Brady Blackburn, giovane cowboy del South Dakota, addestratore di cavalli selvaggi e campione dei rodei, riceve dai medici la notizia che non potrà più gareggiare a causa di una brutta caduta che ha reso necessario un delicato intervento alla testa. Fortemente provato dalla situazione, l'uomo si trova davanti a un difficile bivio esistenziale: continuare a fare ciò che ama, rischiando la vita, o dedicarsi alla sua famiglia, con la sorella autistica e il padre succube del vizio del gioco e dell'alcool. Straordinario western spirituale di Chloé Zhao sotto forma di ballata malinconica, epopea intimistica, a metà strada tra la fiction e il documentario, tra la biografia e l'elegia nostalgica. Un autentico gioiello cinematografico, poetico, evocativo e raffinato, purtroppo passato praticamente in sordina nel nostro paese. Chloé Zhao, regista cinese innamorata dell'America, ha incontrato il protagonista del film (il cui vero nome è Brady Jandreau) nella riserva indiana di Pine Ridge, dove lui è nato e cresciuto con la passione di cavalli e rodei. Profondamente colpita dalla storia, semplice ma potente, di questo ragazzo mezzo bianco e mezzo indiano Sioux, la regista ha deciso di raccontarla in un film, scegliendo attori non professionisti che interpretano sè stessi. Tra scenari naturali di struggente bellezza, la fierezza indomita dei nativi (ancora segnata dalle ferite del massacro) che riluce nell'animo dei moderni discendenti e le speranze disilluse dei reietti silenziosi reclusi ai margini del Sogno Americano, rivive, tra incanto e mestizia, lo spirito magico dei grandi miti del vecchio West. Rivive nei sogni, negli sguardi, nei racconti, nelle canzoni, nell'odissea quotidiana di vite disarcionate che cercano disperatamente di risalire in sella, nel rifiuto eroico di un modello di vita preconfezionato che un paese cinico, che non fa sconti e che non ha memoria, ti costringe ad accettare, in nome di una avvilente omologazione. Questo capolavoro di Chloé Zhao è una triste favola di anime perse e di spiriti erranti, di fantasmi di un antico passato che cercano il loro posto in un mondo bellissimo, crudele e distante. Privo di effettismi retorici, di ricatti sentimentali o di marcati accenti di denuncia, trova tutta la sua forza nella contemplazione, nell'evocazione, nella poesia di un quotidiano doloroso ma illuminato dai bagliori di miti ancestrali, avventurosi, intrisi di misticismo naturale . Il cuore del film è nel rapporto emblematico, profondo, viscerale, urgente e sensoriale tra Brady (l'uomo) e il cavallo (la natura e, attraverso essa, il retaggio spirituale dei suoi antenati, il respiro ancestrale dell'America, il "richiamo della foresta"). In questo vibrante western dell'anima non è più tempo di cavalcate ardimentose verso il tramonto o di grandi imprese, ma di riflessioni su come un microcosmo antico e nobile possa sopravvivere nel mondo contemporaneo, se non rimanendone ai margini. Senza strepiti e senza lacrime, ma solo con la potenza coerente di una sottile liricità, quest'opera è un atto d'amore, un omaggio accorato, una comunione di sensibilità, ma è anche un film profondamente politico sull'essenza immateriale della vecchia America e sul tramonto inesorabile del suo Sogno.
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