mercoledì 14 giugno 2017

Cleopatra (Cleopatra, 1963) di Joseph L. Mankiewicz

Giulio Cesare, dopo aver sconfitto il rivale Pompeo, sbarca in Egitto e perde la testa per la bellissima regina Cleopatra, da cui avrà un figlio. Dopo la morte di Cesare per mano dei congiurati la regina non esita a schierarsi dalla parte di Marco Antonio, che a sua volta cade preda del suo fascino, e contro Ottaviano, che pur mira a conquistare il cuore della splendida donna, oltre che il potere imperiale. L’amore tra Antonio e Cleopatra è intenso e appassionato ma lo scaltro Ottaviano esce vincitore nella decisiva battaglia navale di Azio. Per non sottomettersi al nuovo despota l’orgoglioso Antonio si toglie la vita lasciandosi cadere sulla sua spada. Distrutta dal dolore Cleopatra lo imita, facendosi mordere da un aspide velenosa. Quando il vincitore Ottaviano entra trionfante in Egitto, bramando le grazie della sensuale regina, trova il corpo senza vita della donna addobbato in pompa magna per il sepolcro regale. La storia della celebre Cleopatra, regina d’Egitto dalla bellezza leggendaria, romanzata sentimentalmente da Hollywood nel più colossale fiasco della storia del cinema. Il film, kolossal storico di smisurate ambizioni concepito per essere la più grande produzione di genere  peplum mai realizzata, costò una fortuna principalmente per la costruzione dei sontuosi scenari, per i costumi, le comparse e tutta la complessa fase preparativa (si pensi che ci volle un mese solo per l’addestramento dei numerosi figuranti nell’uso delle armi bianche). Come ulteriore aggravio va ricordato che il progetto fu inizialmente affidato al regista Rouben Mamoulian, che iniziò le riprese a Londra ma alzò presto bandiera bianca per l’eccessivo gigantismo dell’impresa e venne sostituito in corso d’opera da Mankiewicz. Anche il suo rapporto con la produzione fu tormentato, con continui litigi, licenziamenti e riassunzioni, per poi spostare tutto il set a Cinecittà dove il film fu finalmente terminato. Il budget iniziale stimato di circa 2 milioni di dollari lievitò alla cifra record di 44 milioni (al netto dell’inflazione è il film più costoso di tutti i tempi), causando il quasi fallimento della 20th Century Fox. A tutto questo va aggiunta la polmonite della protagonista Elizabeth Taylor, che rischiò la vita e dovette subire un intervento d’urgenza di tracheotomia, fermando le riprese per diversi mesi. E poi ancora la bollente passione amorosa che scoppiò tra la bella attrice e il collega Richard Burton, che causò un vasto scandalo mediatico su tutti i rotocalchi rosa, visto che i due erano entrambi sposati, aumentando la cattiva nomea del film. Il risultato finale è un’opera opulenta e confusa, schiacciata dal suo stesso elefantismo, un mega fumettone qua e là pacchiano in cui è possibile salvare solo l’imponente apparato scenografico figurativo e l’affascinante fotografia in 70 mm. Anche la recitazione appare spesso eccessiva e artefatta, con la Taylor bella come il sole ma ampiamente a disagio nel ruolo della regina egiziana (a parte le intense scene d’amore con Antonio/Burton che appaiono credibili, probabilmente perchè non simulate). Nonostante i tantissimi difetti il film ha ancora oggi un suo fascino leggendario (che travalica il suo modesto valore artistico) e si guadagnò ben nove nomination agli Oscar vincendo quattro “dovuti” premi tecnici: fotografia, scenografie, effetti speciali e costumi (si dice che solo Liz Taylor ne cambiò ben 65 durante la lavorazione, tra cui uno tutto d’oro fatto a mano!). Esistono svariate versioni dell’opera: quella uscita in sala di 217 minuti, una release ridotta di 192 minuti e quella “ufficiale”, disponibile attualmente in home video di 243 minuti. Spesso si vocifera anche di una fantomatica versione originale di 363 minuti (6 ore e 3 minuti!), divisa in due parti, che corrisponderebbe all’intero girato dal regista. Ma al momento non è ancora stato possibile recuperare le due ore mancanti. E la leggenda continua …

Voto:
voto: 2,5/5

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