “nero”,
molto conosciuto anche dal pubblico mainstream
moderno.
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